Appello alla commissione Ue

Unic: «Necessario limitare l’export di pelli grezze europee al di fuori dell’Ue»

«Stiamo valutando di richiedere alla Commissione Europea di porre in essere limitazioni all’export di pelli grezze e semilavorate europee al di fuori dei confini comunitari. Si tratterebbe di un’iniziativa di supporto fondamentale per le concerie europee, al fine di fronteggiare una situazione estremamente critica sul fronte degli acquisti»: questo l’appello di Unic (Unione Nazionale Industria Conciaria) di fronte alla crisi generata dal conflitto Russia-Ucraina.

Una proposta nata anche dalla constatazione che i principali concorrenti extra Ue (asiatici e sudamericani) attivi nel settore hanno una maggiore disponibilità di materia prima e si avvantaggeranno commercialmente delle conseguenze economiche della guerra.

Come informa Unic, l’interscambio di pelli tra l’Italia e i Paesi coinvolti nel conflitto (che comprendono la Bielorussia) si concentra soprattutto sull’acquisto italiano di materia prima conciaria, ossia pelli grezze e semilavorate.

Se l’intescambio complessivo è di circa 80 milioni di euro, l’import italiano conta per circa il 70% del totale. Per le realtà attive nel settore all’interno del nostro Paese l’approvvigionamento estero di materia prima è di vitale importanza, incidendo per oltre il 90% del fabbisogno, visto che da noi non ci sono molti allevamenti.

Tra i principali fornitori di pelli semilavorate alle concerie italiane l’Ucraina si posiziona al decimo posto, mentre l’export di pelli conciate made in Italy verso l’area interessata dalla crisi vale solo l’1% del totale.

Esiste anche un danno indiretto sofferto dalle nostre concerie, legato all’export italiano di beni in pelle (calzature, pelletteria, arredo imbottito, abbigliamento in pelle) verso i Paesi coinvolti: tali articoli sono infatti spesso prodotti con pelli italiane e le conseguenze di eventuali mancate vendite si ripercuotono sulle richieste di pelli nazionali.

Dall’esclusione delle materie prime conciarie russe, ucraine e bielorusse dai nostri approvvigionamenti scaturiranno ulteriori spinte al rialzo dei prezzi, in una situazione in cui i costi delle commodity hanno già subito pesantissimi aumenti negli ultimi mesi.

A cura della redazione
stats