calzature

Sagripanti (Assocalzaturifici): «Situazione critica, spingiamo su giovani e made in Italy»

«Siamo sospesi tra buoni segnali e venti negativi che soffiano anche sui mercati esteri»: queste le parole di Cleto Sagripanti (nella foto), alla vigilia della nuova edizione di theMicam. L'imprenditore, presidente di Assocalzaturifici, non nasconde la preoccupazione per il secondo semestre.

 

Come fa notare Sagripanti, il consuntivo 2013 si era chiuso con una crescita della produzione dell'1,8% in quantità, ma ora si è verificato un ritorno in negativo. Lo conferma la nota congiunturale dell'Ufficio Studi di Assocalzaturifici, che basandosi sulle interviste a un campione di titolari di azienda evidenzia per il primo semestre di quest'anno una riduzione media dell'output pari all'1,6% in volume sull'analogo periodo 2013, che già era stato problematico.

 

Debole (+0,6%) l'incremento della produzione a valore, mentre le dinamiche di prezzo indicano un +1,3% sul mercato nazionale e un +3% oltreconfine.

 

Una spina nel fianco è il rapporto dollaro/euro: «Siamo passati - sottolinea Sagripanti - dall'1,29 del 2012 all'1,33 del 2013, per arrivare all'1,36 del 2014 e, quasi certamente, anche del 2015».

 

Per un comparto a fortissima vocazione esportatrice (circa l'85% della produzione prende la via dell'estero) «un aumento del cambio di oltre il 5% è una perdita di competitività non ammortizzabile con altri fattori». «Dobbiamo tornare a un cambio equo - esorta il presidente - che possiamo fissare intorno all'1,18, circa il 13% in meno rispetto ai valori attuali».

 

L'export, in passato un'ancora di salvezza, nel periodo gennaio-aprile ha tradito le aspettative: la domanda nei Paesi Ue non ha ripreso quota e l'area dell'ex Urss e dell'Est Europa ha frenato bruscamente, con un -16,1% in volume verso la Russia, un -17% in Ucraina, un -14,6% in Kazakistan, dovuti alla crisi politica, alla svalutazione del rublo e alla conseguente stagnazione del Pil.

 

Persino il Far East è stato al di sotto delle aspettative. In crescita, sì, ma non quanto si era preventivato. A un segno più in valore (+9%) ha fatto da contraltare solo un +0,7% in volume.

 

Sul mercato nazionale meglio stendere un velo pietoso. Sagripanti parla di «situazione insostenibile», con gli acquisti delle famiglie che nei primi sei mesi sono ulteriormente scesi del 4% in quantità e del 7,2% in valore, prezzi medi in ribasso del 3,4% e le vendite scontate che incidono più del 50% sul totale.

 

Come invertire la rotta? Secondo l'imprenditore, in un momento in cui si segnala (sempre con riferimento al primo semestre) la chiusura di 67 calzaturifici e una contrazione di 600 lavoratori negli organici aziendali, occorrono politiche mirate per il rilancio di consumi e occupazione, «mentre le imprese dovrebbero rivedere le proprie strategie di delocalizzazione nei territori extra-Ue, perché i costi nascosti di questi processi sono così significativi, da non compensare i risparmi in termini di fattori produttivi».

 

L'etichetta made in Italy, ribadisce Sagripanti, rappresenta un valore aggiunto imprescindibile. «Una politica europea - dice - che supportasse concretamente la manifattura con l'introduzione del made in obbligatorio spingerebbe la produzione a rientrare».

 

Sul futuro le aziende interpellate da Assocalzaturifici non sono ottimiste: alla voce mercati esteri, il 55% non prevede mutamenti significativi e il 25% ritiene che la congiuntura peggiorerà. Solo il 20% guarda ai prossimi mesi con fiducia. A proposito del mercato interno, il 50% si attende una situazione stabile e il 41% un peggioramento.

 

stats