analisi di aifi e pwc italia-deals

Private equity e venture capital: nel 2020 aumenta la raccolta ma calano gli investimenti

Una crescita del 32% nella raccolta sul mercato, pari a 2.072 milioni di euro, ma un calo del 9% del capitale investito, che si è ridotto da 7.223 a 6.597 milioni: queste le conclusioni di Aifi (Associazione Italiana del Private Equity, Venture Capital e Private Debt), in collaborazione con PwC Italia-Deals sul mercato italiano del capitale di rischio nel 2020.

Gli operatori che l'anno scorso hanno svolto attività di fundraising sul mercato sono stati 26, con una componente domestica del 90% e un 28% della raccolta derivante da investitori individuali e family office. In seconda posizione le assicurazioni (27%) e in terza i fondi di fondi istituzionali (16%), per finire con i fondi pensione e casse di previdenza (12%).

Da notare che, se l'ammontare investito è diminuito del 9%, escludendo dalle analisi le infrastrutture la contrazione è più marcata (-21%), totalizzando 6.713 milioni di euro.

In complesso, le operazioni con equity versato compreso tra i 150 e i 300 milioni di euro sono state due, contro sei oltre i 300 milioni, per una cifra di 3.463 milioni, il 53% del totale.

In aumento il numero delle operazioni (471, +27%), trainato dall'attività di venture capital. In generale, il 2020 è stato caratterizzato da un incremento significativo dell'early stage (seed, start up e later stage), sia per numero di investimenti (306, il 65% del totale, in crescita dell'82%), sia per ammontare (378 milioni di euro, +40%).

Il buyout, pari a 4.370 milioni investiti, ha riguardato il 66% dell'ammontare, in calo del 14% sul 2019, ed è stato distribuito su 94 operazioni (-24%). In flessione le operazioni di expansion, in tutto 40 (-17%), con 354 milioni investiti (-61%).

Alla voce disinvestimenti sono state 81 le dismissioni (-39%), per un controvalore al costo di 1.594 milioni di euro (-28%).

«Nell'anno della pandemia - spiega Innocenzo Cipolletta, presidente di Aifi - il mercato del private equity italiano ha tenuto, con una raccolta che si è incrementata anche grazie al maggiore apporto dei privati. Cresce il comparto delle infrastrutture, grande obiettivo per il rilancio del Paese e c'è da rilevare che nel 2020 oltre il 50% degli investimenti ha riguardato imprese che per la prima volta si sono aperte a un private equity».

Il rovescio della medaglia, secondo Cipolletta, è che l'expansion, che ora servirebbe per supportare la tenuta delle imprese, è crollata. «Occorre investire sui fondi di turnaround - conclude il presidente di Aifi - che potrebbero permettere a molte aziende di non chiudere e, anzi, di ripartire con una nuova governance e nuovi obiettivi, tornando sul mercato più forti e strutturate».

Come fa notare Francesco Giordano, partner di PwC Italia-Deals, «dopo un primo semestre particolarmente impattato dalla pandemia, nella seconda parte dell'anno si è vista una forte ripresa, con investimenti in linea con lo stesso periodo del 2019. Il trend è molto positivo, segno che dopo il primo periodo di adattamento gli operatori di private equity hanno ripreso la loro attività a pieno ritmo».

A livello settoriale, la pole position nel 2020 per numero di investimenti è andata all'Ict, con il 33% delle operazioni totali. Il 38% del numero di operazioni ha riguardato realtà ad alto contenuto tecnologico: un valore che sale al 53% se si esamina solo il settore dell'early stage.

Il maggior numero di operazioni si è concentrato in Lombardia (37%), seguita a molta distanza (9%) dalla Campania. Considerando nello specifico il numero di investimenti di early stage in Italia, il Nord ne ha attratti per il 55%, contro il 30% di Sud e isole e il 15% del Centro.

Un ultimo sguardo all'ammontare dei disinvestimenti, che al costo di acquisto delle partecipazioni sono stati di 1.594 milioni di euro (-28%), con 81 exit (-39%). Il canale più utilizzato in quest'ambito è stata la vendita a un altro operatore del private equity (876 milioni di euro, con un peso del 55% sul totale disinvestito). Se si ragiona per numero di operazioni, la vendita a soggetti industriali ha rappresentato il canale di exit principale, con 35 exit (43%).


A cura della redazione
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