Ascobaires/Gabriel Meghnagi

Vetrine chiuse in Buenos Aires? «Un normale turnover»

Alcune saracinesche abbassate, nuovi brand che tardano ad arrivare: c'è crisi in corso Buenos Aires a Milano? «Gli affari vanno bene, anche grazie allo shopping degli stranieri. Le chiusure rientrano nell'ambito di un normale avvicendamento e presto tutte le pedine saranno al loro posto» rassicura Gabriel Meghnagi, presidente dell'associazione di via Ascobaires, che elenca a fashionmagazine.it i nuovi inquilini. «Ma le proprietà devono fare attenzione con i rialzi eccessivi dei canoni. E speriamo che non passi la legge sulle chiusure domenicali».

 

«Inattivo da un paio di anni, il negozio all'angolo di via San Gregorio, dove c'era in precedenza H&M, è stato finalmente affittato a un gruppo della calzatura ancora top secret», rivela Meghnagi, che oltre al ruolo di presidente di Ascobaires e di Corso Vittorio Emanuele District, è consigliere di Unione Confcommercio e incaricato di presiedere la rete associativa delle vie milanesi.

 

Al posto di Nyx - snocciola Meghnagi, inaugurerà Liu Jo Uomo, Bialetti ha ceduto il posto alla nuova compagnia telefonica Iliad, Marilena ha fatto spazio alla catena portoghese di borse e accessori Parfois e la farmacia all'angolo con via Secchi ha passato il testimone ad Hawaianas. New entry anche vicino alla farmacia Formaggia, all'altezza di Porta Venezia, dove apre Bags, mentre già da tempo la chiusura di Vergelio è stata tamponata con l'opening di D-Mail.

 

All'altezza di Lima la profumeria Gardenia ha lasciato spazio a Lama Optical, mentre al civico 64 il precedente negozio di ottica è stato sostituito da Go Carpisa. Più avanti, dove c'era Bershka, è arrivato Pittarello.

 

Intanto si attende la riapertura delle Corti di Baires, in capo all'operatore inglese Meyer Bergman: «I lavori sono iniziati, ma ci vorranno un paio di anni prima del completamento, al termine del quale saranno pronte cinque unità immobiliari molto grandi, articolate su tre livelli (-1, piano terra e primo piano)».

 

Insomma, lo scacchiere è quasi completo, a parte un paio di incognite. Si tratta dello store lasciato libero da Puma un paio di mesi fa e dei locali che per tanto tempo hanno ospitato Prénatal. Come spiega Meghnagi, «la chiusura di Puma è stata voluta dalla proprietà, che non ha voluto rinnovare il contratto, forse nella speranza di un balzo nel canone, e quella di Prenatal è stata conseguente all'acquisto dell'immobile da parte di un fondo, che sicuramente rialzerà sensibilmente l'affitto».

 

«Le proprietà - prosegue Gabriel Meghnagi - dovrebbero limitarsi con le richieste, perché in questo modo allontanano i potenziali inquilini. Anche per questo motivo i locali un tempo occupati da H&M hanno impiegato del tempo per trovare nuovi occupanti».

 

La cosa che preoccupa Meghnagi sono le chiusure domenicali: «Se passa la proposta di legge Milano si desertificherà, perché la gente andrà al FoxTown di Mendrisio a fare shopping. A parte le sei giornate canoniche di festività, in cui è giusto tenere chiusi i negozi, nelle altre domeniche le vetrine devono rimanere aperte».

 

«E poi - prosegue - come si fa a dire che i commessi hanno diritto di stare a casa la domenica? E allora i camerieri e le persone che lavorano nei cinema o nei bar? Si vuole discriminare solo una categoria. Se pensiamo che la domenica sono 6mila le persone che lavorano nei 350 negozi di Buenos Aires, la deduzione è logica, con tutto quello che ne consegue: i posti di lavoro caleranno e non lavoreranno taxi e albergatori. Non dimentichiamo che a Milano molto dello shopping viene fatto dai turisti».

c.me.
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