CEO ROUNDTABLE ON BEING BEST-IN-CLASS

Sebastian Suhl: «Il nuovo Trussardi, un marchio prêt-à-vivre in corsa verso la globalizzazione»

«È un momento unico e affascinante per il lusso. Tutto si giocherà sulla flessibilità e la capacità di adattamento». Così Sebastian Suhl, da poco più di un anno ceo di Trussardi, ha aperto il suo intervento alla Ceo Roundtable di oggi, nel momento in cui la conversazione è virata sulla visione unica del cliente.

Trussardi, come ha spiegato il manager, ha una customer base molto diversificata tra mercato domestico ed estero (prevalentemente Est Europa, Russia e Cina), servita attraverso il retail diretto, l’e-commerce solo in Europa, il franchising in Europa e Russia e il wholesale, fra specialty e department store. «Si tratta di un marchio internazionale - ha precisato Suhl - ma non ancora globale, con diverse opportunità da cogliere nelle Americhe, in Cina, data la vastità dell’area, ma anche in Europa, Germania in primis».

Il nuovo ceo dell’azienda, oggi controllata dal fondo QuattroR, prospetta altre evoluzioni per il Levriero, che a maggio ha chiamato il duo Serhat Işık e Benjamin A. Huseby ad occuparsi non solo dello stile del marchio Trussardi, ma anche di tutti gli aspetti legati all'immagine, branding compreso, a partire dalla collezione autunno-inverno 2022. «Vogliamo tornare al prêt-à-vivre coniato dal fondatore Nicola Trussardi - ha anticipato Suhl -. Legheremo il brand al concetto di lifestyle: non solo moda ma anche, per esempio, il food». Il target di riferimento «sarà il consumatore young-minded, che apprezza la creatività e la qualità, con un moderno mindset». 

La fase di revival include la rivisitazione dello store concept, a partire dalla boutique che tornerà a Palazzo Trussardi, accanto al Teatro alla Scala, dove si concentrano anche le attività strategiche della maison come la direzione creativa, il marketing e lo sviluppo prodotto.

A proposito di distribuzione, Davide Guzzetti, managing director della società di tecnologie per l’e-commerce Keros Digital (in maggio rilevata dalla holding emiliana Polo Digitale e dal fondo lussemburghese Digital Native Capital), ha posto l‘attenzione sulla complessità del passaggio dal B2B al B2C e della gestione dell’omnicanalità.

Guzetti ha fatto notare che oggi il consumatore ha alte aspettative dal suo shopping, dal packaging al tempo di reazione del brand e che capire il gap fra vendite fisiche e digitali permette di cogliere anche delle opportunità, come quella dell’online che può dirottare il traffico in boutique, a patto che si sia raggiunto un certo livello di efficienza, specie a livello operativo e di gestione degli stock.

Ad aumentare la complessità ci sono pure i marketplace, canali molto usati anche dalla moda, seppure controversi. Il consumatore ormai li esplora tutti. L’importante, per un marchio che decida per l'omnicanalità, è riuscire a mantenere le promesse e non deludere mai gli shopper.

e.f.
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