chi perde e chi vince nel nuovo scenario

L'informazione al tempo del Covid: se è quella giusta funziona anche di più

Il coronavirus sta ribaltando regole e certezze anche nel mondo dell'editoria e dell'informazione, compresa quella di moda: lo ribadisce un articolo del Financial Times, che evidenzia una situazione chiaroscurale.

Da un lato un editore come Condé Nast (cui fanno capo Vogue, The New Yorker e GQ) nella sua strategia "lacrime e sangue", dovuta alla pandemia, ha messo mano persino allo stipendio di un'intoccabile come Anna Wintour. In generale, FT calcola che nell'editoria statunitense oltre 20mila dipendenti siano già stati oggetto di provvedimenti più o meno pesanti.

Differentemente dal 2008, quando la crisi mise in ginocchio la carta stampata a favore dei media digitali, ora anche questi ultimi - tra cui BuzzFeed, Vice e Vox - fanno fatica.

D'altro canto, non c'è mai stata fame di notizie come ora. Restando in casa Condé Nast, come riporta FT, fra il primo marzo e il 12 aprile testate come The New Yorker e Wired hanno visto balzare gli abbonamenti del 95% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, mentre The Wall Street Journal addirittura ha guadagnato 140mila abbonati in quattro settimane.

Con le debite differenze, anche per noi di fashionmagazine.it questo è un periodo molto mosso: l'audience è raddoppiata e praticamente ogni giorno abbiamo record di visualizzazioni e condivisioni sui social delle notizie legate ai temi più scottanti, per un settore che ha bisogno, più che mai nella fase attuale, di far sentire la sua voce da un lato e, dall'altro, di avere validi spunti di riflessione, ancorati alla realtà. 

Come sottolinea su FT Ken Doctor, analista di Newsonomics, «quella che stiamo vivendo è una tragedia ma, in termini di business, rappresenta  un'accelerazione di ciò che abbiamo visto negli ultimi dieci anni».

A cura della redazione
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