Fashion & High Street Report 2022

Immobiliare retail: Milano la preferita dai dettaglianti, Roma la più green e vivibile

Valori in ascesa per l’immobiliare retail nelle high street italiane, come emerge dal Fashion & High Street Report 2022 di Federazione Moda Italia, realizzato in collaborazione con la società di consulenza immobiliare World Capital Group e Global Blue specializzato nelle soluzioni per il tax free shopping.

Nel primo trimestre 2022 via Montenapoleone a Milano (nella foto) spicca con un canone di locazione massimo di 15.150 €/mq/anno. Via dei Condotti a Roma raggiunge i 15mila €/mq/anno, mentre una vetrina in piazza San Marco a Venezia arriva a valere fino a 8.996 €/mq/anno. «Il settore immobiliare retail high street – commenta Andrea Faini, ceo di Wcg-World Capital Group – si attesta resiliente nella prima parte dell’anno, con valori di locazione in aumento nelle high street di Milano, Roma, Firenze e Venezia. Tra queste location è il capoluogo lombardo a essere il preferito dai retailer e dagli investitori, perché in grado di attrarre turismo e business».

Wcg ha anche analizzato le strade dello shopping in base a un indice qualitativo, elaborato dal dipartimento di ricerca interno, che considera non solo i canoni di locazione, ma anche fattori che concorrono a definire la sostenibilità e la vivibilita delle strade localizzate entro un raggio di 15 chilometri. In base al Green and quality index, via del Corso a Roma è la numero uno, seguita da piazza di Spagna, seconda pari merito con piazza San Marco, via Montenapoleone, via dei Calzaiuoli a Firenze, piazza degli Antinori (Firenze), via Cola di Rienzo (Roma) e via Torino (Milano).

Come segnala la Federazione, il 2022 è iniziato con un -9% delle vendite al dettaglio di moda, rispetto al gennaio 2021, seguito da un -16,3% di febbraio e da un -4,5% di marzo.

Stando al report, nel marzo 2022 il 71,6% delle vendite è avvenuto negli store fisici, a fronte di un 29,4% di acquisti online. Il peso dell'e-commerce sui fatturati è inferiore al 5% per circa l’80% delle aziende interpellate. Oltre ai siti di e-commerce i canali più utilizzati sono Instagram e Facebook.

Alla fine del 2021 poco oltre la metà delle imprese del retail di moda prese in esame si era attivata per vendere online o attraverso consegne a domicilio. Un altro dato su cui riflettere è che fra il 2019 e il 2021 il settore ha accusato un calo delle realtà attive in Italia del 5% e una flessione del numero di addetti pari al 9,7%.   

In base ai dati elaborati da Global Blue, i turisti degli Stati Uniti e dei Paesi del Golfo hanno sostenuto lo shopping tax free italiano nel post-pandemia, guidandone la ripresa. Nella categoria Fashion & Clothing il tasso di recovery è stato del 44% in marzo e aprile, rispetto agli stessi mesi del 2019. Lo scontrino medio è passato dagli 811 euro di marzo-aprile 2019 ai 948 euro dello stesso bimestre 2022 (+17%).

«Dopo un primo trimestre altalenante per i consumi di moda, ad aprile è arrivato qualche segnale positivo (+3,5%) - ha osservato Giulio Felloni, neo-presidente di Federazione Moda Italia - anche grazie alle festività pasquali e a un ritorno del turismo che fa ben sperare. Confido in questo segnale, di buon auspicio per la bella stagione, affinché possa far tornare lo shopping tourism e il sorriso ai negozi di moda».

«Gli ultimi eventi di certo non aiutano - ha concluso - ma ci attiveremo in tutte le sedi istituzionali, insieme a Confcommercio, per limitare gli impatti del caro energia e carburante e per affrontare i rincari. Veniamo da due anni complessi, ai quali dovremo rispondere con iniziative e progetti che promuovano il made in Italy, fornendo chiarezza sulla normativa, facilitando l’accesso al credito e condividendo programmi, anche all’interno della filiera della moda, con il mondo della cultura, dell’istruzione e delle professionalità coinvolte».

e.f.
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