dopo un 2019 positivo

Moda donna: bruciato nel primo semestre un miliardo di euro di export

In occasione del salone Super sulla piattaforma Pitti Connect, il Centro Studi di Confindustria Moda ha diffuso i dati sulla moda femminile italiana nel 2019 e, relativamente all'export, nei primi sei mesi del 2020.

Un periodo, quest'ultimo, sul quale come prevedibile ha impattato pesantemente la pandemia. Si parla infatti di un -23,6%, ma il Covid ha picchiato duro anche sull'import (-21,4%).

Le esportazioni settoriali scendono quindi a circa 3,4 miliardi di euro, mantenendo un saldo positivo pari a 1,3 miliardi. Viene di fatto bruciato oltre un miliardo di euro, mentre il saldo perde 465,3 milioni.

Sempre restando in tema di export, dopo un bimestre favorevole (+1,8%), marzo ha visto un crollo del 24,9%, anche se il mese peggiore è stato aprile, con un -73,3% su base tendenziale.

A maggio il tasso di caduta è rallentato (-47,4%) rispetto all'analogo mese del 2019 e giugno è stato archiviato con un -14,1%.

A livello geografico, il flusso intra-Ue si è limitato da gennaio a giugno a un -19,5%. Nella zona extra-Ue è andata decisamente peggio, con un -26,6%. Di contro, l'import intracomunitario registra un -24,1%, superiore al -18,7% dell'extra-Ue.

Tutti i mercati del Vecchio Continente sono interessati da segni meno a doppia cifra: Francia -18%, Germania -14,8%, UK -28,8%, Spagna -19,9%. La Svizzera, nota come hub logistico, contiene la perdita a un -2,8%.

Nel resto del mondo si assiste al -28,5% degli States, al 25,9% della Russia, al -43,7% di Hong Kong, al -28,8% della Cina, al -30,7% del Giappone. Si difende bene solo la Corea del Sud (-6%).

Tra i Paesi fornitori, la Repubblica Popolare, che assicura il 16,3% delle importazioni di moda donna, cala dell'11,1%. Francia, Spagna e Bangladesh arretrano del 25-26%, il Belgio del 30%, la Germania di quasi il 23% e la Romania del -15,9%.

Tra i comparti si va dal -20,8% della maglieria al -24,4% della confezione, per salire al -26,6% della camiceria e al -29,1% della pelle.

Ben diverso il clima che si respirava a fine 2019, con un fatturato settoriale annuale di 13,9 miliardi di euro (+4,5%, superiore alle stime di inizio anno), trainato da esportazioni pari a quasi 9 miliardi (+6,1%), contro un import di poco più di 5 miliardi (+6,2%).

Il saldo commerciale superava i 3,9 miliardi, dai precedenti 3,7 miliardi. Unico neo, i consumi interni, intorno ai 9,4 miliardi, in flessione del 2,3% (più contenuta, tuttavia, del -3,9% del 2018).

Terminando con i format commerciali, lo share delle catene era del 49,8%, in crescita dell'1,8%. In avanzata dello 0,8% l'e-commerce, con una fetta del 9,7% sul totale del sell out. Andamento negativo per il dettaglio indipendente (-10,1% di vendite, con un'incidenza del 18,3% sul totale mercato, in riduzione dell'1,4%). In decremento dell'1,7% la gdo, la cui quota era del 15,2%.

I dati di sell out della prima parte della primavera-estate 2020 (marzo-giugno) risentono inevitabilmente della tempesta sanitaria, con flessioni di più del 70% in marzo-aprile, mentre a maggio-giugno si notano il -40% della camiceria femminile e il -35% di confezione e maglieria (nella foto, un modello di Avant Toi, uno degli espositori di Super).


a.b.
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