Ristori bis

Federazione Moda Italia sconcertata per l’esclusione dei negozi di scarpe

Il ristoro per la moda? Secondo Federazione Moda Italia-Confcommercio è «piccolo e insufficiente». «Servono ristori congrui e a geometrie variabili anche nelle aree arancioni e gialle, altrimenti non ci sarà più un futuro per queste attività che presidiano le nostre strade, vie e piazze», afferma il presidente dell’associazione, Renato Borghi, commentando il Decreto legge “Ristori bis”.

Borghi definisce inoltre «assurda e surreale» la decisione di escludere volontariamente i negozi di calzature per i quali il Governo ha disposto la chiusura nelle zone rosse. «È una discriminazione - dice il presidente - che non possiamo tollerare e non vogliamo accettare. I negozi di calzature per bambini e quelli per adulti hanno lo stesso codice Ateco. Dunque quelli per bambini possono stare aperti e quelli per adulti, no. E allora, perché i negozi di scarpe per adulti non possono ricevere i contributi previsti? Serve una più seria e responsabile attenzione al Sistema economico, visione e lungimiranza». Proprio per questo, far riferimento ai meri codici ateco (oltretutto sbagliando anche nello specifico), anziché guardare alla grave crisi del comparto nel suo complesso, è una visione molto miope». 

L'associazione sollecita ad agire subito per una soluzione: «Le nostre imprese non hanno tempo di attendere la conversione in legge del decreto: sarebbe troppo tardi».

A fine ottobre la federazione del dettaglio e dell'ingrosso della moda ha previsto per fine anno la chiusura di 20mila esercizi, dai 17mila stimati in marzo. A rischio anche 50mila posti di lavoro e 20 miliardi di euro di business. 

e.f.
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