Accelera anche l’import

Tessitura italiana: l’export marcia a due cifre con Francia, Germania, Usa e Cina

La 35esima edizione di Milano Unica prende il via mentre il tessile italiano festeggia un aumento degli scambi con l’estero del 46%, a 816 milioni di euro. Almeno per quanto riguarda il periodo gennaio-marzo 2022, come emerge da un report di Confidustria Moda-Smi, dove si ricorda che nello stesso trimestre del 2021 il settore incassava un pesante -21% dell’export.

Allo stesso tempo le importazioni registrano un incremento ancora più spiccato, del 65,7% (dopo il -8,7% dello stesso quarter del 2021), trainato dalla Cina, che incide per il 31% sul totale importato. La bilancia commerciale dei tre mesi resta però con un saldo attivo pari a 292,3 milioni: oltre 50 milioni in più rispetto al primo trimestre 2021.

Da un confronto con il periodo gennaio-marzo 2019 l’aumento delle vendite all’estero risulta più contenuto, pari all’1,2%, a fronte di un +36,9% dell’import.

A livello di buyer esteri, è la componente extraeuropea a trainare le vendite con una crescita del 50,9% a 412 milioni di euro, mentre l’Ue a 27 Paesi ha fatto segnare un +41,7% a 404 milioni.

La Francia è il primo mercato (77 milioni di importazioni di tessuti italiani, +41,9%, vedi grafico in alto), seguita da Germania (70 milioni, +52,4%) e Romania (50 milioni, +38,8%). La Cina con Hong Kong è il primo mercato extra-Ue (68 milioni in totale, con un aumento oltre il 48%), davanti agli Stati Uniti (47 milioni, +62%).

Sul fronte merceologico il segmento più dinamico all’estero è quello dei tessuti lanieri (cardati e pettinati), grazie a un +85% rispetto al gennaio-marzo 2021. Anche seta e lino sono ripartiti (+51% e +47%), seguiti dal tessuto a maglia (+36%) e di cotone (+34%).

Tessuti a maglia e in lino hanno performato meglio anche rispetto ai livelli pre-Covid (+28% e +19% ciascuno). L’export di cotone (-2%) e di seta (-5%) ha recuperato molta parte del terreno perduto, mentre il laniero resta al di sotto del 21%. 

La tessitura nazionale viene da un 2021 in cui il fatturato è salito del 15% a 6,1 miliardi di euro (-30% la performance del 2020), mentre le esportazioni sono cresciute del 15,4% a 3,5 miliardi. Anche lo scorso anno l’import ha accelerato di più, raggiungendo quota 1,7 miliardi (+21,8%).

«Premessi i buoni risultati del primo trimestre del 2022 - osservano dall’Ufficio Studi di Confindustria Moda - per le aziende italiane della tessitura non mancano criticità legate all’incremento dei costi delle materie prime tessili e, non di meno, degli input energetici che incidono su attività produttive che impiegano impianti industriali come i telai. La ripartenza della domanda si scontra, quindi, con l’impennata dei costi, che porta le aziende ad affrontare un’ennesima sfida in grado di preservarne l’economicità nel breve e medio periodo».
e.f.
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