gennaio-ottobre 2017

La pelletteria made in Italy prende ossigeno: fatturato a +6,4%

Buone notizie per il settore della pelletteria italiana. Nonostante il perdurare delle criticità sul mercato interno - dove i consumi stentano a riprendere quota - nei primi dieci mesi del 2017 il comparto ha messo a segno un incremento del 6,4% nel fatturato, trainato dalla crescita a doppia cifra dei Paesi esteri.

 

Secondo le stime presentate stamattina durante la conferenza stampa alla Rinascente da Danny D'Alessandro (nella foto), a.d. di Aimpes Servizi e direttore di Mipel (in carica da circa un anno), sono state le esportazioni a dare fiato alla creatività del Bel Paese, attestandosi a 6,1 miliardi di euro, con un significativo +14,1% rispetto al periodo gennaio-ottobre 2016.

 

Più contenuto, ma comunque non trascurabile, l'aumento in termini di volume, per beni pari a 53,4 milioni di chili (+7,2%), con un prezzo al chilogrammo in crescita del 6,4%, «a testimonianza - ha detto D'Alessandro - dell'immutato appeal dei prodotti di fascia elevata, tipici del made in Italy».

 

I flussi commerciali si sono diretti soprattutto verso la Svizzera (+34,4% in valore e +30% in volume), strategico hub distributivo dove i player del comparto hanno fatto importanti investimenti logistici, e soprattutto verso gli Usa, che dopo la frenata del 2016 invertono la rotta, mettendo a segno un +4,4% in valore e un +3,7% in quantità.

 

Rallenta invece il Giappone, quinto mercato in graduatoria (+3,6% in valore, stabile in volume), mentre corre Hong Kong (+11,3% in valore), che diventa in valore il principale cliente non europeo, scavalcando gli States.

 

Rimanendo nel Far East (area che ha visto una crescita complessiva del 15% in valore), vanno rilevati gli ottimi feedback della Corea del Sud (+25,7%) e della Cina (+40,4%).

 

Meno brillanti le performance di Francia e Germania: la prima presenta un calo nei volumi (-3,4%), seppur compensato da un +7,4% in valore, grazie all'aumento dei prezzi medi, mentre la seconda evidenzia una sostanziale stabilità.

 

Complessivamente gli Stati dell'Unione Europea crescono a ritmi positivi, ma ancora ben al di sotto della media (+6,8% in valore).

 

Quanto alla Russia, 13esimo Paese di destinazione dell'export italiano, prosegue la fase di recupero: dopo il +13% registrato nei 12 mesi del 2016, tra gennaio e ottobre 2017 le esportazioni sono migliorate di un ulteriore 6,7%, anche se i livelli attuali (95,5 milioni di euro) restano ancora al di sotto delle performance pre-crisi (102,9 milioni di euro nei primi dieci mesi del 2014).

 

Sul fronte dell'import, si evidenziano incrementi del 7,7% in valore e del 7% in volume, con gli articoli realizzati in materiali alternativi alla pelle che costituiscono l'87% delle quantità importate (53% sul totale valore) e che sono per il 71% provenienti dal Far East.

 

Il saldo attivo della bilancia commerciale è pari a 3,8 miliardi di euro nei primi dieci mesi del 2017, con un incremento di un significativo 18,3% sull'analogo periodo dell'anno precedente: tradotto in cifre, quasi 590 milioni di euro in più.

 

Decisamente meno confortanti i dati sul fronte dei consumi nel mercato domestico: secondo il Fashion Consumer Panel di Sita Ricerca, dopo i deboli segnali di ottimismo del 2016 (+1,4% in quantità e +0,3% in valore), i primi 11 mesi del 2017 si sono chiusi con una sostanziale stabilità sul fronte della spesa (-0,1%), accompagnata da un timido +1% in volume.

 

Risultati inferiori alle aspettative, che si specchiano in un emblematico cambiamento nelle abitudini d'acquisto, dove è alta l'attenzione al prezzo e la maggior parte dello shopping viene fatto in saldo o in svendita.

 

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