DIGITALIZZAZIONE

Netcomm Forum: «Con lo smartphone cresce il potere decisionale del consumatore»

Una relazione di fiducia è alla base della cashless society, che abbandona il pagamento in contanti per centralizzare sullo smartphone le transazioni quotidiane. Una trasformazione che sta avvenendo anche nel nostro Paese, dove sempre più italiani si fidano della digitalizzazione. È quanto emerso dal convegno di stamattina "Reshaping retail: next digital trends", moderato da Marc Sondermann, direttore e ceo di Fashion e eBusiness, nel corso del Netcomm Forum, in chiusura oggi.

«Con 51 miliardi di euro di transato cashless rispetto ai 118 della media europea, l'Italia è il fanalino di coda dell'Unione per quanto riguarda i pagamenti digitali. Tuttavia si colloca al terzo posto per numero di cellulari». Esordisce così l'a.d. di Bancomat Spa, Alessandro Zollo, spiegando che proprio questa evoluzione della mobilità ha portato l'azienda a lanciare Bancomat Pay, il primo passo nella strategia di digitalizzazione che porterà i 37 milioni di attuali titolari di carte PagoBancomat a usufruire di innovativi servizi. «Una sorta di piattaforma - sintetizza - su cui costruire partnership che ruotano attorno alla centralità del consumatore».

Un cambiamento di rotta, quello dei pagamenti con smartphone, che vede come pioniere la Cina, dove la trasformazione del retail in senso digitale è stata avviata già negli anni 2010 ­- come ricorda Kevin Peng, segretario generale della China Chain Store & Franchise Association (CCFA) - fino all'elaborazione di modelli di business propri come Alibaba, oggi il più grande ecosistema digitale al mondo.

Di proprietà di Alibaba, il sito di e-commerce Aliexpress punta all'Italia per spingere le vendite anche in Europa e nel mondo nei prossimi 5-10 anni. Lo dichiara l'Italy business development director Martin Wang, sottolineando l'alto potenziale dei prodotti made in Italy nei settori moda e design per creare un ecosistema locale. Per metterlo a punto, l'azienda cinese sta cercando partner nel nostro Paese.

«Ci sono algoritmi, come quelli elaborati da noi, che permettono di studiare e difendere la qualità del made in Italy e made in Europe sulle reti sociali e su Internet, per difenderla da fake news e attacchi reputazionali», conclude Alex Orlowski, ceo dell'agenzia digitale WaterOnMars. Perché fidarsi è bene, ma avere certezze utilizzando strumenti appropriati è meglio (Nella foto, Alex Orlowski con Marc Sondermann).

c.b.

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