Delusione dopo il consiglio dei ministri

DL Rilancio: Confcommercio vuole azione più forte. Per Confesercenti va risolto il caos ripartenza

«Per un vero rilancio del Paese occorre un'azione più forte e strategica»: lo afferma il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli (nella foto), all'indomani del Consiglio dei Ministri sul decreto Rilancio.

«Bene - commenta Sangalli - aver evitato l'aumento automatico dell'Iva così come l'Irap di giugno. Bene, come abbiamo chiesto, i primi indennizzi a fondo perduto. Ma serve subito più liquidità vera per le imprese che ancora non c'è».

A suo parere occorrono più risorse a fondo perduto, più contributi per la filiera del turismo e della ristorazione e per i negozi che devono riaprire. Inoltre è necessario più tempo per pagare le scadenze fiscali. «La crisi - sottolinea - è di proporzioni mai viste: occorre un'azione più forte e strategica per un vero rilancio del Paese».

«Manca un piano "ad hoc" per il turismo – dice in una nota Confesercenti - ma complessivamente le risorse annunciate per il DL Rilancio sembrerebbero ingenti, pur se ridotte rispetto a quanto mobilitato da altri Paesi europei. Adesso sarà fondamentale che arrivino rapidamente e senza incertezze alle imprese».

Secondo Confesercenti il decreto introduce diversi strumenti per l'economia, alcuni positivi, come gli indennizzi a fondo perduto e lo stop agli aumenti Iva, e altri da rivedere, a partire dal capitolo turismo, «un settore per cui servono misure mirate e visione strategica». L'associazione fa notare che moltissime imprese, soprattutto di minori dimensioni, attendono ancora di accedere ai benefici previsti dai decreti precedenti. Le inefficienze hanno riguardato non solo l'erogazione effettiva dei bonus, ma anche la cassa integrazione e il credito. I finanziamenti fino a 25mila euro, garantiti da Mediocredito e riservati alle imprese minori, ad artigiani e professionisti, hanno al momento mobilitato solo 2,8 miliardi di credito. «Un risultato sotto le aspettative - dicono dall'associazione di categoria - soprattutto se si considera che è appena il 15% degli oltre 18,5 miliardi erogati alle imprese più grandi».

L'associazione guidata da Patrizia De Luise chiede urgentemente che vengano sciolti i dubbi sulla ripartenza: «A quattro giorni dalla data prevista manca ancora un provvedimento che chiarisca esattamente quali imprese possono riaprire e a quali condizioni». «Giudichiamo intollerabile - protestano gli esercenti - che ad oggi centinaia di migliaia di bar, ristoranti, stabilimenti balneari, mercati, alberghi, affittacamere, campeggi, guide turistiche e negozi, non sappiano ancora se potranno lavorare». Confesercenti prevede che le ripartenze graduali e le nuove limitazioni aumenteranno i costi di gestione delle imprese, riducendone la produttività, con il rischio che lunedì moltissimi rimarranno comunque chiusi.

e.f.
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