Due settimane dopo la fine del lockdown

Doccia fredda alla riapertura per il retail inglese: tagli da Harrods, Topshop e John Lewis

Prima il lockdown, poi le norme per il distanziamento sociale, infine il crollo del turismo. Tre fattori che hanno messo in ginocchio il retail inglese: dopo l'euforia per la riapertura (lo scorso 15 giugno), è arrivato il momento di fare i conti con la realtà.

Tre importanti retailer del Regno Unito come Harrods, Topshop e John Lewis hanno infatti annunciato un piano di licenziamenti per una parte dei propri dipendenti, causa Covid-19.

Alcuni, in realtà, stavano già soffrendo e pensando a una riduzione del personale anche prima della pandemia, ma con l'emergenza sanitaria si sono sommati i mancati incassi dei tre mesi di chiusura e la ripresa lenta delle vendite, dovuta anche al drastico calo di turisti, soprattutto a Londra. Senza contare i contenziosi per gli alti canoni d'affitto da pagare, anche in assenza di attività.

L'iconico Harrods ha confermato che taglierà 672 posti, pari al 14% della sua forza lavoro, composta da 4.800 persone.

Come ha ribadito l'a.d. Michael Ward, alla guida del retailer di proprietà di Qatar Investment Authority, «ci vorranno tempo e un drastico miglioramento delle condizioni esterne» per consentire ad Harrods di riprendersi e tornare alla crescita.

Ward ha aggiunto che nei suoi 15 anni consecutivi da Harrods è passato attraverso alcuni momenti difficili, «ma questa è senza dubbio la più grande sfida che abbiamo affrontato. Niente è paragonabile alla tristezza e alla perdita nel dover lasciare andare via colleghi stimati».

Intanto Harrods punta a smaltire l'invenduto attraverso l'apertura del suo primo outlet a Westfield London.

Stessa sorte per i dipendenti di Arcadia Group di Philip Green, alla guida di catene come Topshop e Dorothy Perkins, che ha annunciato il taglio di 500 posti di lavoro sul totale di 2.500 della sua sede centrale.

«La ristrutturazione è essenziale per poter operare nel modo più efficiente possibile in tempi difficili. Ci rammarichiamo profondamente per l'impatto che questo potrà avere sulle persone coinvolte e faremo tutto il possibile per sostenerle», ha detto un portavoce dell'azienda.

Non si conosce invece ancora il numero dei tagli alla britannica John Lewis, catena con una cinquantina di spazi nel Regno Unito, «dovuti alla mancata riapertura di alcuni negozi dopo il lockdown», come ha voluto precisare un portavoce.

Nessuna decisione è stata ancora presa, «ma è molto difficile che riapriremo tutti i nostri store».

a.t.
stats