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Sistema Moda Italia: tessile-moda avanti con moderazione nei primi sei mesi

Secondo le stime di Sistema Moda Italia (Smi) in collaborazione con la Liuc di Castellanza (Varese), il tessile-moda italiano dovrebbe archiviare il 2015 con un turnover di 52,6 miliardi di euro, guadagnando circa 570 milioni rispetto al consuntivo 2014 (+1,1%). Nel primo semestre il giro d'affari è valutato in aumento del 2,2%.

 

In base alle elaborazioni messe a punto da Smi insieme a Massimo Serati, associato di Politica Economica presso l'Università Carlo Cattaneo-Liuc, il monte della filiera archivierebbe il 2015 all'insegna di una sostanziale stabilità (+0,1% sul 2014), mentre a valle non si andrebbe al di là di un +2%, in rallentamento a confronto con il +2,8% del 2014.

 

Passando ai primi sei mesi 2016, «si assiste a una prosecuzione del trend favorevole, pur su ritmi moderati». Si parla di un incremento del fatturato nell'ordine del +2,2%, con un +1% per il tessile e un +2,9% per l'abbigliamento-moda.

 

Si prevede per l'export complessivo un rialzo del 2,9% (nel gennaio-giugno 2015 non si è andati oltre un +2,3%), mentre l'import potrebbe portarsi avanti di 5 punti percentuali (+7,5% sempre nel gennaio-giugno 2015), con un saldo commerciale in lieve assottigliamento (-2,1% circa).

 

Grazie alla componente business to business e a una frenata del calo del sell out, il consumo apparente invertirebbe il trend riportandosi, seppur debolmente, in area positiva (+0,8%).

 

Per quanto riguarda le aziende e i livelli occupazionali, si entrerebbe in una fase di assestamento, con un -0,2% di imprese e un -0,1% di addetti.

 

Nel 2015, anno funestato da turbolenze economiche e politiche, il valore delle esportazioni ha raggiunto 29,1 miliardi di euro (+2,1%): una performance significativa, considerata la gran quantità di fattori negativi, tra cui l'indebolimento delle dinamiche nei Paesi emergenti, molto più consistente del previsto, il ridimensionamento del vantaggio competitivo legato all'euro debole, a seguito delle svalutazioni operate da altre nazioni (in primis la Cina), e una debole crescita nell'Unione Europea.

 

Sempre a proposito dell'export, i due macro-comparti che costituiscono la spina dorsale del nostro sistema moda hanno viaggiato praticamente di pari passo: il tessile chiudendo a +1,9% e l'abbigliamento a +2,1%, con il 55% del totale esportato coperto dall'Ue (+2,5%) e un 45% dall'extra Ue (+1,6%).

 

A trainare il business nel Vecchio Continente sono stati il Regno Unito (+10,5%) e la Spagna (+7,5%), mentre la Germania non ha superato un +1,1% e la Francia è arretrata dell'1,8%.

 

Riflettori puntati sulla Russia: è noto che il 2015 è stato disastroso per il nostro business su questo territorio (-31,2%), ma nel 2016 si aprono segnali di schiarita, con la prospettiva di riportarsi sui livelli del 2014.

 

Gli Usa, terzo mercato di sbocco per il made in Italy (e primo non-Ue) nell'anno passato, con un +17,3%, sono probabilmente destinati quest'anno a mantenersi in crescita double digit.

 

Dopo aver portato a casa nel 2015 un +13,1% e un +10% a Hong Kong e in Cina, le nostre aziende dovranno lievemente ridimensionare le proprie aspettative su queste due aree nei prossimi mesi, pur potendo contare su un andamento positivo.

 

Alla voce importazioni, nello scorso fiscal year la variazione tendenziale è stata del +5,4%, per un valore di 20,3 miliardi di euro.

 

«L'effetto combinato dei flussi commerciali in uscita e in ingresso da/nel nostro Paese - concludono gli esperti di Smi - ha determinato un assottigliamento del surplus con l'estero. Il saldo passa infatti a 8,7 miliardi di euro, con una flessione di 456 milioni in termini assoluti» (nella foto, Giorgio Armani per l'autunno-inverno 2016/2017).

 

 

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