Da negativo a stabile

Moody’s migliora l’outlook sul retail in Europa e Stati Uniti

La situazione nel retail europeo e statunitense migliora e Moody’s porta l’outlook da negativo a stabile, con le cautele del caso.

Per quanto riguarda l’Europa, il cambio di prospettiva riflette le aspettative di Moody’s Investors Service, per il quale nei prossimi mesi le condizioni dovrebbero migliorare nel segmento non-food. Tuttavia i margini di profitto resteranno ristretti, dal momento che il retail tradizionale taglierà i prezzi per mantenere i consumatori e la concorrenza si intensificherà. Il commercio al dettaglio specializzato sarà comunque di nuovo in grado di migliorare i margini.

Per il retail di abbigliamento è ipotizzato un recupero più lento, per via delle limitazioni imposte nel caso di presenza agli aventi, per il lavoro, che per molti si svolge ancora a casa, ma anche perché c’è una certa riluttanza a uscire e socializzare.

L’agenzia di rating prevede per questo specifico settore che ricavi ed ebitda nel 2021 resteranno sotto i livelli del 2019, al contrario del resto del comparto non-food, che dovrebbe assistere a un miglioramento di vendite e utili rispetto al 2019. Fanno eccezione realtà come Adidas, Burberry (nella foto, una boutique), El Corte Inglés e Marks & Spencer, il cui ebitda l’anno prossimo è atteso in aumento di oltre il 20%.

Più in generale, la crescita nel Vecchio Continente è prevista per il 2021, ma le economie saranno più deboli rispetto allo scorso anno. La confidenza al consumo delle famiglie resta fragile e un incremento della disoccupazione potrebbe avere effetti negativi sulla domanda di beni discrezionali.

Relativamente agli Stati Uniti, Moody’s stima che gli utili abbiano raggiunto un punto di flesso e che intraprenderanno un trend crescente nei prossimi 12-18 mesi. Si assisterà a un aumento dell’utile operativo ad ampio raggio, con la sola eccezione dei supermercati, in calo nel 2021: dopo i livelli di crescita record del 2020 si raggiungerà una normalizzazione nella domanda di generi alimentari, condizionata anche dalla riapertura dei ristoranti.

Gli analisti stimano che l’ebit aggregato del 2020 registri un calo del 15%, dalla flessione del 25-30% prevista precedentemente, e che nel 2021 realizzi una crescita del 20% circa. In tutto il 2020 i cali maggiori a livello di reddito operativo riguarderanno gli specialty retailer, i department store e i segmenti abbigliamento e calzature.

I ricavi aggregati, considerando tutto il retail, dovrebbero aumentare fra il 3% e il 5% in entrambi gli anni, mentre le vendite online sono attese sopra il 25% del totale nei prossimi cinque anni. Secondo gli analisti la pandemia e lo shopping da casa hanno generato negli Usa una nuova categoria di consumatori tech-savvy, che costringerà i retailer a lavorare sull’efficienza e il taglio dei costi, per sostenere l’espansione della domanda online.

Intanto continuerà la razionalizzazione dei punti vendita: a tutt’oggi gli States sono il Paese con più mall del mondo in termini di spazio pro capite.

e.f.
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