analisi di Pwc e Fondazione Edison

Moda italiana: grandi brand in ripresa nel 2021 e nel 2023 ricavi oltre gli 83 miliardi

Una moda italiana resiliente e, soprattutto per quanto riguarda i grandi brand, lanciata verso la ripartenza: questo il quadro emerso da un'analisi presentata in occasione di Pitti Uomo dall'Ufficio Studi PwC e da Fondazione Edison, presentata ieri 10 gennaio al Polimoda-Manifattura Tabacchi di Firenze e intitolata La ripresa della moda passa da Pitti.

Il primo dato significativo è che nel 2021, seppur ancora complesso, le aziende del settore hanno rialzato la testa. Dopo un primo trimestre in cui il fatturato è stato in linea con quello dello stesso periodo del 2020, con un lievissimo cedimento (-0,3%), nel secondo quarter si è verificato un deciso rimbalzo (+63,9%), determinante per la chiusura del primo semestre (+24%), ma ancora non sufficiente per colmare il gap con il secondo trimestre del 2019 (-15%).

Secondo le previsioni dell'Ufficio Studi PwC Italia i ricavi delle imprese moda del nostro Paese si attesteranno a 78 miliardi di euro, anche se per superare i livelli pre-pandemia si dovrà aspettare il 2023, quando le vendite stimate saranno di 81,3 miliardi.

Le criticità, soprattutto sul fronte interno, sono ancora forti. Mentre Omicron non allenta la sua morsa, brand e negozi continuano a scontare la mancanza di turisti. Sull'altro piatto della bilancia c'è il raddoppio dello shopping di lusso sui mercati locali, a partire dalla Cina.

In base ai dati di Cnmi, nei primi cinque mesi del 2021 le esportazioni della moda italiana sono cresciute del 27,6% e, in particolare, del 34,3% verso le nazioni extraeuropee, con un incremento prossimo al raddoppio (+93,9%) nel Paese di Xi Jingping.

Tutti i fronti di sbocco del fashion made in Italy, tranne il Regno Unito, hanno registrato aumenti dei flussi commerciali oltre il +10%, con performance particolarmente soddisfacenti per quanto concerne Francia (+35%), Isa (+31,9%) e Corea (+27,8%).

Cambia l'identikit del cliente tipo, che soprattutto in Cina non è più la persona matura ma il Millennial o l'appartenente alla Gen Z, più propenso all'acquisto digitale e via mobile.

A questo proposito, il Monitor for Circular Fashion di Sda Bocconi e PwC ribadisce la necessità, anche per le Pmi, di investire nei nuovi modelli distributivi e in strategie di digital marketing. Del resto, anche in Italia nel 2021 il 31% dei consumatori di età compresa tra i 16 e i 74 anni ha comprato prodotti online (dati Eurostat), contro una media europea ancora più alta (56%).

Lo smart working, inoltre, ha portato una piccola-grande rivoluzione nei guardaroba delle persone: meno abiti formali (un comparto che deve reinventarsi) e più capi comodi. Non a caso, come fa notare PwC, il 27% dei consumatori che lavorano da casa manifesta anche per il futuro una più accentuata propensione verso indumenti e attrezzature sportivi.

Non ultima, la sostenibilità: il 55% di un panel analizzato dalla Global Consumer Insight Pulse Survey di PwC conferma di privilegiare aziende che tutelino in pianeta, mentre il 54% apprezza gli imballaggi eco-friendly. Si è disposti anche a pagare di più per prodotti amici della salute, sia online che instore.

«La sostenibilità - sottolinea Erika Andreetta, consumer markets consulting leader di PwC Italia - non è una tendenza di breve periodo: a partire dal primo gennaio 2022 la raccolta differenziata dei rifiuti tessili è diventata obbligatoria in Italia e fenomeni come il second hand e il resale, ma anche l'introduzione di modalità di smaltimento e riciclo dei tessuti sempre più efficaci, saranno al centro dei modelli operativi e di business delle nostre imprese».

«I brand dovranno ragionare non più in base al numero di capi venduti, ma al numero di volte che sono utilizzati, per estenderne il ciclo di vita e facilitarne lo smaltimento», aggiunge Andreetta.

Al di là di tutto questo, una certezza è che l'abbigliamento-moda è un pilastro del made in Italy, anche perché comprende settori come la valigeria, l'oreficeria, gli occhiali, il beauty e i profumi.

Rappresenta, secondo PwC e Fondazione Edison, circa il 12% dell'intero settore manifatturiero nazionale in termini di valore aggiunto e il 14% relativamente all'occupazione. Conta inoltre su un surplus commerciale con l'estero superiore ai 30 miliardi di euro.

Sono 361 su 870 i prodotti per i quali la Penisola si trova ai primi cinque posti nel mondo per saldo commerciale con l'estero, per un controvalore di 42,7 miliardi di euro, secondo l'indice delle eccellenze competitive elaborato dalla Fondazione Edison (dati 2019).

«Le 4A del made in Italy, di cui l'abbigliamento-moda è un caposaldo - conclude Marco Fortis, direttore della Fondazione Edison - sono un motore della nostra economia. Il tessuto imprenditoriale ha resistito tenacemente alla dura crisi dettata dalla pandemia e dimostrato buone capacità di ripresa. Nonostante le criticità, il contributo del settore al Pil nazionale, all'occupazione manifatturiera e al surplus commerciale è strutturalmente solido e vitale per consolidare la svolta, anche tramite le attività produttive dell'indotto».




a.b.
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