Analisi/Cushman & Wakefield

Real estate al rallenty nel primo semestre, ma il resto del 2018 sarà più dinamico

Il volume degli investimenti nel settore immobiliare in Italia nel primo semestre 2018 ha toccato i 3,3 miliardi di euro, segnando una diminuzione del 40% rispetto allo stesso periodo del 2017 (anno record per l’Italia). Ma Cushman & Wakefield rassicura: i volumi restano superiori alla media decennale e la seconda parte dell’anno sarà più dinamica.

Gli ultimi dati forniti dalla società di consulenza immobiliare confermano che il retail - che continua a rappresentare il principale settore di attività de mercato real estate, rappresentando il 35% del valore delle transazioni totali - è ancora un target per gli investitori, con particolare riferimento a centri commerciali (55% del volume retail) e High Street (30%).

Circa il 60% delle transazioni registrate nel primo semestre è rappresentato da portfoli immobiliari (ovvero operazioni che coinvolgono più di un singolo immobile).

«Si possono evidenziare alcuni trend - commenta Joachim Sandberg (nella foto), head of Italy and Southern Europe Region di Cushman & Wakefield - che hanno caratterizzato il primo semestre: i capitali internazionali continuano a rappresentare la componente principale degli investimenti (circa 65%), ma l’attività degli investitori domestici (35%) è in aumento rispetto al 2017».

Per quanto riguarda il segmento delle high street, le città principali si confermano Milano, Roma, Venezia, Firenze e in minor misura anche Torino, dove l’interesse degli investitori è alimentato dalla dinamicità del mercato delle locazioni e dal trend positivo dei canoni, sostenuti dai flussi turistici che caratterizzano queste città.

Per quanto riguarda il segmento out of town, il mercato è sempre più polarizzato, con una domanda crescente per i centri riconosciuti come “retail destination”, mentre soffrono i prodotti secondari.

Milano rimane più resiliente rispetto ad altri mercati italiani, confermandosi come “gateway city” in Europa, in grado di competere con gli altri mercati europei e attrarre un numero crescente di investitori e corporate, nonostante l’attuale situazione di incertezza politica.

«Sicuramente - sottolinea Carlo Vanini, head of capital markets di Cushman & Wakefield in Italia - il rischio legato al Paese è aumentato rispetto all’inizio del 2018 ed è ormai certo che nel 2019 la Banca Centrale Europea interromperà il lungo periodo di politica monetaria espansiva. Come effetto dell’aumento dello spread, i costi di finanziamento sono già cresciuti e gli investitori sono più cauti, soprattutto quelli internazionali, ma le opportunità che l’Italia offre rimangono elevate».

«Il driver principale per l’investimento immobiliare - conclude - rimane il contesto economico del Paese, per il quale è previsto un andamento positivo nel 2018. È pertanto prevedibile che la crescita degli investimenti immobiliari prosegua in linea con il trend degli ultimi anni, pur se in modo più cauto e a ritmi meno sostenuti, con un’attenzione sempre maggiore ai fondamentali e all’evolversi della situazione politica».

an.bi.
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