Dopo il record dei 31mila casi

Le vendite di lusso di nuovo sotto pressione in Cina per l’aumento dei casi di Covid

Secondo quanto previsto da Barclays, le vendite di lusso nella regione Asia Pacific dovrebbero aumentare del 5% nella seconda metà del 2022. Ma il rischio è che non sarà più così. La Cina è infatti di nuovo alle prese con l’incubo Covid. Uno spettro che agita i principali centri dello shopping, tra i quali in primis Shanghai, dove sono state appena reintrodotte regole restrittive che vanno a penalizzare il mondo del retail.

La bomba è scoppiata mercoledì scorso, 23 novembre, quando sono stati riportati oltre 31mila casi di Covid in Cina, ossia il massimo assoluto su base quotidiana dallo scoppio della pandemia di inizio 2020.

Numeri che hanno fatto gridare all’allarme e che hanno spinto il governo di Shanghai ad adottare una politica restrittiva, che impone ai nuovi arrivati in città di stare lontani dai luoghi pubblici per cinque giorni.

A partire da ieri 24 novembre, infatti, le persone che arrivano a Shanghai devono sottoporsi a tre test dell’acido nucleico per tre giorni consecutivi, l’ultimo il quinto giorno di permanenza in città, prima di potersi muovere liberamente.

Una regola che in un secondo momento il governo ha ammorbidito a favore dei lavoratori interprovinciali, a cui è stata data facoltà di aggirarla.

Resta il fatto che, come ha sottolineato Barclays in un rapporto pubblicato mercoledì scorso, questo round di restrizioni imposto a Shanghai porterà un ulteriore vento contrario alle vendite di lusso in Cina nel quarto trimestre.

Un ostacolo rilevante in quanto impedisce ai consumatori del lusso che non risiedono in città di fare shopping in città in periodi brevi di permanenza.

Secondo quanto ha in precedenza chiarito Barclays, infatti, i consumatori che non risiedono in città possono contribuire fino al 50% alle vendite nei mall nelle principali città come Shanghai e Pechino.

Uno scenario fosco per la nazione, dove di recente erano state allentate le restrizioni e dove ora si torna a vigilare sui numeri del Covid, con misure che riguardano metropoli come Pechino, Guangzhou o Shijazhuang.  

Di recente, per esempio, la capitale aveva ridotto la quarantena per i contatti stretti da sette a cinque giorni nelle strutture statali e a tre giorni a casa e aveva interrotto la registrazione dei contatti secondari. Ma di fronte alla nuova ondata di casi sono state adottate alcune restrizioni in diversi distretti con negozi, scuole e ristoranti chiusi.

Resta da vedere dunque in che misura lo scenario e il debole sentiment dei consumatori freneranno l’appetito per i beni di lusso, considerando anche l’avvicinarsi della festa del capodanno cinese che cadrà presto, il 22 gennaio del 2023.

A dare un po’ di fiducia è un rapporto di Goldman Sachs pubblicato all’inizio del mese in corso, dove si prevede che la Cina abbandonerà la sua politica “zero Covid” nel secondo trimestre del 2023, dopo il secondo Congresso del partito nel mese di marzo. 

c.me.
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