un'azienda su quattro valuta la chiusura

Euratex e Commissione Europea: «confronto costruttivo» sulle misure per il tessile-moda

Alberto Paccanelli, presidente di Euratex (organismo che rappresenta l'industria europea del tessile-abbigliamento), si è confrontato in videoconferenza con il commissario europeo Thierry Breton, affinché si arrivi a formulare soluzioni veloci ed efficaci per superare una crisi senza precedenti. 

Come ha sottolineato Paccanelli, Breton ha riconosciuto l'importanza strategica dell'industria tessile, cui sono collegati molti altri settori: «Senza i materiali tessili - ha affermato il numero uno di Euratex - tutto si blocca, dalle auto agli edifici, fino alle attività umane e professionali, a partire da quella dei medici».

«Ho chiesto al commissario di avviare misure a breve e lungo termine, per rilanciare l'economia e non allentare la stretta cooperazione con gli imprenditori del comparto», ha proseguito Alberto Paccanelli.

Misure che riguardano l'accesso alla liquidità, la riapertura dei negozi in modo da rimettere in moto la domanda, la ripresa graduale dei singoli mercati e la tutela delle esportazioni, che per il made in Italy - ma non solo - sono fondamentali e a livello Ue valgono oltre 50 miliardi di euro.

Questo nell'immediato, ma più in là non si potrà abbassare la guardia: catene di fornitura strategiche dovranno essere riportate in Europa, mentre bisognerà rileggere in un'ottica di rilancio i concetti chiave di innovazione, digitalizzazione e green economy.

I player europei del tessile-abbigliamento hanno reagito in modo veloce e compatto alla diffusione dell'epidemia: oltre 500, ricorda Euratex, hanno riconvertito parte dei loro siti produttivi o investito in nuovi macchinari, in modo da realizzare mascherine e altri dispositivi di protezione.

Ma la flessibilità e la solidarietà non bastano: secondo una recente ricerca condotta da Euratex, il 60% delle aziende europee del tessile-abbigliamento si aspetta che le vendite crollino del 50% in seguito al Covid-19, che ha bloccato la stagione di vendita primavera-estate 2020, mentre il 30% addirittura prospetta un -80%.

Inoltre, il 70% è alle prese con seri problemi finanziari, l'80% ha ridotto seppur temporaneamente la forza lavoro e uno su quattro sta pensando di chiudere (nella foto, Alberto Paccanelli).

a.b.
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