Allarme caro energia

Mentre Luxottica chiede lavoro extra, per il settore moda l'atmosfera è pesante: «Così non si resiste a lungo» è lo sfogo di Tamborini

In un momento in cui crescono i timori di rischio chiusura per diverse fabbriche a causa del caro energia, Luxottica va in controtendenza e, per far fronte alla crescente domanda di mercato, propone ai dipendenti dello stabilimento di Agordo due sabati di lavoro straordinario da svolgere volontariamente nel mese di settembre.

La notizia è arrivata ieri, nel giorno di riapertura di molte aziende: in base agli accordi sindacali, le retribuzioni aggiuntive dei dipendenti della realtà di Agordo potranno incrementare del 100% rispetto all'importo base.

Una situazione appunto in contrasto con la situazione generale in cui si trovano le imprese di diversi settori (i più colpiti sono cartiere, acciaierie e fonderie), che a causa dei prezzi dell’energia alle stelle temono di dover rallentare, se non stoppare, le produzioni.

Un allarme che preoccupa anche gli industriali del settore del tessile-moda, come dimostra l'intervista rilasciata oggi su corriere.it da Sergio Tamborini, a.d. di Ratti e presidente di Sistema Moda Italia, fa sentire la sua voce, mostrando bollette balzate dell'871%, da 59mila a 483mila euro, a causa degli incrementi dei prezzi di energia e metano, a parità di consumi con il luglio-agosto 2021. «Per il monte del tessile - ribadisce Tamborini - la situazione è drammatica. Questi aumenti portano a erodere margini già non alti e proiettano le imprese tessili verso un livello di perdita».

Come sottolinea il numero uno di Smi, sono al vaglio del settore le ipotesi più disparate, da lavorare quattro giorni invece di cinque, a operare a ciclo completo anziché interromperlo. C'è chi sta pensando di riattivare le caldaie a gasolio. «Prato è sotto torchio, ma la situazione è critica per l'intero tessile-abbigliamento, che occupa 350mila-400mila persone».

Secondo Tamborini «potrebbero essere in discussione percentuali importanti, double digit, di questa forza lavoro. Lo Stato deve intervenire con sussidi, soprattutto per le realtà meno strutturate e più piccole».

«Ci troviamo in una condizione significativamente difficile - conclude - e credo che nell'ultimo trimestre ci saranno rischi di chiusure. In questa condizione non si resiste per tanto tempo, per cui occorre che le misure siano rapidissime. Se le aziende ritoccano i costi verso l'alto, la conseguenza è una riduzione dei consumi, da cui può scaturire un problema occupazionale».

Timori condivisi da tutti gli impreditori della filiera: non più tardi di ieri il presidente della sezione Sistema Moda di Confindustria Toscana Nord, Maurizio Sarti, si è fatto portavoce delle preoccupazioni e delle difficoltà che stanno vivendo gli imprenditori del settore tessile pratese, visto che tra le oltre 2.500 imprese del distretto, si legge in una nota, ben il 76% sono energivore. «ll rischio - dice Sarti - è andare fuori mercato e vedere i clienti rivolgersi altrove.

La situazione del distretto toscano, dove gli imprenditori lamentano rincari in bolletta fino a cinque-sei volte rispetto al 2019, rispecchia quella di molte altre realtà del tessile-moda, che si trovano ad affrontare la stessa crisi legata al caro bollette.

«Il tessile - aggiunge l'imprenditore pratese - è destinato a essere fra i primi a scontare gli effetti dell'inflazione e di un prevedibile calo di domanda interna e internazionale». «Abbiamo bisogno di risposte immediate - conclude - anche perché una caratteristica propria del tessile è la stagionalità: se perdiamo opportunità di mercato in determinati momenti dell'anno, poi quegli ordini non arrivano più».


an.bi.
stats