Dopo il -15% del 2020

Womenswear italiano: l’export segnala un cambio di passo (+27,6%)

In Europa ed extra-Ue si torna a comprare moda italiana, per un totale di 4,3 miliardi di euro, nei primi sei mesi del 2021, in aumento del 27,6% rispetto alla prima metà del 2020 e in forte accelerazione, dopo il +2,6% del primo trimestre.

In base alle analisi del Centro Studi di Confindustria Moda per Smi, ogni singolo segmento ha recuperato: +22,9% la confezione, +38,1% la maglieria esterna, +16,9% la camiceria e +31,7% l’abbigliamento in pelle. Tuttavia tali aumenti non sempre sono stati sufficienti a recuperare i livelli esportati nel gennaio-giugno 2019.

Relativamente alle aree di sbocco, fra gennaio e giugno l’Ue ha comprato il 25% in più e l’extra-Ue il 29,8%.

I primi quindici Paesi di destinazione (81,6% del totale export) hanno tutti segno più tranne Regno Unito e Austria. Al primo posto, con un’incidenza pari al 13,0% sul totale esportato di settore, la Francia mostra un aumento pari +37,2%. La Svizzera, che ha soprattutto il ruolo di hub logistico-commerciale per successive riesportazioni in altri mercati mondiali, segna un +27,3%, mentre la Germania, terzo sbocco della nostra moda donna, totalizza un +18,7%.

Particolarmente dinamica la Cina con un +98,2%, che passa dall’ottava posizione del primo semestre 2019 e 2020 alla quarta del 2021. A questa performance va aggiunto il +35,4% di Hong Kong. Gli Stati Uniti sono quinti con una crescita delle importazioni dell’11,9%. La Russia al nono posto registra un incoraggiante +30%.

Nel 2019 l’export di abbigliamento femminile aveva superato i 4,4 miliardi di euro: un valore che porta il gap da recuperare a 107 milioni (-2,4%).

Il womenswear viene da un 2020 archiviato con un calo del fatturato del 18,9% a 11,3 miliardi, quasi in linea con il -20% di tutto il tessile moda. L’export del comparto lo scorso anno ha accusato un calo del 15,3% grazie a un recupero nell’ultima parte dell’anno.

e.f.
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