Altagamma-Bain Luxury Market Monitor

Lusso (beni personali): un mercato da 540-580 miliardi di euro nel 2030

Il mercato globale del lusso si avvia a chiudere il 2022 con un valore di 1.400 miliardi di euro, in aumento del 21% rispetto al 2021. I beni personali, che includono abbigliamento e accessori, dovrebbero registrare un +22% a 353 miliardi, in base all’Altagamma-Bain Worldwide Luxury Market Monitor 2022, presentato in mattinata a Milano all’Osservatorio Altagamma 2022.

«Dopo il forte rimbalzo successivo allo scoppio della pandemia, il settore ha completato il percorso di ripresa, registrando un record storico a livello mondiale. In questo scenario i marchi italiani continuano a eccellere, malgrado un contesto congiunturale caratterizzato da una forte incertezza e da numerose sfide», ha commentato Matteo Lunelli, presidente di Altagamma, auspicando la protezione e la crescita dei “campioni nazionali” e delle filiere produttive di eccellenza.

Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made In Italy presente all’appuntamento milanese, ha riconosciuto il ruolo del made in Italy di eccellenza quale fiore all’occhiello del nostro manifatturiero. «Ci sono ancora grandi spazi di crescita - ha detto -. Per questo intendiamo operare congiuntamente con corpi intermedi e associazioni, in modo da consolidare i fondamentali della nostra industria di eccellenza, sostenerla nello sviluppo e promuoverla in tutto il mondo».

In generale l’outlook per i beni personali di lusso è positivo. Stando al monitor di Altagamma-Bain il segmento dovrebbe raggiungere un valore fra 360 e 380 miliardi di euro l’anno prossimo, corrispondenti a una crescita sul 2022 tra il 2% e l’8%.

L’incremento minore corrisponde a uno scenario “realistico”, in cui la crescita sarà colpita da una recessione nei mercati maturi e da una lenta ripresa in Cina, con consumi sotto i livelli del 2021.

Nello scenario “migliore” il settore dovrebbe beneficiare della ripresa in Cina già nella prima metà del 2023 e del proseguimento della crescita positiva in Europa e Usa, dove la confidenza al consumo di lusso sarà solo marginalmente impattata da un potenziale scenario di recessione.

Come puntualizza il report, la possibile recessione sarà diversa da quella del 2008-2009. Il 2023 sarà infatti dominato dall’iper-inflazione e dalle ricadute cross-industry su scala globale, mentre la precedente crisi fu finanziaria, innescata dai mercati del credito e delle azioni, su scala internazionale ma non globale. Stavolta il mercato del lusso avrebbe una base di consumatori più ampia e più concentrata e le aziende sarebbero più customer-centric, con a disposizione più punti di contatto con i loro clienti.     

Per il 2030 l’Altagamma-Bain Worldwide Luxury Market Monitor 2022 prevede che il mercato dei beni personali di lusso arrivi a 540-580 miliardi di euro, nell’ipotesi che il cagr tra il 2022 e il 2023 sia fra il 5% e il 7%.

Fra otto anni il peso dei diversi canali cambierà a favore dell’e-commerce, che dovrebbe rappresentare il 32-34% delle vendite, dal 21% previsto per il 2022. Per i monomarca è stimata una quota del 30-32% del mercato, dal precedente 34%.

Gli outlet sono visti in discesa all’8-10%, dal precedente 12%, mentre gli specialty store dovrebbero calare dal 15% al 10-12%. In contrazione anche i department store, dal 15% all’11-13%, mentre il peso del travel retail potrebbe portarsi dal 3% al 4-6%.

Tra il 2023 e il 2030 è previsto che il contributo delle nuove generazioni, Alfa e Z, progredirà in modo tre volte più veloce rispetto a quello delle altre generazioni, arrivando a coprire un terzo delle vendite.

Si ipotizza che la base di consumatori del mercato del lusso salga dai 400 milioni del 2022 a 500 milioni entro il 2030, con le fasce più alte (high-end e top) in espansione, sempre alla ricerca di prodotti ed esperienze unici.

Tra i mercati non sono escluse sorprese positive da India e Paesi emergenti del Sud-Est asiatico e dell’Africa, che si stanno mettendo in luce in termini di crescita e potenziale, pur mancando ancora le infrastrutture indispensabili per un’espansione in loco.

«La nuova ondata che sta interessando l’industria del lusso, e che sta plasmando nuovi trend, richiederà un'evoluzione delle aziende del comparto, che dovranno lavorare sul proprio adattamento all’incertezza e focalizzarsi sulla creatività in tutte le aree del business», hanno commentato Claudia D’Arpizio e Federica Levato, senior partner di Bain & Company e autrici dello studio.

Guardando al 2030, «per i brand del lusso sarà fondamentale far leva sull’avanguardia culturale e sull’eccellenza che da sempre li contraddistingue, applicata a nuovi campi. Proprio come nel loro dna e nelle recenti evoluzioni, con prodotti altamente creativi e attenzione al consumatore, allo stesso modo ora, per superare le sfide che li attendono, le aziende del lusso dovranno indirizzare gli investimenti dove si concentrano le opportunità: Esg, catena della creatività, tecnologia e dati. La loro crescita non potrà che dipendere da questi driver ad alto potenziale».
e.f.
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