All'insegna della responsabilità

Lvmh tutela i coccodrilli con nuove regole per gli allevatori

In un momento in cui i consumatori si informano sempre più a proposito della tracciabilità dei capi, Lvmh ha stabilito uno standard per l'allevamento di coccodrilli e lo ha applicato in tre fattorie che forniscono un'industria conciaria di proprietà del gruppo, di stanza a Singapore.

 

«Abbiamo deciso di stabilire un nuovo quadro di riferimento, perché le regole dell'industria ci sono sembrate insoddisfacenti», ha spiegato a wwd.com Jean Baptiste Voisin, strategy director del gruppo.

 

Elaborate e validate da Nsf International, un ente ci certificazione di prodotto indipendente con sede a New York, le nuove disposizioni sono state stabilite con il fine di preservare le specie, il benessere degli animali, le condizioni di lavoro e la protezione dell'ambiente, secondo quanto riferisce Lvmh. Norme che vanno a rafforzare i requisiti di tracciabilità già in essere per le concerie.

 

Il gruppo francese ha rilevato la conceria Heng Long di Singapore nel 2011 e progetta di applicare gli standard ai 20 allevatori fornitori di pelle di coccodrillo entro il 2020. Realtà che si trovano in Australia, Zambia, Zimbabwe, Kenya, Stati Uniti e Filippine.

 

I canoni stabiliti da Lvmh per l'allevamento di coccodrilli sono parte del programma di approvvigionamento di animali, che sarà reso pubblico più in avanti nell'anno.

 

A proposito di tutela degli animali, lo scorso dicembre Chanel ha annunciato che non userà più pelli di squalo, coccodrillo, serpente e altri rettili nelle proprie creazioni. Una decisione nata dalle difficoltà incontrate dal marchio nel garantire etica e tracciabilità di queste materie prime.

 

Nella foto, il portadocumenti Voyage di Louis Vuitton in pelle di coccodrillo

c.me.
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