BRAND TO WATCH BIMBO

Dai distretti a Pitti: quattro storie orgogliosamente italiane

Ricerca e italianità protagoniste a Pitti Bimbo, sia durante il salone fisico (che per la prima volta si è svolto in sinergia con Pitti Uomo), sia sulla piattaforma digitale Pitti Connect, attiva fino al 10 settembre. Alla manifestazione in presenza fashionmagazine.it ha incontrato i responsabili di quattro brand made in Italy, dalle radici forti ma capaci di trasmettere i propri valori anche alle nuove generazioni. Conosciamo più da vicino Aletta (nella foto di apertura), Piccola Ludo, L'Orsobruno e Bufi, in un viaggio ideale tra Toscana, Abruzzo, Veneto e Puglia.

Aletta: piccolo mondo moderno


«Amate l’infanzia; favoritene i giochi, le gioie, le amabili inclinazioni. Chi di voi non ha rimpianto talvolta questa età in cui il riso non si spegne mai sulle labbra e l’anima è sempre serena?»: questa frase di Jean-Jacques Rousseau, riportata sul sito di Aletta, sintetizza l'approccio di questo brand, nato e cresciuto nel cuore della Toscana, verso la moda infantile, che affronta da oltre 40 anni rispettando il mondo dei bambini e coltivando la qualità. «Il marchio è nato nel 1976 - racconta la titolare Maria Grazia Boschi - ma la fondazione dell'azienda risale addirittura al 1957. Il filo conduttore, ieri come oggi, è il made in Italy, che ci ripaga con l'attenzione di mercati come la Russia, gli Emirati dove contiamo su due monomarca, l'Europa in cui realizziamo il 50% del fatturato e, naturalmente, l'Italia». «Non avremmo potuto mancare questo Pitti - interviene Serena Landi, giovane responsabile dell'ufficio stile - che rappresenta un forte segnale di ripartenza». Lo stand è lo specchio di un mondo che intorno alla tradizione ha saputo innestare l'innovazione, accelerata dalle mutate esigenze dettate dalla pandemia: più voile di cotone e seta accanto all'immancabile tulle, nella cerimonia della primavera-estate 2022, pensata per le grandi occasioni ma anche per le piccole feste in famiglia, insieme a un importante focus sui materiali organici ed ecosostenibili e a novità come l'introduzione del beachwear per la fascia zero-sei anni. Intorno al prodotto strategie al passo con i tempi, con lo sviluppo di una showroom virtuale che da strumento di emergenza è diventata alleata della quotidianità, e l'e-commerce a fare da controparte già da quattro anni al network fisico, il cui ruolo resta comunque centrale.

Piccola Ludo: il sogno avverato di Cinzia Cinotti e della sua famiglia

«Sono anni che siamo a Pitti e stavolta partecipare ha avuto una valenza diversa: è il momento di non tirarsi indietro e di combattere tutti insieme, noi e i clienti. In Fortezza ne sono arrivati e non solo italiani, alcuni anche nuovi. Si avverte la voglia di voltare pagina e, da parte della consumatrice, di tornare a comprare come segno della vita che rinasce»: parole della giovane Ludovica Barabaschi nello stand di Piccola Ludo, brand fondato una ventina d'anni fa dalla madre, Cinzia Cinotti, che ha respirato moda fin da bambina a Sulmona, il "paese dei confetti", nel negozio di abbigliamento di famiglia. «Le prime modelle e ispiratrici della mamma siamo state noi figlie - racconta Ludovica -. Un passatempo che è diventato presto qualcosa di più, avallato dal boom della prima presenza a Pitti». A due decenni di distanza, le creazioni per le piccole e le ragazzine dai 12 mesi ai 14 anni di Cinzia Cinotti, una sintesi di romanticismo e contemporaneità, sono distribuite in un centinaio di negozi in Italia, oltre a una trentina all'estero, da Parigi e Londra fino a destinazioni più lontane che aprono interessanti possibilità, come Asia e Stati Uniti. Ad aumentare la risonanza del marchio, in cui è coinvolta tutta la famiglia e che fa capo a un'azienda con una ventina di dipendenti, ci pensa anche l'e-commerce, lanciato a maggio 2020. «Su tutti i canali il messaggio non cambia: abbiamo mani, testa, cuore e materie prime italiane e questo ci rende differenti», conclude Ludovica, mentre mostra nello stand raffinati e sognanti modelli in cotone, taffetà, pizzo Sangallo, tulle ricamato e denim rivisitato in versione bon ton. Tra le fantasie non può mancare il Vichy, una sorta di "marchio di fabbrica" per il brand.


L'Orsobruno nel cuore di una filiera biologica certificata


La storia de L'Orsobruno è quella di Michela Dal Maschio, la fondatrice, che insieme a Claudio e Carolina è artefice di una collezione antesignana della sostenibilità, oggi tanto di moda, ma a volte più esibita che praticata. Il modus operandi dell'azienda padovana è esattamente il contrario: agire sui contenuti e sull'essenza, senza ostentare troppo. «Abbiamo iniziato con il corredino per neonati e bimbi dalla nascita all'asilo, quindi coperte, lenzuola, bavaglini e altro - racconta Michela Dal Maschio - e 20 anni fa è arrivato l'abbigliamento. La strada da seguire ci è stata chiara da subito: puntare non solo sul made in Italy, ma anche su materiali provenienti da una filiera certificata biologica. In particolare cotoni, lini e cashmere, nobilitati da lavaggi e trattamenti che ne esaltano le caratteristiche di comfort, morbidezza e durabilità». «I clienti - continua la stilista e imprenditrice - sanno che da noi trovano un prodotto affidabile, sano, elegante ma pratico. Prestiamo una grande attenzione alle vestibilità e questo ci permette di spaziare dai piccolissimi ai 16 anni. Abbiamo scelto di collaborare con una modellista esperta: non è facile garantire a ogni età e corporatura il fit perfetto, ma per noi non è certo un problema». Circa 100 i clienti, prevalentemente in Italia ma con alcuni mercati che stanno crescendo, come il Belgio. Tra i progetti l'e-commerce senza forzare le tappe, come è nello stile de L'Orsobruno.

Bufi: i valori del made in Puglia 

Dietro Bufi, con quartier generale a Monopoli in provincia di Bari, ci sono il titolare Vito Perricci, la moglie Maria Assunta e i figli Vincenzo, Leonardo e Giadomenico. È lo stesso Vito Perricci che ci accoglie nello stand di Pitti, dicendo che «partecipare trasmette un messaggio, ossia che siamo vivi, abbiamo molta voglia di fare e di guardare avanti, puntando all'obiettivo di chiudere il 2021 anche meglio del 2019». Il fulcro della produzione - italiana, anzi pugliese, dal 1972 - è la cerimonia per femmine e maschietti, quella autentica, che non ha smesso di affascinare grandi e piccoli anche durante i ripetuti lockdown, perché oltre a esprimere una cura maniacale nei dettagli, nella scelta dei tessuti e nelle vestibilità risponde a un bisogno in questo momento primario per tutti, tornare a sognare e a celebrare insieme le occasioni più importanti. «Da aprile abbiamo ripreso a stravendere in Italia - conferma Perricci - e tra i mercati più ricettivi, con un raddoppio del sell out, ci sono Gran Bretagna e Austria». Complementare al network di negozi fisici, circa 800, è l'e-commerce. Su bufishop.com appare una schermata con un messaggio molto chiaro: «1.000 prodotti disponibili, 85% clienti abituali, 100% soddisfatti». Bufi non significa solo la collezione omonima ma anche, dal 2015, Allegra & Gastone (a sua volta acquistabile anche online, su allegraegastone.it), sinonimo di un gusto più "easy" ma sempre elegante e, novità di quest'anno, Bacetti: tutto per i piccolissimi, sempre con un occhio attento alla qualità. 

A cura della redazione
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