EY Future Consumer Index

Shopping e Covid: il 46% degli italiani a disagio nel provare vestiti in negozio

Il Covid-19 ha avuto un impatto senza precedenti nell’atteggiamento di consumo degli italiani: il 71% ha cambiato le modalità d’acquisto, il 53% ha modificato la tipologia di prodotti nel carrello e il 39% dice di comprare solo l’essenziale.

Lo rileva una recente indagine della società di consulenza EY, che monitora i cambiamenti nei consumatori italiani ed esteri e individua gli shopper emergenti per segmenti. In particolare, l’edizione di dicembre dell’EY Future Consumer Index riguarda il periodo che va da aprile a ottobre 2020, coprendo 20 Paesi tra i quali l’Italia.

Dai dati emerge che l’81% degli italiani sta limitando alcuni acquisti fino alla prossima stagione dei saldi, il 55% si rivolge ai negozi di dimensioni più ridotte per piccole spese quotidiane, preferendoli alla grande distribuzione, e il 43% sta facendo shopping meno frequentemente.

«Due tendenze preponderanti - sottolinea Stefano Vittucci, partner EY, responsabile Consumer Products and Retail in Italia - sono la riduzione dei consumi nel futuro (il 50% prevede di spendere meno durante le festività natalizie) e lo spostamento accelerato verso l’acquisto online di prodotti in precedenza comprati nei negozi fisici (34%). Lo shopping sulle piattaforme digitali sarà protagonista anche durante le feste: l’81% dei consumatori intervistati aspetterà i saldi e per la maggior parte si rivolgerà all'e-commerce».

Inoltre il 60% degli italiani sondati farà scelte più salutistiche, specie per cibo e bevande. Il 63% è più propenso ad acquistare da società sostenibili e il 38% intende comprare più prodotti locali, da piccole aziende, nel lungo termine.

Tuttavia il 54% pianifica di ridurre la spesa in prodotti non essenziali, come vestiti e cosmetici, nei prossimi 6-12 mesi.

Il 47% del campione degli italiani interpellati dice di avere speso meno in abiti e scarpe dall’inizio della pandemia, ma un altro 46% afferma di avere mantenuto la spesa invariata e il 7% di avere speso di più.

Per quanto riguarda il lusso, è il 66% ad avere ridotto i consumi, mentre il 25% li ha mantenuti invariati.

Il fatto è che la pandemia ha moltiplicato le situazioni di difficoltà per i consumatori del nostro Paese, a partire dal dover viaggiare con i mezzi pubblici (66%). Anche fare shopping di abbigliamento mette a disagio (30%), come pure provare i vestiti in negozio (46%).

La crisi provocata dal virus sta suddividendo gli shopper italiani in quattro categorie: il 33% regge bene, il 32% è in difficoltà e preoccupato, il 25% si reputa non toccato (con minimi cambiamenti rispetto allo stile di vita) e il 10% è colpito, ma ottimista.   

In futuro avranno priorità maggiore i beni essenziali (per il 31%). Secondo EY gli shopper non acquisteranno prodotti che non siano assolutamente necessari, guarderanno sempre alle grandi promozioni e varrà più il contenuto intrinseco che la marca offre. Anche la salute sarà prioritaria (30%), il che porterà a scegliere prodotti di cui ci si fida, che siano sicuri.

Ci sarà pure chi deciderà di dare priorità al pianeta (17%), tagliando gli sprechi e riducendo il suo impatto sull’ambiente, chi alla società, che comprerà solo da aziende oneste) e chi all’esperienza, preferendo provare le novità e avere servizi personalizzati.

Quando la pandemia sarà finita, il 20% del campione dice che spenderà di più in vestiti e scarpe e il 56% manterrà inalterato il budget. Solo il 24% lo taglierà. Relativamente ai beni di lusso, il 48% ridurrà la spesa e il 15% l’aumenterà.

e.f.
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