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Il menswear made in Italy nel 2014 torna a crescere

La moda maschile italiana archivia il 2014 con un ritorno in area positiva, mettendo a segno una «discreta» crescita, pari al +3%, e sfiorando gli 8,8 miliardi di euro di fatturato. In aumento del 5,1% le vendite estere (ma Russia in flessione del 16,2%), ancora in stallo quelle sul mercato italiano (-3,6%).

 

Analizzando i dati forniti da Smi per singoli comparti, si registra un'evoluzione positiva, cui fa eccezione solo il segmento della cravatteria: il vestiario e la maglieria maschile chiudono l'anno con un incremento rispettivamente del 2,6% e del 2,9%, la camiceria evidenzia un aumento del 5,1%, mentre la confezione in pelle avanza del 7,2%. Di contro le cravatte, in calo ininterrottamente da quasi un decennio, flettono del 3,3%.

 

Dopo il recupero del 2013, il valore della produzione arretra invece in area negativa, stimata nella misura del -2,7%.

 

L'export mantiene ancora una volta il ruolo di traino della crescita del menswear made in Italy: grazie a un aumento del 5,1%, le esportazioni oltrepassano i 5,5 miliardi di euro, con un'incidenza sul fatturato del 63,3%, guadagnando 1,2 punti percentuali in 12 mesi.

 

In progress anche l'import: dopo un biennio statico, segna un +10,3%. Nel 2014 la moda maschile italiana sperimenta quindi un lieve calo del saldo commerciale, che resta comunque superiore agli 1,8 miliardi. 

 

Sul fronte dei consumi, sul mercato italiano gli acquisti di moda maschile da parte delle famiglie residenti, nonostante la significativa riduzione del tasso di caduta, nel corso del 2014 perdono ancora terreno. Le rilevazioni indicano una diminuzione del sell out per la moda maschile pari al -3,6%.

 

A livello di canali distributivi (relativamente al periodo compreso da marzo 2014 fino a febbraio 2015), si rileva il sorpasso delle catene, salite a quota 32,6%, sul dettaglio indipendente, sceso invece al 31,2%. In controtendenza rispetto alla media di comparto si muove anche il canale digitale: nel caso della moda maschile, l’e-commerce, con un’incidenza del 3,8% sul totale del sell out, evidenzia un significativo incremento del 25,7%.

 

Sul versante estero, come anticipato, si assiste a un progresso del 5%, con le aree Ue ed extra-Ue in aumento rispettivamente del 4,5% e del 5,6%. Il mercato Ue, in particolare, si conferma il maggior acquirente, con una quota del 51,8% sull’export totale di settore.

 

In ambito europeo, la Francia resta il primo mercato di sbocco, pur flettendo del 2,1%. Positive le performance della Germania (+4,8%), del Regno Unito (+8,4%) e anche della Spagna (+10,1%).    

 

Spostandosi fuori dai confini europei, gli Usa, terzo mercato di riferimento del menswear italiano, mettono a segno un +9,4%. In progress anche Hong Kong (+11,9%), Cina (+13,3%) e Corea del Sud  (+26,9%).

 

Nel corso dell’anno non sono mancate, tuttavia, contrazioni non marginali su alcuni mercati clou, come Russia (-16,2%) e Giappone (-7,4%).  

 

Infine, alcune indicazioni sui primi mesi del 2015: secondo i dati Istat, nel primo trimestre dell’anno l’export segna un aumento del +3,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, mentre l’import prosegue nella crescita a due cifre (+13,1%).

 

Nel caso delle esportazioni, da gennaio a marzo 2015 confezione, maglieria e camiceria registrano un segno più: rispettivamente del 4%, del 6% e del 5,7%. 

 

Tra i maggiori sbocchi commerciali, se la Francia cala del -8,7%, tutti gli altri primi mercati mostrano, invece, avanzamenti sostanziali: la Germania cresce del 6,1%, gli Usa del 14,6%, il Regno Unito del 13,5% e la Spagna del 9,9% (nella foto, foto di gruppo alla sfilata Corneliani per l'autunno-inverno 2015/2016).

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