Bilancio preconsuntivo 2021

Moda junior in recupero sul 2020, si assottiglia il gap con il 2019

In occasione di Pitti Bimbo (in alto, uno scatto dell'edizione 93), il Centro Studi di Confindustria Moda ha elaborato le stime sull'andamento del childrenswear nel 2021, anno che dovrebbe chiudersi con un fatturato di oltre 3 miliardi di euro, contro i 2,6 del 2020 (+14%), avviandosi verso la cifra pre-Covid di 3,1 miliardi. La perdita sul 2019 risulterebbe contenuta al -2,9%.

Quanto al valore della produzione (che quantifica l'attività produttiva svolta nel nostro Paese, al netto della commercializzazione dei prodotti importati), si attesterebbe a 872 milioni (+9,7%), una cifra ovviamente superiore all'anno precedente, in cui non si andava oltre i 795 milioni, ma di molto inferiore al 930 milioni del 2019.

Passando alle esportazioni, si calcola un recupero medio annuo delle vendite estere del +13,7%, pari a 1,25 miliardi di euro, che concorrono al 41,5% del turnover settoriale.

Cambio di passo anche per l'import, che si porta da 1,7 a quasi 1,9 miliardi, con un +6,8%. Due anni fa si parlava di 2,1 miliardi.

Migliora il deficit commerciale del comparto, a -649 milioni di euro, con un guadagno di circa 31 milioni sui 12 mesi.

Rimbalzo di oltre il 16% per i consumi nazionali, ma con un gap del -4,9% rispetto al periodo pre-pandemia.


Relativamente alle performance dettagliate nei Paesi oltreconfine, l'analisi riguarda il solo abbigliamento per neonati: in base alle rilevazioni dell'Istat, da un calo del -10,8% nel 2020 (contro il -17,8% del tessile-abbigliamento) nei primi nove mesi del 2021 si è passati a un incremento del 23,1%, per un totale di 113,6 milioni di euro.

Primo mercato di sbocco per il bébé è la Spagna (in contrazione di oltre il 5%) e secondo la Svizzera (+7%). Da notare il salto (+88,9%) della Francia, mentre il Regno Unito scivola del 24% e la Russia del 7,3%. In nettissima crescita (+159,5%) gli Emirati Arabi. Quanto a Germania e Usa, aumentano rispettivamente del 27,3% e del 94,3%. In piena salute la Corea del Sud (+102,3%).

Sempre circoscrivendo l'analisi al bébé, si nota il +8,2% delle importazioni sempre nel gennaio-settembre 2021, contro il precedente -21%. In pole position la Cina (+1,9%), che vanta un'incidenza del 23,5% sul totale importato, mentre la Spagna (+20,8%) detiene il 17,7%.

Uno sguardo infine ai risultati della FW 20/21, un periodo notoriamente critico, sul mercato italiano. Secondo Sita Ricerca per Smi, si assiste a un -12,1% di sell out a valore (-20,6% per l'intero tessile-abbigliamento) e a un -8,7% in volume, con andamenti piuttosto omogenei tra i vari sottocomparti.

A livello distributivo, le catene sono leader con il 44,7% del mercato, anche se con un sell out in discesa del 14,1%. Alla gdo spetta il 28,1%, ma cedendo il 15,7%, mentre i grandi magazzini presidiano il 14,1%, con una contrazione del 15,4%. Se nella FW 19/20 la performance del dettaglio indipendente si era rivelata la vera sorpresa (con un +12,3% dopo molte stagioni riflessive), anche nella FW di riferimento il canale contiene le perdite al -5,3%, con uno share del 14%.

Best performer della FW 2021 è l'e-commerce, in crescita di quasi il 29%, con un picco del +77,5% del neonato e una quota di mercato che sale dal 6,4% al 9,4%.

Nei primi dieci mesi del 2021 il sell out di moda junior in Italia ha messo a segno un +11,2%, ma resta indietro del 7,6% rispetto al 2019. Il maschio avanza del 13%, la femmina dell'11% e il neonato del 7,6%.





a.b.
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