Dopo il boom l'online rallenta

Il calzaturiero protagonista a Micam: business in rimonta, ma preoccupano caro energia e delle materie prime

I numeri sono in crescita, ma parallelamente cresce anche la preoccupazione per i prossimi mesi. Mentre a FieraMilano Rho è in corso Micam Milano, l'ultimo report del Centro Studi di Confindustria Moda per Assocalzaturifici scatta una fotografia dell'andamento del settore, che sta dando segnali di ripresa, seppur in un contesto socio-economico e politico incerto.

Fatturato ed export sono in rimonta e segnano aumenti a doppia cifra: nel primo semestre d’anno (dopo il +18,7% a consuntivo 2021) il fatturato aumenta ancora di 14,5 punti percentuali (nel campione di associati contattati), mentre le esportazioni nei primi cinque mesi dell'anno crescono del 24% in valore e del 15% in quantità.

La cautela è però d’obbligo: «Il settore nel suo insieme denota un significativo recupero – commenta Giovanna Ceolini, presidente di Assocalzaturifici - ma caro energia, costi delle materie prime e conseguenze del conflitto russo-ucraino (-30% in valore l’export nei due mercati, con un -46% dall’inizio della guerra) mettono a rischio l’evoluzione a breve».

«Stiamo riscontrando soddisfazione sul fronte delle vendite verso i mercati nordamericani e nei principali paesi Ue – precisa - mentre i lockdown primaverili hanno frenato quello cinese. Se le griffe registrano performance brillanti, però, metà delle imprese sono ancora sotto i livelli di fatturato pre-Covid».

Tra le destinazioni, buona la performance dell’Unione Europea (+23% in valore), trainata da Francia e Germania, i primi due sbocchi esteri in volume per gli operatori italiani.

Ancora più sostenuta la crescita negli Usa e in Canada (nell’ordine del +65% in valore), favorita da tassi di cambio più vantaggiosi. Positivo il Far East, +15% in valore nell’insieme, ma con la Cina in netto rallentamento nel bimestre aprile-maggio (-25% in quantità) per i lockdown imposti dalle autorità in diverse importanti città.

Brillano gli Emirati Arabi e riparte il Regno Unito dopo la battuta d’arresto post-Brexit. Crolla l’export in Russia e Ucraina per lo scoppio della guerra, con pesanti conseguenze per i distretti produttivi tradizionalmente votati a quest’area.

Sul mercato interno è proseguito l’avvicinamento ai livelli (insoddisfacenti) di tre anni addietro: +18,2% in valore gli acquisti delle famiglie nei primi sei mesi e +14% in quantità.

Quanto al canale online, dopo il boom registrato nel 2020 durante la pandemia che ha forzatamente modificato le abitudini di acquisto e il rallentamento del 2021, nei primi sei mesi di quest’anno le vendite hanno subìto un ridimensionamento ulteriore (-8,9% in volume e -4,4% in valore tendenziali), pur rimanendo però decisamente al di sopra (+24% in quantità) rispetto al primo semestre 2019.

Per quanto concerne lo shopping dei turisti stranieri – nonostante l’indubbia ripresa – i flussi in ingresso nel nostro Paese, le presenze e la spesa (notevolmente superiori al 2021, secondo le rilevazioni disponibili condotte da Istat e dalla Banca d’Italia) restano ancora su livelli inferiori del -25-30% se raffrontati con gli analoghi periodi 2019.

La ripartenza nei livelli di attività dopo lo shock determinato dall’emergenza pandemica ha favorito un’inversione di tendenza nei livelli occupazionali: i dati camerali indicano infatti a fine giugno un saldo positivo di 1.062 addetti rispetto al consuntivo 2021 (+1,5%), insufficiente a recuperare le perdite dello scorso anno.

Un rimbalzo dopo i cali registrati negli ultimi sei anni – in cui la forza lavoro del settore ha perso oltre 6.400 unità – accompagnato dal ridimensionamento nel ricorso agli ammortizzatori sociali (-80% la Cig sui primi sei mesi 2021 nella filiera pelle, ma numero di ore ancora doppio rispetto alla prima metà 2019).

Nel confronto col primo semestre 2021 tutte le regioni mostrano cospicue riduzioni nelle ore autorizzate: le Marche (-72,3%) sono la prima per ricorso nel periodo considerato (con 1,9 milioni di ore, pari al 24% del totale Italia), seguite dalla Campania (1,7 milioni, -76,3%). In calo del -77% il Veneto, del -89% la Toscana (con un -84% a Firenze), del -76% la Lombardia, del -90% la Puglia e del -88% circa l’Emilia Romagna. Tutte presentano comunque un numero di ore di Cig notevolmente superiore a quelle pre-Covid.

Prosegue invece la selezione tra le imprese: nel primo semestre si segnalano 95 calzaturifici in meno.

 

a.t.
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