cina e hk insieme primi per l'export

Tempi duri per la tessitura italiana: nel 2019 ricavi stimati a -4,7%

2019 con il freno tirato per la tessitura italiana, che ora è anche alle prese con le incognite legate al coronavirus. Basandosi sul quadro congiunturale di riferimento e su indagini campionarie interne, il Centro Studi di Confindustria Moda per Smi ha elaborato stime che vedono i ricavi scendere del 4,7%, da 7,9 a 7,6 miliardi di euro, con un valore della produzione pari a 5,7 miliardi (-4,9%) ed esportazioni oltre i 4 miliardi, ma in riduzione del 3,8%. Anche l'import, che vale poco meno di 1,9 miliardi, arretra ma di poco (-0,5%).

Si assottiglia l'attivo commerciale, con oltre 150 milioni di euro in meno sui 12 mesi, portandosi a 2,2 miliardi. Il surplus della tessitura dovrebbe comunque concorrere al 24% circa del saldo commerciale della filiera tessile-moda nel suo complesso.

Quanto alla domanda interna, spesso rappresentata dalle griffe del lusso, ha a sua volta un segno negativo (-4%) e si aggira sui 3,5 miliardi, dai precedenti 3,6 miliardi.

Se il 2017 e il 2018 erano stati contraddistinti da un basso incremento del fatturato (rispettivamente +0,5% e +0,8%), il 2019 torna a essere interessato da performance sfavorevoli, con uno scivolone del comparto laniero, preponderante con un 41% del totale ma in fase riflessiva dopo cinque anni consecutivi di crescita.

Ci si aspetta invece che la tessitura liniera e quella serica archivino il fiscal year in area positiva, premiate dalla domanda sia estera che interna. In difficoltà, come già nel 2018, la tessitura cotoniera e la tessitura a maglia.

Alla voce occupazione, l'indagine congiunturale condotta da Confindustria Moda su un panel di imprese laniere associate a Smi mostra un +0,9% di addetti nel gennaio-marzo, seguito tuttavia da una contrazione nel secondo e nel terzo trimestre (rispettivamente -1,6% e -2,5%).

Focalizzando l'analisi sugli scambi con l'estero che hanno interessato i tessuti a maglia e quelli ortogonali a prevalenza di fibra naturale nel periodo gennaio-ottobre 2019, si nota un peggioramento, dal -0,4% dei primi nove mesi del 2018 all'attuale -4,6%: si assiste dunque a una perdita di quasi 140 milioni, con un valore di 2,9 miliardi di euro e un -3,3% a volume.

Entrambe le macro-aree geografiche di riferimento sono in impasse: quelle intra-Ue, con un'incidenza quasi del 50%, cedono il 4,1% e le extra-Ue, che assorbono il 50,2%, incassano un -5,1%.

«Negli ultimi dieci anni - si legge in una nota - solo in altre tre occasioni i territori fuori dall'Unione europea avevano performato peggio di quelli nell'Ue, ovvero nel 2009 e nel biennio 2013-2014».

Anche l'import decelera nei nove mesi, scendendo a 1,3 miliardi (-2,6%), con un -4,3% a volume. Gli approvvigionamenti extra-Ue, che equivalgono al 68% delle importazioni complessive di stoffe nel nostro Paese, rallentano del 2,1% e quelli intra-comunitari (32% del totale) del 3,7%.

Andamenti differenziati per le nazioni partner commerciali delle aziende italiane. Sempre nei primi dieci mesi del 2019 si notano il -15,3% della Germania, che resta comunque il primo sbocco con l'8,3% del totale settoriale esportato, il -6,5% della Cina e il -19,2% di Hong Kong, che valgono 286 milioni di euro ossia più della Germania, che si ferma a 241 milioni. Contrazioni double digit per Tunisia (-11,8%) e Turchia (-15,3%) e single digit per Regno Unito (-1,4%), Polonia (-7,8%) e Corea del Sud (-3,9%).

Segni più in Francia (+2,2%), seconda in classifica, Usa (+3,1%), Spagna (+5,1%) e Portogallo (+10,4%), Paesi questi ultimi che con i loro 259 milioni di euro diventerebbero secondi dopo Cina e Hong Kong, se non fossero considerati separatamente. Bene anche Giappone (+8,5%) e Bulgaria (+11,5%).

Ragionando per categorie merceologiche, nel gennaio-ottobre 2019 progredisce l'export di tessuti linieri (+7%) e serici (+3%). Tutt'altro scenario negli ambiti laniero, con il -4,3% del cardato e il -8,3% del pettinato, cotoniero (-5,8%) e dei tessuti a maglia (-2,9%).

Fra le stoffe importate in Italia, per la maggior parte (68%) dall'extra-Ue, svettano quelle cinesi (27,4%) e turche (19,1%), ma con esiti diversi: in calo del 6,2% la Turchia, in rialzo del 3,8% la Cina. In generale, l'import nel comparto liniero avanza del 16,4% e nei tessuti a maglia dello 0,5%. Anche in questo caso i tessuti lanieri si muovono in territorio negativo (-3,9% i pettinati e -17,2% i cardati), così come quelli in seta (-13,1%).

L'outlook sui primi mesi del 2020, che però non tiene ancora conto degli effetti del coronavirus, vede gli operatori a campione della tessitura laniera interpellati da Confindustria Moda sostanzialmente pessimisti: quasi il 67% indica una prosecuzione delle condizioni sfavorevoli del 2019 e il 33,3% paventa addirittura un peggioramento.

 

a.b.
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