Ceo Roundtable

CP Company, Coccinelle, Big Commerce e Paypal: agilità aziendale significa flessibilità e capire gli errori da evitare

La trasformazione, specie in passato, è stata considerata come un cambiamento una tantum, ma negli ultimi anni le aziende hanno imparato a capire che il viaggio alla conquista del consumatore non è mai finito e devono sviluppare capacità che consentano loro di trasformarsi continuamente.

Lo sanno bene realtà come CP Company e Coccinelle, che hanno vissuto gli ultimi anni nel segno della rinascita, sul fronte dei fatturati e dell’immagine, e che sul palco della Ceo Roundtable, insieme a realtà come la piattaforma e-commerce Big Commerce e il servizio di pagamento Paypal, hanno spiegato come l’agilità aziendale non sia semplicemente una strategia di trasformazione digitale, ma una filosofia di gestione aziendale.

«CP Company - ricorda Lorenzo Osti, che dal 2015 guida il brand al fianco del socio di maggioranza, il gruppo cinese Tristate Holding - ha sempre alternato momenti di grande successo a fasi di oblio da parte del mercato. Ogni volta che il marchio ha funzionato è stato quando si è connesso alla società. Credo che negli ultimi anni abbiamo fatto le scelte giuste, nello stile ma non solo, anche nel modo di comunicarci e nel marketing. Siamo riusciti a essere culturalmente rilevanti per una nuova generazione di consumatori appassionati di CP Company, che non conosceva il passato del brand».

«Questo pubblico – ha proseguito Osti, che prima di guidare il brand ha avuto una sua digital agency - è un enorme potenziale da esplorare e offre a noi la possibilità di interazioni tra abbigliamento, tecnologia e big data. Non abbiamo ancora una risposta a tutte le domande che riguardano il nostro cliente e come siamo riusciti a superare i 100 milioni di fatturato e tempi brevi, ma è nello spirito del marchio andare avanti su questo tema. La trasformazione digitale per noi sarà sempre un pilastro per capire la nostra marca e per parlare con la nostra community».

La tecnologia, ovviamente, gioca un ruolo importante per acquisire agilità, ma non è l’unico aspetto: ci vuole un approccio olistico e ben pianificato per tutto il modello di business e operativo. «Resta, però, lo strumento abilitante per sbloccare la ricchezza di possibilità per una realtà che vuole muoversi agilmente sul mercato», conferma Emanuele Mazziotta, coo di Coccinelle.

«Quando abbiamo intrapreso il percorso di cambiamento - prosegue il manager che guida operativamente l’azienda, da 10 anni di proprietà del gruppo asiatico E-Land  - ci siamo dati tra le priorità quello di diventare una merchandising driven company: per un marchio come il nostro, posizionato nel segmento del lusso accessibile, realizzare il prodotto richiesto dalle nostre stesse clienti è fondamentale. Crm, loyalty, survey, visite negozi hanno giocato un ruolo crescente per guidare le decisioni e le offerte commerciali. Dal punto di vista del servizio al cliente, l’agilità si presenta anche sotto forma di passaggi dinamici di informazione e visione».

I modelli di business basati su piattaforme sono intrinsecamente agili perché consentono una rapida crescita e cambiamenti nell’ecosistema facendo affidamento su produttori esterni per fornire prodotti e servizi, fisici o digitali. A confermarlo è Irene Rossetto, Country & Sales Lead for Italy di Big Commerce. «Siamo una piattaforma e-commerce Open SaaS (software-as-a-service) per marchi B2C e B2B, assistere i clienti nella creazione e nell’innovazione dei loro negozi digitali, supportandoli in ogni passaggio è la nostra mission. Ci sono imprenditori che dicono di vivere ogni settimana nelle loro aziende una rivoluzione diversa. Questo è vero, e ci sono molte aziende che si chiedono come poter far fronte a queste rivoluzioni, specie sul fronte tecnologico, senza perdere di vista altri aspetti più strategici del loro business e concentrarsi sulle revenues. Una realtà come la nostra, che nel settore fashion ha clienti come La Perla e Harvey Nichols, è la risposta alle loro esigenze».

«Scegliendo una piattaforma Open SaaS - prosegue – i retailer possono intraprendere o completare il percorso di trasformazione digitale, che oggi più che mai è fondamentale per il business, senza appesantirsi. Anziché creare una propria soluzione, i fruitori della nostra piattaforma “affittano” tutta una serie di servizi che consente loro di gestire il proprio negozio a 360 gradi, dal checkout all’hosting in maniera completamente personalizzabile, includendo la gestione degli ordini, del catalogo e la reportistica di analisi. Questo aiuta a ridurre costi operativi, complessità di gestione. Ma quello che offriamo non è solo semplicità, ma anche flessibilità e personalizzazione del servizio. Crediamo sia la tecnologia a doversi adattare alle persone non il contrario».

Anche i sistemi di pagamento possono contribuire a semplificare la gestione di un’azienda e a renderla più agile. Molte attività, invece, rimangono intrappolate in un disordinato e indiscriminato utilizzo delle diverse opportunità e opzioni, che il mercato offre (carte di credito/debito, prepagate, buy now pay later, criptovalute, ecc). «La modalità di pagamento - conferma Michele Simone, director of Partnership Southern Europe di Paypal -  è una leva che spesso influenza i consumatori nella scelta dell’e-commerce cui affidarsi per i propri acquisti. Un sistema di pagamento lontano dalle abitudini di pagamento dei consumatori rischia di compromettere il buon esito dell’acquisto digitale, vanificando il successo delle fasi precedenti».

La selezione delle modalità di pagamento da offrire quando si entra su un nuovo mercato è quindi una scelta dall’impatto strategico altissimo e il manager della compagnia di pagamenti digitali con quasi 9 milioni di conti attivi in Italia e oltre 300 milioni di utenti in tutto il mondo mette in guardia sul rischio di alcuni comportamenti che possono ostacolare la capacità di crescita.

«Il possessore di e-commerce che prepara a servire un nuovo mercato deve garantire una conoscenza del cliente e delle sue abitudini, anche in termini di modalità di pagamento. Ogni Paese presenta infatti le sue specificità e in genere, clienti che non trovano l’opzione di pagamento preferita presso uno shop online tendono ad abbandonare il carrello in circa la metà dei casi e a non aver fiducia nel brand o nel retailer in questione».

«Valutare se utilizzare Android o Apple, aprirsi o meno alle opzioni come le criptovalute, sono tutte valutazioni che vanno fatte sulla base della conoscenza del cliente locale e che vanno a impattare sulla strategia aziendale. Anche la scelta del partner di pagamenti è determinante, spesso sceglierne uno e due è sufficiente, ma basta che soddisfino tutte le esigenze del consumatore. Perché anche in fase di check out l’agilità è una caratteristica vincente».




an.bi.
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