chiusure a catena causa covid-19

Anche l’America ha paura: la moda abbassa le saracinesche

Com’era prevedibile, dopo la dichiarazione dello stato di emergenza la vita e la percezione del virus sono cambiate rapidamente in America.

Mentre l’amministrazione Trump sta discutendo un piano che potrebbe ammontare a 1.200 miliardi di dollari per attutire l’impatto economico dell’epidemia, il coprifuoco è già scattato a New York e a Los Angeles, che hanno stoppato scuole, bar, ristoranti, cinema, teatri e locali notturni. Intanto in tutto il Nord America cominciano a spegnersi le luci nei negozi.

Lo scenario sembra quello che ha visto protagonista l’Italia solo una settimana fa, quando in anticipo sui provvedimenti ufficiali del Governo le aziende hanno deciso in autonomia di abbassare temporaneamente le saracinesche dei loro punti vendita, per tutelare la salute di dipendenti e non creare occasioni di contatto fra le persone.

Dall’ultimo fine settimana negli Usa è scattato l’allarme retail e hanno cominciato a chiudere Ralph Lauren, Chanel, Dior, i marchi di casa Kering, Urban Outfitters, Lululemon, Patagonia, Nike, Under Armour, UniqloSephora, per citarne alcuni, e già tra lunedì e martedì lo stuolo di chi ha aderito alla serrata si è allungato con i grandi department store, da Nordstrom a Macy’s e Bloomingdale’s, fino a Neiman Marcus e Bergdorf Goodman.

Lo stesso hanno fatto Saks Fifth Avenue (nella foto) e il retailer Hudson’s Bay. Alla lista si sono aggiunte insegne come Abercrombie & Fitch, Tiffany, quelle del gruppo Pvh (che controlla Calvin Klein e Tommy Hilfiger) ed H&M, che oltre a bloccare i suoi 460 negozi in Germania, ha optato per la stessa misura nei 590 punti vendita negli Stati Uniti, suo secondo mercato.

Oggi Capri Holdings si è messa in coda, annunciando lo stop in Nord America ed Europa delle sue boutique a insegna Versace, Jimmy Choo e Michael Kors fino al 10 aprile.

Certo la lista è destinata ad allungarsi di ora in ora, con un impatto sul business che in questo momento è difficile da quantificare.

Secondo le stime elaborate da wwd con la società Customer Growth Partners, la posta in gioco per il retail di moda in Usa ed Europa potrebbe essere intorno ai 150 miliardi di dollari.

Una cifra che tiene conto dei 68 miliardi di dollari relativi alle vendite di marzo e aprile dell’anno scorso negli specialty store e department store americani e degli 82 miliardi di dollari fatturati dai “colleghi” europei e canadesi, che probabilmente (non si sa in che misura) non entreranno in cassa.

a.t.
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