Si copia l'Italia per arginare il Covid-19

Nike, Under Armour, Urban Outfitters: store chiusi negli Usa e misure in azienda

Sembra di rivedere quanto accaduto da noi nelle scorse settimane, a partire da Milano, quando alcuni marchi della moda hanno deciso in autonomia uno stop ai loro negozi, per arginare il diffondersi dell’epidemia (oggi pandemia dichiarata), in anticipo sui provvedimenti governativi in materia. Ora sta accadendo negli Stati Uniti a partire da Nike (nella foto, il megastore sulla Quinta Strada newyorkese).

Domenica il gigante dello sportswear ha annunciato la chiusura degli store statunitensi, ma anche di quelli di Canada, Europa occidentale, Australia e Nuova Zelanda. Lo stop parte da oggi, 16 marzo, fino al 27. Durante questo periodo ai lavoratori sarà garantito l’intero stipendio.

Restano aperti gli spazi in Corea del Sud, Giappone, gran parte della Cina e in “molti altri Paesi”, come specificano dall’azienda quotata a New York, che nei dati alla fine del 2019 contava 384 negozi negli States (inclusi i negozi Converse e gli outlet) e oltre 750 nel mondo.

“I clienti possono continuare a fare acquisti su Nike.com e sulle app del gruppo”, specificano dalla società che, più in generale, sta adottando misure come il lavoro da casa, orari flessibili, distanziamento e altre misure di sicurezza e pulizia.

Un annuncio analogo è arrivato lo stesso giorno da Under Armour, che ha avvertito della decisione di fermare gli store in Nord America dal 16 al 28 marzo, precisando che gli addetti continueranno a essere remunerati.

Ma la lista cresce di momento in momento e come emerge dai media americani hanno deciso di fermarsi anche Urban Outfitters, Abercrombie, Patagonia, Warby Parker, Glossier, Apple, mentre Lululemon procede a orari limitati.

A quanto dichiarato a oggi, i colossi dello sportswear si aspettano effetti pesanti nel primo trimestre e forse nel primo semestre dell’esercizio. Under Armour prevede 60 milioni di dollari di ricavi in meno, Adidas è arrivata a ipotizzare un miliardo.

Secondo stime di Customer Growth Partners pubblicate da Reuters, tra il 15 febbraio e il 9 marzo la velocità delle transazioni negli specialty store statunitensi e nei negozi di abbigliamento è scesa del 10%. L’agenzia riferisce inoltre di negozi quasi vuoti venerdì in celebri vie dello shopping della Grande Mela, come la Fifth avenue e la Madison avenue.

e.f.
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