NIKE TRADEMARK DI MAGGIOR VALORE

Brand Finance Apparel 2022: crescita record per Vuitton, bene gli italiani (Ray-Ban, Moncler, Bottega Veneta)

In base al report Brand Finance Apparel 50 2022, il valore medio dei 50 principali brand dell'abbigliamento aumenta del 12% rispetto al 2021, con Louis Vuitton (nella foto) che mette a segno un incremento record del 58%, a 23,4 miliardi di dollari, rispetto ai 14,9 miliardi dell'anno precedente e ai 16,7 miliardi del 2020. Vuitton supera Gucci che, nonostante un +16% e un valore di 18,1 miliardi, arretra in terza posizione.

Il trademark dell'abbigliamento di maggior valore al mondo è Nike, con i suoi 33,2 miliardi di dollari (+9%), ma al di sotto dei 34,8 miliardi di dollari del 2020. In generale, le realtà dello sportswear sono state avvantaggiate dalle mutate abitudini dei consumatori durante la pandemia: basti guardare il balzo del 68% del cinese Li Ning, che raggiunge il tetto dei 2 miliardi di dollari, e del 67% di Sketchers, oltre i 3 miliardi.

A fronte del +12% sul 2021, i 50 top brand dell'apparel progrediscono solo del 2% sui valori pre-Covid, mentre il valore medio dei principali trademark mondiali, appartenenti a tutti i settori, cresce del 15% rispetto al 2019.

Sul podio quest'anno tra i marchi più forti c'è Dior, con un punteggio di 88,4 su 100: un risultato ottenuto in seguito a un branding particolarmente efficace, guidato anche dalla nuova vision Dream in Dior, che mira a coniugare i valori tradizionali con un posizionamento più attrattivo per i giovani.



«Finalmente i valori finanziari dei brand dell'abbigliamento di lusso e premium si stanno riprendendo, in un momento in cui si riscoprono le occasioni sociali - commenta Massimo Pizzo, managing director Italia di Brand Finance -. Questa tendenza conferma le nostre analisi dello scorso anno da cui emergeva che, nonostante la contrazione del valore di questi marchi, le prospettive fossero positive, in quanto i player dell'alto di gamma erano rimasti attraenti presso i consumatori. Le marche luxury hanno avuto la possibilità di restare vicino a questi ultimi, anche grazie alla sempre maggiore attenzione alla sostenibilità e a uno scopo che andasse oltre il profitto».

Pizzo sottolinea che fra i dieci brand leader nell'abbigliamento ben due sono italiani: «Gucci - dice - presidia la terza posizione, nonostante la scalata di Dior e Louis Vuitton». Quanto a Moncler, è vero che passa dal secondo all'ottavo posto perché dall'ultima ricerca di Brand Finance, condotta in Estremo Oriente, questa marca risulta meno conosciuta di quanto si aspettassero gli analisti. «Ma è anche vero - precisa il managing director Italia - che continua a essere estremamente forte, AAA- e che ha avuto la capacità di incrementare il valore del trademark anno su anno di oltre il 30%».

A trainare le performance nel comparto abbigliamento sono dunque i marchi di alta gamma, che pesano oltre la metà in valore sul totale dei brand in classifica e registrano un +21% sul 2021 e un +8% sul 2019.

Fondamentale l'apporto delle griffe italiane, con Ray-Ban, lo stesso Moncler e Bottega Veneta in progress tra il +25% e il +32%. Prada, che subisce una lieve flessione pur avanzando del 9% (come Armani), viene superato proprio da Moncler e dalla coreana Fila.

In contrazione del 3% Bulgari, unico italiano a perdere valore, in confronto sia con il 2020, sia con il 2019. Tuttavia, Brand Finance prevede per la casa di moda romana un miglioramento, grazie al rafforzamento del 2022 e al passaggio da un rating AA molto forte a un AAA estremamente forte.



Perde appeal il pronto moda, visto il modello di business ancora molto focalizzato sugli store fisici: l'insegna più penalizzata è Uniqlo (-26%), mentre Zara cede l'1% e Primark il 10%. In zona sicurezza H&M (+2,7%).

 

a.b.
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