da armani a calzedonia e gruppo capri

Negozi chiusi per due settimane: l'idea della Regione Lombardia per la moda è già realtà

Sul tavolo del Governo misure più drastiche per la Lombardia: tenere chiusi per 15 giorni gli uffici e le serrande abbassate dei negozi, eccetto quelli che vendono generi alimentari e le farmacie, e ridurre all’essenziale i servizi di trasporto.

Questa la proposta dei vertici del Pirellone. Sulla sua pagina Facebook il presidente della Regione Attilio Fontana, dopo l’incontro in video-conferenza con i primi cittadini dei comuni capoluogo di provincia della Lombardia, scrive che ora è il tempo della fermezza: «Ho incontrato i sindaci e il presidente di Anci Lombardia e chiedono tutti la stessa cosa: chiudere tutto adesso, tranne i servizi essenziali, per ripartire il prima possibile. Le mezze misure, l'abbiamo visto in queste settimane, non servono a contenere l'emergenza».

Misure più stringenti che potrebbero interrompere la catena dei contagi, che solo nella giornata di ieri hanno registrato in Lombardia 1.280 positivi in più e 588 nuovi ricoverati, ed evitare il collasso del sistema sanitario: «Chiudere per 15 giorni interamente almeno la Lombardia – ha detto l’assessore al Welfare, Giulio Gallera - può servire a ridurre o bloccare la diffusione del virus, lo dicono gli esperti. Perché noi altri 15 o 20 giorni con una crescita così forsennata delle persone nei pronto soccorso e nelle terapie intensive non li reggiamo, non li regge la regione e non li regge l'Italia».

L'esempio da seguire sarebbe quello di Hong Kong: Beppe Sala e i colleghi dei Comuni e della Regione stanno studiando dunque il blocco temporaneo, a fronte però di un rapido intervento finanziario da parte del Governo, che permetta di sostenere imprenditori, commercianti e dipendenti.

Ma la moda precede le istituzioni: il Gruppo Calzedonia, dopo aver annunciato già ieri la chiusura nelle zone rosse di tutti gli store delle sue insegne Calzedonia, Intimissimi, Intimissimi Uomo, Tezenis, Falconeri, Signorvino, Atelier Emé e gli outlet, in serata ha esteso il provvedimento a tutta la Penisola.

Un’iniziativa per contenere l’epidemia seguita oggi dal Gruppo Armani: «A fronte delle recenti evoluzioni dei contagi da coronavirus in Lombardia, e in continuità con le misure preventive finora adottate per non esporre ad alcun rischio la salute di dipendenti e clienti - informa una nota - il gruppo comunica la chiusura temporanea dei propri negozi, ristoranti e dell’hotel di Milano». 

Anche il fast fashion non perde tempo. Dal Gruppo Capri è arrivato lo stop temporaneo a tutti i punti vendita Alcott e Gutteridge in Lombardia, Veneto, Friuli Venezia-Giulia, Piemonte ed Emilia-Romagna.

«Questa decisione, che avrà un impatto economico enorme sulla nostra azienda, è oggi necessaria per il benessere dei nostri collaboratori e clienti - afferma Nunzio Colella, patron del gruppo -. Alla luce delle ultime misure di contenimento messe in atto dal Governo, ritengo sia opportuno fare la nostra parte per tutelare la collettività, in un momento così tragico e complesso per il nostro Paese».

Si uniscono infine il marchio di cosmetici Kiko, con l'annuncio della sospensione delle attività fino al 3 aprile di tutte le sue 340 vetrine italiane, e Zuiki, brand di moda di proprietà della Ennepi, che ha fermato da oggi tutte le sue boutique direzionali presenti sul territorio nazionale. Ma l'elenco sicuramente si allungherà (nella foto, la Galleria Vittorio Emanuele oggi).

a.t.
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