assopellettieri fa il punto sul settore

Pelletteria italiana: dopo un 2020 da incubo, anche il 2021 parte male

Come ci si aspettava, anche la pelletteria ha subito pesantemente nel 2020 le ripercussioni del covid: come sottolinea Assopellettieri, sono crollati produzione industriale e fatturato, registrando flessioni superiori a un terzo rispetto ai livelli raggiunti nel 2019.

Si stima che l'export del settore abbia ceduto 2,7 miliardi di euro, azzerando la forte espansione del biennio precedente. Quanto alle vendite al dettaglio in Italia, sono arretrate di quasi il 25%, con un crollo del 45,5% a novembre e un -14,4% a dicembre.

Gli unici mercati con segno più dell'annus horribilis sono stati la Corea del Sud (+2,6% in valore nei primi 11 mesi, ma con una contrazione in volume), la Polonia (+2,3%) e Taiwan (+0,3%). La Corea, in particolare, è divenuta la terza destinazione in valore dei nostri prodotti: da notare che nei tre anni antecedenti la pandemia era cresciuta del 77% sempre in valore. Limitate a un -1,4% le perdite in Cina, grazie a un deciso recupero negli ultimi mesi dell'anno.

Tra le aree più in difficoltà l'Unione Europea (-22% in valore), gli Emirati (-28%), il Regno Unito (-23,5%) e la Russia (-19%). Meno grave la situazione nel Far East (-13%), ma con un crollo di Singapore (-46%) e un -31% a Hong Kong.

L'import è sceso del 21% in valore, con un -35,4% del nostro primo fornitore, la Cina. Ridotto complessivamente del 28,6% il saldo commerciale, con 4,9 miliardi di euro di surplus (quasi 1,9 miliardi in meno). Va detto tuttavia che la pelletteria si è collocata al sesto posto per attivo tra i 99 capitoli merceologici di cui si compone la nomenclatura doganale (era quinta nel 2019). 

L'indice Istat sulla produzione industriale ha fatto segnare a consuntivo un -33,9%, con una boccata d'ossigeno a ottobre (-3,3%), ma una nuova discesa agli inferi a novembre (-25%) e dicembre (-23%). Secondo una rilevazione condotta dal Centro Studi di Confindustria Moda su un campione di imprese associate ad Assopellettieri, solo l'8% degli intervistati ha uguagliato o superato nel 2020 le quantità prodotte nel 2019, con arretramenti oltre il 35% per più della metà del panel.

Lo stesso studio ha rilevato l'andamento dei fatturati delle aziende, metà delle quali nel 2020 hanno assistito a una diminuzione tra il -20% e il -50%. Il 24% si è addirittura spinto al di là del -50%.

Il calo medio di ricavi sul 2019 è stato del 36,9%: se applicata all'intero comparto, la perdita annua si aggirerebbe sui 3,3 miliardi di euro. Si passerebbe dunque da 9 miliardi (valutati considerando le sole aziende con sede sul territorio italiano) a 5,7 miliardi.

Infocamere ha inoltre calcolato per fine 2020 un saldo negativo per 199 unità nel numero di pelletterie attive rispetto a dicembre 2019, con un sensibile peggioramento nel quarto trimestre (-87 unità). La regione più colpita è stata la Toscana (-116 realtà).

Nonostante il blocco dei licenziamenti e il massiccio ricorso agli strumenti di integrazione salariale si è evidenziato un decremento del 2% della forza lavoro.

La Cassa Integrazione Guadagni autorizzata è stata per i player della filiera pelle di 83 milioni di ore, contro gli 8,3 milioni del 2019.

Forte la preoccupazione per la tenuta dei prossimi mesi. Secondo le indicazioni raccolte a fine gennaio tra gli imprenditori sul giro d'affari atteso nel primo trimestre 2021, la flessione media dovrebbe essere del 23,6%, in linea con le stime sugli ultimi tre mesi dell'anno.

A fronte di un 3% che prevede un inizio di ripresa nel primo semestre, il 52% pensa che si dovrà attendere fino alla seconda metà dell'anno. Il 45% è convinto che bisognerà tenere ancora il freno a mano tirato fino a dicembre.

I tempi per la ripartenza, condizionati dall'andamento dei vaccini, appaiono ancora incerti e comunque non immediati.

Nella foto, un'immagine di repertorio del salone Mipel






a.b.
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