I buyer a Milano Moda Donna

Prada energia pura, Valentino senza compromessi, Fendi tutto dna: la fashion week riaccende l'ottimismo

La settimana milanese della moda si è chiusa con più di una rassicurazione: gli stilisti guardano al futuro, immaginando una donna in technicolor, che torna a muoversi e alla socialità, e i buyer intervistati a caldo da fashionmagazine.it sono pronti a farsi contagiare da questa verve, tanto che tornano a parlare di budget in aumento, anche fino al 30%.

Prada e Valentino fanno ilpieno di consensi mentre Fendi convince più per la qualità del prodotto, che per la vena creativa di Kim Jones. Best seller annunciati, le cappe, ma anche i minidress e le borse over. Sette giorni con energia in abbondanza, anche se il formato full digital penalizza l'evento. «Freddo», lo definiscono i buyer, ma anche «capace di fornire possibilità ai giovani» come dimostra il riscontro ottenuto dai progetti realizzati da Sunnei e Marco Rambaldi.  


«Non c'è dubbio che questa edizione della fashion week, dedicata alla FW21/22, meritava di essere vissuta in presenza. Mentre il mondo sta vivendo ancora una fase interlocutoria, Milano ha offerto una lineup di sfilate, per farci immaginare come saranno i nostri giorni a venire. La tanto attesa collezione di debutto di Kim Jones per Fendi era un concentrato di abbigliamento chic, sofisticato e al tempo stesso accessibile. Le sue capacità tecniche e creative hanno letteralmente brillato durante la sua prima sfilata al timone creativo della maison romana. Miuccia Prada e Raf Simons per Prada è stata una collezione strepitosa. C'era un senso di disinvoltura e nonchalance nei giochi di layers, nelle maglie, nei capispalla e persino nelle paillettes, che adornavano scialli e pochette. È come se ogni pezzo fosse stato creato per ispirarci a vestirci di nuovo e sentirci belli. Pierpaolo Piccioli ha disegnato per Valentino una collezione poetica e sognante. L'incredibile lavorazione della maglieria fatta a mano, il ribaltamento delle proporzioni e l'attenzione agli accessori hanno reso la collezione autunnale straordinaria. Inoltre è stato fantastico mostrare la visione maschile e femminile in uno spettacolo unico. Anche Dolce&Gabbana è stato artefice di uno show elettrizzante, con influenze anni '80/'90, sottolineate da colori vibranti, che hanno creato una collezione perfetta per il mondo digitale in cui viviamo tutti. Brunello Cucinelli è stata un'altra collezione di punta. Quanto al concept di presentazione, quello scelto da Prada - sfilata e a seguire talk - è ormai diventato un momento clou della fashion week. In questa stagione il panel includeva Marc Jacobs, Rem Koolhaas, Hunter Schafer, Lee Daniels, DJ Richie Hawtin e Derek Blasberg per una conversazione sulla moda, il processo creativo e il modo in cui gestiscono il lavoro nell'ambiente di oggi. I talk con Miuccia Prada e Raf Simons continuano ad avere successo perché sono sempre autentici: caratteristica che vale oro di questi tempi. A proposito di trend, la maglieria era ovunque sulle passerelle di Milano. Abiti in maglia, completi in maglia a due pezzi: look cozy e chic al tempo stesso che saranno una grande tendenza in autunno, proprio come i capispalla che gli stilisti hanno proposto per la FW21/22 in tutte le fogge: cappotti trapuntati, cappe, piumini innovativi, shearling e bomber in nylon. Tra sei mesi vedremo stampe retrò, frange, pelle e paillettes, stivali a punta tonda e le borse con lavorazioni esterne. Ma il must del prossimo autunno sarà la “pochette” Prada».


«Pensavo che a queste sfilate avremmo visto ancora tanto casualwear, che gli stilisti avrebbero compiuto molte scelte safe e che i colori sarebbero stati ancora tenui. E invece mi hanno sorpreso: sulle passerelle si è visto tanto dressing up, voglia di mettersi in mostra e colori brillanti. Gli stilisti hanno puntato su ottimismo e gioia nel disegnare le collezioni dei prossimi mesi. Questa è in assoluto la nota positiva che resta di una fashion week tutt'altro che vuota di contenuti, ma in cui ha pesato la formula full digital. Per quanto riguarda i format di presentazione, tra il fashion film e sfilate registrate e trasmesse streaming, scelgo la terza via di Prada, che ha creato un una formula (sfilata più conversation), diventando un appuntamento fisso. Forse Prada è l'unico marchio che è riuscito a creare un senso di "imperdibilità" intorno allo show. Anche Marni è stato capace di creare engagement introno al suo evento grazie agli appuntamenti via Zoom per la collezione, il pranzo e la cena. Per quanto riguarda il prodotto, quella di Prada è stata la mia collezione preferita insieme a Max Mara. Miuccia e Raf Simons sono due star designer che, lavorando insieme, creano un prodotto molto, forte capace di distinguersi. Max Mara con la sua sfilata dei 70 anni ha rivitalizzato il dna della maison, aiutata da uno styling molto ben riuscito e fresco. MM6 pur non essendo una prima linea resta molto forte e interessante: il prodotto è sempre quello giusto e anche molto originale. Interessante il lavoro di Fendi e l'idea intorno alla sfilata di Valentino. Tra i giovani designer ci sono state tante conferme, in senso positivo: da Nicola Brognano per Blumarine, Sunnei e Marco Rambaldi, sempre più creativo e maturo. Anche Fausto Puglisi ha fatto vedere ottimi spunti e non vedo l'ora di vedere la seconda collezione per Roberto Cavalli. Un altro osservato speciale della prossima stagione sarà Christian Boaro con il suo nuovo marchio Chb. Tra i must have della stagione, i cardigan con intarsi di Prada, i fur coat di Fendi e i total look cammello di Max Mara».


«Abbiamo amato tantissimo Valentino, dalla cover di Sinéad O’Connor, Nothing Compares, agli abiti così graziosi: guardare la sfilata in live streaming ci ha permesso di immergerci nello spirito del brand e di apprezzare la collezione pienamente. Molto bella anche la palette colori. Nel corso della fashion week abbiamo inoltre avuto modo di mettere gli occhi su alcuni nomi di nuova generazione: siamo sempre ispirati e impazienti di vedere cosa Milano ha da offrire. Si tratta di una delle città di cui non siamo mai saturi abbastanza. La seconda stagione di Prada con Raf e Miuccia non ci ha per niente delusi, anzi, e il debutto di Kim Jones da Fendi trasmetteva un concept di eleganza arrivato già a maturità. Tra i nuovi trend sicuramene gli orli all'estremo: super corti alla Tom Ford o, al contrario, lunghi e lussuosi nei capispalla di Valentino. La settimana della moda milanese ha decisamente ravvivato l'atmosfera e ci ha davvero dato un boost di entusiasmo per tornare nuovamente a vestirci». 



«Salvatore Ferragamo e Valentino. sono state le migliori collezioni viste sfilare a Milano Moda Donna. Ma in generale seguire la manifestazione è stato un piacere perché la creatività è tornata al centro dell'offerta degli stilisti. I trend più forti sono gli abiti tagliati e la maglieria grossa, i colori decisi come il verde erba e il turchese, la pelle eco, le camice over. I nostri budget saranno stabili in virtù delle circostanze che stiamo vivendo e dell'impossibilità di fare previsioni sul futuro. Certamente investiremo sui marchi che tradizionalmente performano meglio e su collezioni casual e loungewear. Ma destineremo risorse importanti anche alla moda da sfilata e a pezzi importanti».


«Una delle collezioni migliori è stata quella di Alberta Ferretti, con bellissimi colori e accostamenti decisamente vincenti. L'immagine è quella di una donna bella e femminile, ma mai nuda. Al secondo posto metto Max Mara con la sfilata dei 70 anni assolutamente solida e convincente, anche per come ha sviluppato il tema del layering, uno dei trend della prossima stagione. Per quanto riguarda i film, quello di Missoni ha colpito nel segno e si farà ricordare: bella la produzione, bello lo styling. Prada sta cambiando e comunque presenta sempre un lavoro davvero interessante, ma penso che questa collaborazione tra Miuccia Prada e Raf Simons, pur portando molte novità interessanti, sta togliendo femminilità a una collezione che non è mai stata iperfemminile. Bello il concept di Valentino, sorprendente la scelta di stile di Dolce&Gabbana. Fendi bella e ben fatta. Per quanto riguarda gli accessori, ho trovato indimenticabili quelli di Jil Sander, che hanno lavorato in maniera eccezionale sia sul fronte delle scarpe che dei gioielli. Questa stagione ho notato il lavoro di molti giovani talenti: forse questo format digitale sta aiutando perché è vero che l'offerta è stata tantissima, ma la modalità da remoto ha reso più facile organizzarsi. Il video dell'appartamento occupato di Marco Rambaldi era davvero originale e ben fatto e la colonna sonora divertente e memorabile, come la collezione. Tra i giovani mi è piaciuto molto anche Alessandro Vigilianti. È stata una fashion week positiva e lo sarà anche sul piano dei budget, che per quanto ci riguarda sono in crescita. Prevediamo una grande ripresa. Sono convinto che lo zoomwear abbia fortunatamente le ore contate, magari è ancora presto per gli eccessi, ma con le pre-fall tonerà il dressing up. Gli stilisti a Milano hanno immaginato il mondo quando la pandemia sarà finita: in questi giorni abbiamo avuto un assaggio di look after lookdown e spero che anche a Parigi sia lo stesso». 


«Prada è stato, a mio avviso, l'evento più significativo di questa fashion week: non solo ha creato la miglior collezione, ma è stato anche l'artefice della miglior sfilata. Pure le conversazioni con Miuccia e Raf Simons stanno diventando appuntamenti che caratterizzano la fashion week. La borsa Cleo in formato over sarà sicuramente un best seller della prossima stagione, che a livello di mega trend sarà segnata da volumi over, cappe e mantelle e soprattutto da un generale mood di ottimismo e gioia. Mi è piaciuto molto il lavoro di Gabriele Colangelo, così chic, e ho molto amato anche lo show di Valentino. Del Core ha fatto vedere di avere la stoffa del designer di razza. Che bello vedere nuovi talenti realizzare progetti che non passano inosservati. L'assenza di grandi nomi come Gucci si è fatta sentire a Milano e sarà lo stesso per Saint Laurent a Parigi. I grandi gruppi possono permettersi di sfilare quando vogliono, specie in un momento come questo, in cui le regole del settore sono venute meno, ma penso che sarebbe un peccato se, tornati alle fashion week in presenza, non facessero più parte del calendario. Questo è un momento di cambiamenti per il settore, ma non credo che la moda italiana debba temere per il suo futuro: la supremazia dei marchi resterà e anche la fashion week confermerà la sua centralità del sistema, anche perché l'artigianalità e la capacità di produrre sono asset irripetibili altrove.



«Prada e Philosophy di Lorenzo Serafini sono state secondo me le collezioni più creative a questa tornata della Milano Fashion Week. Di Prada mi è piaciuto che, nonostante gli input di Raf Simons, sia sempre molto Prada. Inoltre ho apprezzato il "dialogo" post show, con gli interventi di Marc Jacobs relativi al Pradismo. A livello commerciale, la numero uno è Brunello Cucinelli, in linea con quello che i nostri clienti stanno cercando. Degna di nota, inoltre, la donna di Kiton, che riassume in maniera perfetta lo stile vincente della FW 21/22, all'insegna della gioia di vestire bene, in maniera sofisticata. Un must have sarà la cappa di Valentino. Per quanto riguarda la manifestazione in generale, ribadisco che non sono mai stato amante delle versioni virtuali: non mi stancherò mai di fare il paragone tra andare a un concerto e guardarlo in televisione. Capisco che con le problematiche in Italia ci siano state limitazioni forti, ma spero che in futuro - già dalla prossima Milano Moda Uomo - si torni quanto più possibile a una versione live. Le variazioni sul tema digitale possono essere interessanti per il pubblico dei consumatori, ma per il business preferisco la ripresa video del formato di una sfilata classica. Se devo indicare la presentazione digitale più convincente, scelgo Salvatore Ferragamo. Questo non vuol dire che non abbia apprezzato le collezioni in sé e per sé: credo che in questa situazione tutti i brand abbiano cercato di fare il loro meglio. Non tocco l'argomento emergenti, perché credo che ora sia particolarmente difficile per i grandi retailer far entrare nomi nuovi. È un grande dispiacere: conto sulla prossima stagione».


«Tra le collezioni preferite Etro e poi tutto il nuovo filone di designer statunitense come Gabriela Hearst e ovviamente Prada. Penso che la collaborazione con Raf Simons abbia fatto molto bene al marchio, che aveva bisogno di una dose maggiore di hype, decisamente arrivata con Simons. Sinceramente sono stato un po' stupito dalla grande voglia di ripartenza degli stilisti, che si sono lanciati in collezioni creative e forti: hanno scommesso su un ritorno alla normalità e alla voglia di vestirsi e anche noi facciamo altrettanto, rivendendo al rialzo i budget. Il momento resta non facile per emergere, ma il lavoro di stilisti come Alessandro Vigilante e Christian Boaro va tenuto in considerazione in vista di futuri inserimenti. Per il momento il nostro scouting si concentra più sui marchi emergenti provenienti dai Paesi Scandinavi. Tornando a quanto visto a Milano, belli gli accessori di Fendi anche se, francamente, mi sarei aspettato di più dal debutto di Kim Jones. Bello e convincente Valentino, che ha presentato una donna con una gran voglia di uscire. Per quanto riguarda i trend di successo del prossimo autunno-inverno, quelli su cui puntare sono i colori brillanti come giallo, arancione e soprattutto verde. Torna molto il corto: mini dress, minigonne e short. E poi i bikers, che ormai hanno preso il posto delle sneakers. Anche le borse in formato over rientrano nelle scommesse di una vita che tornerà ad essere condotta all'aperto».



«Questa digital fashion week è stata molto varia e piena di spunti, ma in generale si possono individuare due filoni: da una parte i défilé più o meno classici, dove le modelle hanno sfilato in passerella senza ospiti, dall'altra i video, i mini-film e le presentazioni digitali. Come buyer preferisco la sfilata tradizionale, perché consente di vedere molto meglio la collezione rispetto ai filmati, dove gli abiti arrivano secondi e l'arte viene prima. Ho trovato molto bello lo show di Valentino, che ha portato in pedana una collezione ricca di proposte: dagli abiti ai capotti, dalle giacche ai maglioni caldi, i pantaloni, gli stivali, i boot e le borse. D'impatto anche quello di Dolce&Gabbana, molto giovane, luminoso, ricco e fresco: la collaborazione con l'Istituto Italiano di Tecnologia è stata molto interessante e i robot che sfilavano insieme alle modelle hanno portato una ventata di aria fresca. Futuristica è stata anche la sfilata di Salvatore Ferragamo, che ci ha portato su un altro pianeta con i modelli vestiti con le uniformi del XXI secolo. Per quanto riguarda i trend, ho visto tanti capispalla pesanti: capotti, piumini, pellicce. Mi sono piaciuti quelli di Prada, Valentino, Dolce&Gabbana, Fendi, Alberta Ferretti. Ho notato anche il ritorno al tacco alto e agli abiti eleganti, con tanti strass, oro, argento. Tra gli accessori, ricca la scelta di borse di grandi dimensioni, mentre sul fronte calzature hanno predominato stivaletti e stivali. Tra i fashion film bellissimo quello di Antonio Marras dalle atmosfere misteriose, con i suggestivi paesaggi della Sardegna che fanno da sfondo alla collezione. In generale cercheremo di mantenere invariati i nostri budget».


«Di questa tornata di sfilate mi hanno colpito Fendi - una collezione raffinata, in linea con ciò che penso della moda - e Prada, di cui sono innamorato da sempre: quella con Raf Simons mi sembra una giusta fusione, apprezzo l’apertura mostrata dal brand. Uno dei trend più marcati è stato quello dei volumi over e dell’uso di tessuti morbidi, all’insegna della comodità. Le collezioni sono legate alla vita di tutti noi in questi ultimi tempi e credo sia giusto così, purché il tutto avvenga in modo coerente con il brand: se cambiano le nostre abitudini è necessario che cambino anche gli abiti. Ma la moda è anche in grado di farci divertire, vedi i colorati guanti di Prada con il "marsupio". Tra i video che ho seguito segnalo quello di Valentino, sofisticato, e quello di Dolce&Gabbana, reso frizzante dalle proposte che strizzano l’occhio a generazioni con più fantasia: un passo doveroso, anche se poi dovremo testare cosa ne pensano davvero i giovani consumatori. Per il prossimo inverno alzeremo il budget di circa il 30%, dopo un 2020 chiuso in crescita e con margini in miglioramento, sostenuti dall’apertura di un nuovo store a Salerno, che ci ha dato molta visibilità, e dagli investimenti sul sito». 

 

an.bi., a.b., a.t., e.f. e c.me.
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