Hermès, Chanel, Vuitton tra i più desiderati

Lusso second hand: di nicchia, ma sempre più rilevante per gli analisti di Bernstein

Rebag, Bernstein

Il lusso di seconda mano è destinato a diventare molto importante nei prossimi anni, anche se non è una merceologia per tutti.

«Alcuni possono trovare il second hand ripugnante, ma altri lo reputano un modo conveniente per avvicinarsi all’alto di gamma», osservano gli analisti di Bernstein in un report pubblicato in questi giorni di shopping natalizio. Certo è che chi fa acquisti su questo mercato (e chi vende) è rispettoso dell’ambiente ed entra a far parte dell’economia circolare della moda.

«Sono finiti i tempi dell'accumulo di prodotti», sanciscono gli esperti del settore Global Luxury Goods, capitanati dal senior research analyst Luca Solca, e forse i numeri che collocano il fashion tra i business più inquinanti sono destinati a migliorare.

Attualmente la moda è responsabile del 10% delle emissioni globali di carbonio, il suo acquirente medio acquista 68 capi di abbigliamento l'anno e un indumento viene indossato in media solo sette volte (dal libro di Dana Thomas Fashionopolis: The price of fast fashion and the future of clothes). «L'acquisto di capi usati potrebbe essere la risposta», dicono da Bernstein.

Per lo sviluppo esponenziale del mercato del lusso usato sarà però necessaria la creazione di adeguate garanzie di autenticità dei prodotti. «Le soluzioni - spiegano gli analisti - possono derivare dalla tecnologia, combinando Rfid e blockchain come fa VeChain, ma anche da un impegno più proattivo dei marchi della moda e del lusso. Rolex, ad esempio, ha appena lanciato un suo programma di certificazione degli orologi usati e sta stringendo partnership con i principali rivenditori di orologi a questo scopo».

Le piattaforme dove acquistare lusso pre-loved non mancano e più i prezzi di un brand sono alti, più - osservano da Bernstein - viene sancita la sua desiderabilità. Stando alle recenti statistiche rese note dal player americano Rebag, per il secondo anno consecutivo Hermès, Louis Vuitton e Chanel mantengono la leadership nelle borse (in alto, un grafico che identifica i marchi di used bag più costosi, alcuni dei quali con prezzi rivalutati rispetto al valore al dettaglio).

I brand più venduti da The RealReal - reseller statunitense attivo online e attraverso 18 boutique fisiche - confermano l’appeal di Louis Vuitton e Chanel, a cui si aggiunge Gucci. Quotato sul Nasdaq, il rivenditore di lusso di seconda mano ha perso l’88% del suo valore da inizio anno. «Tuttavia, come spesso accade, un modello commerciale non redditizio è una benedizione per i consumatori», precisano gli analisti. Tra i suoi plus la qualità e la profondità dell'inventario, nonostante la minore domanda rispetto all'Europa (il sito ha solamente circa 800mila acquirenti attivi).

In Europa la società privata Vestiaire Collective conta 23 milioni di membri in tutto il mondo, che comprano e vendono sulla piattaforma. I suoi livelli di traffico si avvicinino a quelli di Farfetch e hanno attirato l'attenzione di gruppi del calibro di Kering, che nel 2021 ha rilevato il 5% della società. I primi tre marchi di Vestiaire Collective per articoli venduti nel 2022 sono Chanel, Hermès e Gucci.

In Asia probabilmente si può trovare il lusso usato a prezzi più competitivi, per esempio nei negozi online o offline giapponesi. Il Giappone, che per primo ha adottato i beni di lusso europei, vanta alcuni dei consumatori più sofisticati al mondo e forse il network retail di lusso di seconda mano più avanzato al mondo. Le vendite di beni di lusso usati rappresentano circa il 30% del mercato complessivo dell'alto di gamma.
e.f.
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