CEO ROUNDTABLE

Gucci mette il dato al centro della trasformazione digitale

Davide Santillo è l’uomo che dal 2013 guida la strategia dati di Gucci, accelerando l’approccio data-driven del brand da quasi 10 miliardi di euro di ricavi.

Sul case avanguardistico del brand della doppia G si è focalizzato il panel della Ceo Roundtable Beyond Transactions-Il valore strategico del dato, spostando la riflessione sul territorio della cosiddetta oltrevendita: più precisamente, sulla capitalizzazione e la lettura avanzata e trasversale dei dati ricavati dai touchpoint con il cliente. Sul palco milanese anche Rocco Corridoni, Industry Lead Fashion & Retail di Lutech, azienda di tecnologia tra le più importanti in Italia, partner di Gucci in questo percorso.

Ad aprire la sessione la domanda diretta di Marc Sondermann a Davide Santillo: «Cosa c’è dietro la data operation di Gucci?» «Un processo di centralizzazione del dato all’interno di un’area, che a livello tecnologico è una delle cose più difficili», ha risposto il manager. Quindi non più uno stoccaggio verticale in diversi silos di dati isolati per settore (finance, retail, merchandising, eccetera), ma una sorta di archivio centrale sinergico e certificato, punto di riferimento di tutti i sistemi dell’azienda.  «Una volta messi i dati a fattor comune - ha proseguito Santillo - siamo partiti con l’attività di advanced analytics per capire come intrecciarli e come meglio distribuirli, affinché potessero comprendere tutti i touchpoint aziendali».

«Questo passaggio ha richiesto un’attività di change management - ha spiegato il business functions e data director di Gucci -  per accompagnare tutti gli operatori alla lettura del dato in maniera diversa. Non più grandi tabelle e grandi report, ma un approccio più automatizzato e visuale, che ha ridotto i tempi di reazione a un click: vedo una dashboard, scatta l’azione, prendo una decisione».

Sondermann ha chiamato in campo l’expertise di Corridoni: «Come si accompagna un’azienda verso questo genere di percorso?». «La procedura è abbastanza standard – ha esordito lo specialista di Lutech - e si basa su tecnologie di riferimento. Il caso di Gucci è un esempio virtuoso, dal nostro punto d’osservazione vediamo che il percorso delle imprese in questa direzione sul nostro mercato è appena iniziato».

Negli ultimi due o tre anni, ha continuato Corridoni, «la priorità è stata utilizzare il dato a supporto della vendita, soprattutto nel periodo pandemico, per garantire un customer journey corretto e questo lo si è fatto usando le architetture già esistenti. Oggi però il mercato si sta muovendo, è dinamico, tante aziende hanno cominciato a basarsi su analitiche avanzate e credo che i benefici faranno sì che nei prossimi anni l’approccio data-driven diventi uno standard».

«I vantaggi della centralizzazione dei dati - ha ribadito Davide Santillo - sono tangibili. Un esempio: il fatto di avere l’ID cliente e conoscere qualunque tipo di sua attività, comportamento, interazione e transazione con l’azienda è importante a livello di business, perché consente di capire velocemente chi è questo cliente e come contattarlo nella maniera più idonea al suo profilo». Senza parlare della possibilità offerta al top management «di avere i dati sempre a portata di mano: dal telefono si accede in tempo reale ad azienda, vendite, store, prodotto e cliente, il che consente quell’affinamento e quella velocizzazione delle decisione strategiche di cui si parlava prima».

La lettura trasversale, secondo Rocco Corridoni, consente alle imprese la correlazione tra i dati di produzione, magazzino e vendite, creando un loop positivo e un comportamento coerente, che contribuisce anche alla valorizzazione del brand.

E il futuro? «Lo step successivo all’incrocio dei dati all’interno dell’azienda - prevede il manager Gucci - è abbinare dati di fonti esterne con quelli già acquisiti. Mi viene in mente il dato sintetico del metaverso, o qualsiasi nuova opportunità che possa recare vantaggio competitivo e impattare sulle vendite».

Per Corridoni il prossimo passo per le imprese sarà una modernizzazione delle strutture. «Mi aspetto che arrivi del valore anche dalla correlazione dei dati in arrivo dalle fasi produttive con quelli legati al prodotto, alla sua storia e all’utilizzo che ne fa il cliente - ha concluso -. Un patrimonio informativo che si andrà a reintegrare e ad analizzare attraverso le tecnologie cui si accennava. A proposito di queste ultime, penso che assisteremo al passaggio dall’approccio opportunistico dei piccoli data lab a quello industrializzato dei data business center, attraverso cui le aziende riusciranno a rispondere alle esigenze di business in maniera strutturata».

Non resta che indirizzare le imprese su questa strada che, grazie all’esperienza Gucci, sappiamo essere agibile.

 

m.b.
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