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La moda dice la sua sulla Grecia

Mentre Alexis Tsipras e il nuovo ministro delle finanze Euclides Tsakalotos sono pronti a discutere con i leader europei nuove proposte per il salvataggio di Atene (sembra che il premier greco chiederà 7 miliardi di euro), anche l'industria della moda segue da vicino l'evolversi della crisi.

 

Alla ripresa dei negoziati, le borse europee sono tutte in rosso e la Ue è divisa sulla "Grexit", anche se ieri sera la Bce ha confermato la liquidità alle banche greche, imponendo maggiori garanzie.

 

Una situazione di forte tensione che grava anche sugli operatori del fashion system, molti dei quali preoccupati per le conseguenze dello "schiaffo" dato dal popolo ellenico alla Troika con l'esito del referendum di domenica (vedi anche l'intervista a Lia Pagoni del Gruppo Pagoni, pubblicata ieri su fashionmagazine.it). Il quotidiano online wwd.com interpella alcuni nomi autorevoli, from Greek, ma non solo.

 

«In questa fase, la questione più che di business è politica - commenta Ralph Toledano, presidente della Fédération Française de la Couture, du Prêt-à-Porter des Couturier et des Créateurs de Mode -. Sono preoccupato perché sappiamo come è iniziata, ma non come andrà a finire. Vorrei che la nazione trovasse presto un'intesa, ma se tra sei mesi si ripiombasse in un'ennesima crisi, sarebbe meglio troncare subito». «In ogni caso - aggiunge - se il Paese uscisse dall'euro, non sarebbe una bella notizia per l'Europa».

 

Sophia Kokosalaki, designer greca trapiantata a Londra, parla in termini di "realpolitik", affermando di essere molto orgogliosa delle sue origini e di come il popolo greco, tramite la vittoria del "No", abbia mostrato al mondo cos'è la democrazia, ma al tempo stesso ricordando la necessità di una veloce risoluzione dell'emergenza: «Il debito del Paese non è sostenibile. I leader politici devono riunirsi per concordare un piano di azione chiaro. Meglio giungere presto a un accordo per evitare il peggio».

 

Mary Katrantzou(nella foto), nata ad Atene, al referendum sperava in un "Sì": «Auspico che il rifiuto dei greci al piano di salvataggio messo a punto dai creditori internazionali non si trasformi in un'uscita del Paese dall'euro e dall'Ue. Non è quello che vogliamo. L'Europa è la nostra casa». «Spero davvero - conclude - che il governo greco presenti una proposta che possa venire accettata in occasione del vertice di Bruxelles».

 

C'è anche chi vede la crisi come un'opportunità di crescita: «Questa è l'occasione per rafforzare l'Europa economicamente e finanziariamente, rafforzando le sue istituzioni politiche - ha commentato Armando Branchini, vicepresidente della Fondazione Altagamma -. A volte le decisioni più sagge vengono prese fuori tempo massimo. Di certo la crisi greca era sotto gli occhi di tutti già negli ultimi cinque-sei anni».

 

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