A un anno dalle proteste

Galeries Lafayette: invasione di gilet gialli, «un atto simbolico»

Nel primo anniversario delle proteste, in una Parigi blindata, i gilet gialli invadono i grandi magazzini Galeries Lafayette presso il boulevard Haussmann.

Si è trattato di alcune decine di manifestanti, che domenica pomeriggio sono riusciti ad arrivare al primo piano del department store di lusso, con l’intento di agire contro «un luogo simbolo dell’iperconsumismo».

Un gesto preannunciato, che ha comportato l’evacuazione, senza incidenti, dei presenti e la chiusura delle Galeries Lafayette, già addobbate per le festività natalizie.

Quello del weekend è il 53esimo atto dei gilets jaunes, la cui crociata è partita il 17 novembre 2018. Il movimento, che non ha un vero e proprio leader, sembra essersi notevolmente ridimensionato.

Un anno fa erano quasi 300mila in strada in tutta la Francia, mentre sabato scorso il ministero degli Interni ne ha stimati 28mila, di cui 4.700 a Parigi, dai 39mila conteggiati dal movimento stesso.

Inoltre, secondo un sondaggio dell’istituto Elabe per Bfm Tv, pubblicato il 13 novembre, benché il 55% circa dei francesi approvi la mobilitazione, più di sei interpellati su 10 auspica l’arresto delle manifestazioni.

A scatenare le proteste un anno fa è stato l'aumento dei prezzi del carburante. In dicembre sono scattate misure d'urgenza, come il congelamento di alcune riforme e lo stanziamento di quasi 17 miliardi di euro, fra minori tasse e aumento di prestazioni sociali.

Non è bastato: in marzo, al 18esimo atto, le violenze hanno raggiunto un picco. Alle europee di maggio, però, il movimento è stato stoppato, raccogliendo alle urne meno dell'1% dei consensi. Ora si parla della possibile creazione di liste elettorali in vista delle comunali previste nel marzo 2020 e si ipotizza che Jacline Mouraud, portavoce dell’ala moderata, stia puntando alle presidenziali del 2022.

Al termine delle proteste di questo weekend il bilancio è di oltre 100 fermi a Parigi, 17 a Tolosa e otto a Bordeaux. Dall’inizio al giugno scorso, in base a un calcolo di Le Monde, sono state pronunciate oltre 3.100 condanne, di cui 400 al carcere.

e.f.
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