Vendite womenswear autunno-inverno 2017/2018

L'online, i saldi, i rapporti con le griffe: che fatica fare i buyer

Questo autunno-inverno Gucci è in cima alla classifica delle griffe più vendute dai buyer italiani,  intervistati dal sondaggio di Fashion. L’abbigliamento, ma anche gli accessori, contraddistinti dal logo della doppia G spopolano tra la clientela locale e anche straniera.

 

Per fare l’en plein manca solo l’online, dove Gucci è richiestissimo, ma non il best seller (superato da nomi come Moncler e Saint Laurent). Un esito che non è una sorpresa e rispecchia i dati diffusi da Kering, il gruppo di cui Gucci fa parte: la griffe nel 2017 ha incrementato le sue vendite nel canale wholesale del 34,7%.

 

La maggioranza dei negozianti fa i conti con una stagione appena conclusa, quell’autunno inverno 2017/2018, archiviata in linea con lo scorso anno. Ma il 37% dei quasi 60 titolari di multimarca al top sparsi in tutta Italia che hanno partecipato al nostro sondaggio ha registrato un giro d'affari in crescita, sia per quanto riguarda le vendite di abbigliamento sia per quel che concerne gli accessori.

 

Vale la regola, per tutti o quasi i nostri intervistati, che tra le quattro mura dei negozi fisici si è mediamente guadagnato meno rispetto all’e-commerce, che corre su due binari: il sito della singola insegna oppure i marketplace internazionali, tra cui spicca Farfetch.

 

Proprio la piattaforma online creata da José Neves, che ha appena stretto una partnership con il gruppo Chalhoub e che si prepara a sbarcare in Borsa a Wall Street, è diventata la vera croce e delizia di molti buyer.

 

 «Lavoriamo in esclusiva con loro - spiega Massimo Fiacchini dell’omonimo multimarca a Forte dei Marmi -. Ormai il 25% del nostro giro d’affari viaggia attraverso la loro piattaforma». «Con Farfetch si fanno molte vendite - ammette Coltorti - ma si perde anche molto, a causa delle commissioni alte».

 

Passando al tema dei saldi, anche questa stagione non è stata facile per i titolari dei multimarca. La maggior parte reputa anacronistici i saldi ufficiali, la cui performance, secondo oltre un terzo del panel, è in flessione rispetto allo scorso anno, a causa principalmente dei forti sconti (tra il 30% e il 40%) proposti costantemente online da molti marketplace e da altrettanti monomarca, specie a partire dal Black Friday a fine novembre.

 

«I saldi sono andati male - conferma Mario Dell’Oglio, titolare degli omonimi punti vendita a Palermo nonchè presidente di Camera Italiana Buyer Moda - perché si comincia troppo presto e alla fine il prodotto a prezzo pieno nei negozi ci sta sempre di meno. Ed è un peccato perché il mercato italiano è un po’ in crescita e andrebbe incoraggiato».

 

Non sono i titolari a scegliere la politica degli sconti: sono le grandi griffe a decidere se, come e quanto scontare la loro merce nei punti vendita diretta e a questo punto ai buyer multimarca non resta che adeguarsi.

 

«Sarebbe meglio che i grandi gruppi prendessero esempio da Gucci, che i saldi non li fa e vende ugualmente» è il punto di vista di Silvia Bini. In conclusione, anche se i multibrand arrivano a fatturare di più, tra gli sconti imposti, sia online che off-line, da iniziative come Black Friday e Single Day, le commissioni concesse a Farfetch e, per chi lo fa, i ribassi del parallelo, i margini sono sempre più sottili.

 

«Questo - conclude Dell’Oglio - è un problema tra noi buyer e le griffe, che dobbiamo affrontare e risolvere».

 

Il testo integrale  delle nostre "Carte in tavola" è pubblicato su Fashion in distribuzione in questi giorni

 

Nella foto, Gucci

 

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