Dopo i severi lockdown

Fashion retail a Shanghai: cumuli di scorte, saldi à gogo e scarsa affluenza

Vendite al dettaglio di moda problematiche a Shanghai, a quasi un mese dalla revoca delle severe misure di blocco del Covid. Cumuli di scorte invendute, saldi à gogo, centri commerciali semideserti sono all’ordine del giorno, secondo quanto riporta Reuters.

La città cinese da 25 milioni di abitanti si è fermata, nei mesi di aprile e maggio, congelando le vetrine di abbigliamento e prodotti di bellezza e bloccando al porto container di capi importati (l’hub locale smista circa un quinto di tutte le merci importate nella Repubblica Popolare). Così, quando la megalopoli ha riaperto, questo mese, un'ondata di merci si è riversata dai magazzini agli scaffali in store, già carichi di merce invenduta.

Questo spiega anche la comparsa, in tutta Shanghai, di grandi cartelli con la scritta "saldi" e della molteplice offerta di sconti all’interno, come avvenuto per Lululemon e Victoria's Secret, per attirare i clienti. Anche i fashion e-commerce faticano a smaltire l'eccesso di merce. «Questo ci ha colpito molto - ha dichiarato Josh Gardner, fondatore e ceo di Kung Fu Data, partner e-commerce per il mercato cinese di una decina di marchi di moda, tra cui G-Star Raw -. Ad aprile e maggio sulle piattaforme di e-commerce cinesi non si trovava una maglietta, avevamo esaurito le scorte estive, non c'erano prodotti. Ora tutti sono bloccati da un sacco di scorte che non riescono a spostare».

Una società di consulenza ha stimato che le vendite durante la "618" (evento dedicato allo shopping in Cina, dal 31 maggio al 20 giugno) sui principali siti di e-commerce, tra cui Tmall e JD.com, sono rimaste invariate rispetto all'anno precedente. Nella settimana di avvio dell'evento, i dati di Tmall hanno mostrato che le vendite di abbigliamento maschile sono calate del 22% e quelle di abbigliamento femminile del 4%, anche se le vendite di activewear sono aumentate del 26%.

Secondo l’agenzia di stampa alcuni rivenditori starebbero immagazzinando le scorte e ordinando di meno per il quarto trimestre, momento in cui potrebbero smaltire le scorte esistenti attraverso il Singles' Day di novembre.

«Per quanto riguarda la categoria dell'abbigliamento, a causa dell'epidemia e del rallentamento dei consumi, c'è un alto livello di scorte arretrate di collezioni primaverili - ha confermato Lei Xu, amministratore delegato di JD.com, dopo i risultati del primo trimestre del rivenditore online -. Di conseguenza, molte fabbriche stanno pensando di saltare le collezioni estive».

Lo specialista delle vendite flash OnTheList, che vende prodotti di lusso di marchi come Versace, Jimmy Choo e Lanvin con sconti del 70% e oltre, ha riaperto il suo showroom fisico di Shanghai lo scorso fine settimana con una vendita di proposte Salvatore Ferragamo.

Come ha dichiarato Jean Liang,ceo di OnTheList per la Cina, i marchi di lusso sono ora più aperti alle vendite online, oltre che a quelle offline, mentre i marchi di cosmetici cercano attivamente di organizzare vendite per eliminare le scorte in eccesso. «Prima - ha spiegato - eravamo sempre noi a chiedere i loro piani, mentre ora sono loro a rivolgersi a noi, il che significa che hanno un inventario che devono ripulire per avere un livello di scorte sano». Significativo anche il fatto che il calendario delle vendite flash di OnTheList, che durano pochi giorni, è tutto prenotato fino a settembre.

Un’altra soluzione per smaltire l’invenduto è l'invio di prodotti per la distribuzione in Europa o in America, ma attualmente è un processo complicato dall'aumento dei costi di spedizione e di trasporto aereo, come ha osservato Benny Wong, supply chain director del marketplace Peeba focalizzato sul wholesale. «Ora l'ostacolo principale è il trasporto... crea un grosso problema al proprietario delle giacenze di magazzino - ha affermato -. L'inventario può uccidere e alcune categorie di prodotti hanno un enorme quantità di stock da spostare».

A settimane dalla riapertura, si nota pure che i consumatori di Shanghai non sono ancora tornati nei centri commerciali in numero significativo. L'affluenza è circa la metà di quella abituale nei principali centri del centro, secondo il personale dei negozi. I cittadini sono riluttanti a tornare nelle aree pubbliche al chiuso, soprattutto per paura di essere nuovamente bloccati, come richiesto dalle politiche cinesi di zero-Covid, ogni volta che emergono nuove infezioni.

Inoltre resta il divieto di consumare i pasti nei ristoranti, perciò i centri commerciali rimangono privi delle consuete attrazioni di cibo e bevande.

In maggio le vendite al dettaglio cinesi sono diminuite del 6,7%, rispetto a un anno prima, e dell'11,1% rispetto ad aprile.

e.f.
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