Dopo gli investimenti in Attico e Langosteria

Pietro Ruffini spiega le strategie del fondo Archive

«Siamo orientati a brand B2C che possano offrire esperienze concrete»: Pietro Ruffini (primo a destra nella foto), membro del board di Archive e figlio di Remo, patron di Moncler, ha raccontato i progetti del fondo di famiglia sul palco dell’Osservatorio Altagamma 2018, che si è svolto ieri 15 novembre a Milano.

«Non cerchiamo realtà prettamente digitali - ha spiegato - anche se il digital è un additivo, che non possiamo trascurare. Ci interessa il mix di prodotto, esperienza e digitale».

Con questo target in mente, Archive - che è co-fondata e gestita dall'ex Bain & Company, Stefano Marcovaldi, e controllata dalla Ruffini Partecipazioni Holding - ha messo a segno i suoi primi investimenti il mese scorso: si tratta del 40% dell’insegna della ristorazione Langosteria e del 49% del brand Attico. L’altro segmento di interesse elencato da Pietro Ruffini è l’hospitality.

Di Attico sono piaciuti la visione forte della marca e il modo nuovo di comunicare online, con le fondatrici Gilda Ambrosio e Giorgia Tordini che sono anche le ambasciatrici della label. «Vogliamo dare un supporto all’internazionalizzazione - ha affermato Ruffini - e creare un grande brand, facendo leva sulla comunicazione digitale, per portare l’esperienza nel punto vendita». L’altro step è digitalizzare il Crm, per raccogliere i dati dei clienti e offrire una customer experience «personalizzata e unica».

L’esperienza fisica resta fondamentale per il 29enne, che vede il mondo di gitale come una leva per rendere lo shopping offline più ricco e interessante.

Quanto al food & beverage di Langosteria, Ruffini dice: «Ha un enorme potenziale, si può far molto per migliorare l’esperienza del consumatore».

Perché è stato scelto il nome Archive? «Per il senso di community - risponde Ruffini - di tante realtà in cui crediamo e dove possiamo portare un valore aggiunto».

e.f.
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