bilancio della 52esima edizione

Filo: presenze stabili, mentre decolla FiloFlow

Non è stata un'edizione come le altre, quella che si è chiusa ieri a Palazzo delle Stelline, per il salone internazionale dei filati e delle fibre Filo.

Al di là dei risultati, all'insegna della stabilità nel numero dei visitatori e della presenza di 101 espositori, l'appuntamento milanese ha dato il via al progetto di sostenibilità della manifestazione, FiloFlow, creato per dare visibilità ai processi di produzione e agli articoli impostati su criteri di responsabilità sociale e ambientale.

«Per come la intendiamo noi - ha sottolineato Paolo Monfermoso, responsabile di Filo, durante una delle conferenze in programma, la sera del 25 settembre (nella foto) - la sostenibilità è un impegno serio e continuativo. Si investe soprattutto all'inizio, ma non solo, per ottenere in un secondo tempo un riscontro economico, in un momento in cui il mercato richiede con sempre maggiore insistenza una filiera tessile-abbigliamento trasparente e tracciabile».

Al discorso di Monfermoso si è riallacciato Carlo Piacenza, presidente dell'Unione Industriale Biellese: «La trasparenza, la tracciabilità, l'etica, la sostenibilità sono tutti fattori che contribuiscono a definire il valore aggiunto dell'intangibile - ha affermato -. Un valore aggiunto che definisce il made in Italy e il nostro tessile d'eccellenza a partire proprio da qui, dalla filatura, per arrivare alle maison del lusso mondiale».

Al suo esordio, FiloFlow ha avuto come fulcro un questionario inviato alle aziende espositrici a proposito delle materie prime utilizzate, dell'impegno per una filiera virtuosa, della gestione dei consumi energetici e degli scarti, del chemical management, delle certificazioni ambientali e molto altro.

Le realtà che hanno risposto, tutte su base volontaria e tramite autocertificazione, sono state il 35% del totale, di cui 28 italiane contro sette straniere.

Tra i dati eclatanti, il fatto che ben l'82% usa materie prime frutto del riciclo pre e post consumo e biomateriali e il 96% si affida a materiali di origine certificata, mentre l'86% ha una certificazione. L'89% ha individuato al proprio interno una persona a cui affidare il ruolo di responsabile della sostenibilità.

Gli organizzatori hanno raccolto i pareri di alcuni imprenditori tra gli stand, tutti in prima linea nella sfida dell'economia circolare: tra questi Vincenzo Caneparo di Davifil che, oltre a proporre fili riciclati da qualche anno, lavora sulle lane di scarto non tinte, oppure Francesco Della Porta di Pozzi Electa, che sta gettando le basi per un nuovo articolo in poliammide/poliestere biodegradabile.

«Si può dire che siamo sostenibili per dna», ha affermato Paola Rossi di Zegna Baruffa-Lane Borgosesia, presentando la collezione Fall-Winter 2020/2021 a base di lana e seta, miste di lana, seta e lino e lino e cashmere.

Da Iride, Adolfo Marchetti ha fatto notare che anche nel mondo delle colorazioni «l'interesse per quelle naturali è in crescita», mentre Annalisa Garizio di Marchi & Fildi ha posto l'accento sulla continua innovazione legata all'impianto pilota di R&S.

Anche i macchinari sono coinvolti nell'upgrading generale: durante l'incontro del 25 settembre Raffaella Carabelli, presidente di Acimit (Associazione Costruttori Italiani di Macchinario per l'Industria Tessile), ha illustrato alla platea il progetto Acimit Sustainable Technologies, lanciato 10 anni fa e di cui fa parte la Targa Verde Acimit, documento che ha la finalità di identificare e rendere facilmente comprensibili le performance energetiche e ambientali del macchinario tessile. Il nuovo logo Green Certified, inoltre, identifica graficamente le macchine oggetto di labelling.

Nella stessa occasione Eleonora Giada Pessina, group sustainability officer di Pirelli, ha sottolineato che «in questa fase di trasformazione dobbiamo contare di più rispetto ad altri Paesi che hanno meno contenuti di noi. L'approccio integrato di gestione sostenibile ha un obiettivo finale, il return on capital, con al centro gli stakeholder, che non possono essere delusi nelle loro aspettative».

a.b.
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