al centro caro energia e materie prime

Confindustria Moda: appello in sei punti al nuovo governo

Confindustria Moda fa appello al nuovo governo, affinché intervenga tempestivamente sulle criticità del momento. Nonostante il fatturato delle aziende del tessile, moda e accessorio nel primo semestre di quest'anno sia mediamente aumentato del 18,2% rispetto allo stesso periodo del 2021, spinto in particolare dalle esportazioni, il presente e il futuro sono ricchi di incognite.

Infatti il boom dei costi di energia e materie prime ha avuto un impatto dirompente sugli utili delle Pmi che costituiscono l'ossatura della filiera, al punto che molte rischiano la chiusura.

Eppure, come sottolinea il presidente di Confindustria Moda Ercole Botto Poala (nella foto), il desiderio di made in Italy nel mondo resta alto ed è anche per questo che la moda, intesa nel senso più ampio del termine, è la seconda industria italiana per importanza.

Urge quindi valorizzare questo patrimonio di eccellenza ed è da qui che nasce l'esortazione al nuovo esecutivo a fare presto. Sei i punti evidenziati dalla Federazione: il contrasto al caro-energia slegando il prezzo di quest'ultima da quello del gas, per il quale bisogna istituire un price cap; l'integrazione per gli stipendi dei dipendenti, estendendo al 2023 la possibilità per le imprese di erogare su base volontaria fino a 100 euro al mese aggiuntive alla normale retribuzione dei lavoratori, totalmente esenti da ritenute fiscali e contributive; l'internazionalizzazione, fornendo sostegni economici per la partecipazione delle realtà italiane del comparto alle manifestazioni worldwide e a quelle patrocinate dal sistema delle imprese, rafforzando il coordinamento tra Ice Agenzia e le associazioni nazionali di categoria per promuovere adeguatamente il made in Italy all'estero.

Inoltre, la digitalizzazione e la sostenibilità, tornando a finanziare il piano Industria 4.0 e Transizione 4.0; il credito di imposta per campionari e collezioni, mantenendo quanto già riconosciuto dal Mise, ossia l'equiparazione della ricerca e sviluppo di nuovi design e nuove collezioni di tessile, moda e accessorio a quelli dell'ambito tecnico-scientifico; infine la formazione, in modo da ridurre il gap tra il mondo del lavoro e l'offerta del sistema formativo, abbassando il livello di disoccupazione giovanile e diminuendo i fenomeni di dispersione scolastica.

«La sfida che abbiamo davanti - sottolinea Botto Poala - è sicuramente tra le più complesse mai viste. Il settore che rappresentiamo con tutte le associazioni confederate è una risorsa che deve essere valorizzata, per poter garantire la crescita economica di tutto il sistema Paese nei prossimi anni».

«Da Nord a Sud - conclude il presidente - i nostri distretti ricoprono tutto lo stivale. Se messi nelle giuste condizioni, saremo un motore per lo sviluppo inclusivo del Paese nella sua interezza». 

Di oggi, 12 ottobre, la notizia che Confindustria Moda, Rete Tam (Rete Nazionale degli Istituti dei settori Tessile, Abbigliamento e Moda) e Unioncamere (ente pubblico che rappresenta il sistema camerale italiano) hanno firmato a Roma due accordi di collaborazione della durata di tre anni, con l'obiettivo di contribuire alla realizzazione e diffusione di esperienze di formazione e orientamento al lavoro nelle professioni dei comparti di riferimento.

Confindustria Moda riunisce le associazioni Smi-Sistema Moda Italia, Assocalzaturifici, Assopellettieri, Aip-Associazione Italiana Pellicceria, Anfao-Associazione Nazionale Fabbricanti Articoli Ottici, Federorafi e Unic-Concerie Italiane.


a.b.
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