I buyer a Milano Moda Uomo

Fendi da manuale, Prada forte, Zegna colossal: alla fashion week più tailoring e meno street

Come sottolineano i buyer intervistati da fashionmagazine.it, questa settimana della moda maschile italiana (Pitti Uomo + Milano Moda Uomo) si farà ricordare per il ritorno all'eleganza moderna e al sartoriale. Tra le collezioni viste nei sei giorni trascorsi tra Firenze e Milano quelle più ricordate sono Fendi (eletta simbolo della regola più tailoring e meno street), Ermenegildo Zegna (grazie anche alla location spettacolare), Prada (per gli accessori consistenti) e Dolce&Gabbana. Ma i pareri positivi dei buyer riguardano anche Versace e Marni, quest'ultima per l'originalità. Ecco i loro giudizi a caldo sulle sfilate viste in questi giorni, che premiano oltre ai grandi nomi anche gli exploit di Aldo Maria Camillo a Firenze e Danilo Paura a Milano.

Fiona Firth
Buying director
Mr Porter
Regno Unito
«In questo fashion month mi sono piaciute le collezioni di Prada, Aspesi e Tom Ford, in quanto hanno abbracciato le tendenze chiave che, a mio avviso, incontreranno il favore dei nostri clienti la prossima stagione, tra cui sartoria, gamba ampia nei pantaloni e giacche imbottite. È evidente che lo stile casual continuerà a essere rilevante per l'autunno 2019, accanto a look che evidenziano elementi di design innovativi e high tech: ne abbiamo visti molti da Prada, con lunghi giubbotti imbottiti che mescolano tessuti tecnici e nylon. Tuttavia, la tendenza chiave in questa stagione secondo me è proprio la sartoria, attraverso l'uso di tessuti tradizionali, ma anche casual. "Suiting is back": uno slogan che è stato messo in pratica da diverse collezioni delle grandi case di moda a Milano, tra cui appunto Prada, Fendi, Neil Barrett, Versace e Zegna».

Damien Paul
Head of menswear
Matchesfashion.com
Regno Unito
«Se devo scegliere le mie sfilate preferite di Milano dico Marni, Prada e Fendi, collezioni che si sono dimostrate fedeli ai codici dei rispettivi brand, ma hanno messo in evidenza anche una grande voglia di andare oltre quello che avevano fatto vedere in passato. Tutti e tre gli show si sono rivelati freschi e pertinenti, e soprattutto con un buon prodotto. Di Fendi è stato interessante vedere la Baguette rielaborata per gli uomini. Fra i trend che detteranno legge il prossimo autunno-inverno 2019/2020, per cui prevediamo un budget in crescita rispetto al passato, ci sono i cappotti con cinturini e quelli di orsacchiotto, le stampe leopardate, i maglioni infilati dentro i pantaloni, la maglieria in generale, le scarpe con la suola pesante, il nero e il color cammello».

Hirofumi Kurino

Senior advisor-Creative direction
United Arrows Ltd.
Giappone
«A Pitti Uomo sono stato favorevolmente impressionato dalla collezione di Aldo Maria Camillo, che ho trovato di eccellente manifattura. A Milano ho apprezzato Marni e il lavoro sempre interessante e particolare del suo direttore creativo, Francesco Risso, che questa volta ha dato il meglio di sé nella maglieria e nei pantaloni, di taglio innovativo. All'altezza delle mie aspettative Prada, che con la collezione presentata alla Fondazione ha lavorato sul concetto di "dark side", il lato oscuro, affrontato in un modo affascinante e con un'impronta decisamente stylish: Miuccia Prada non delude mai».

Sherry Lang
Ceo Glamour Sales-Alibaba Group
Alibaba
Cina
«Per i brand del lusso è un momento molto propizio in Cina e tanti di loro aprono su Alibaba le loro vetrine. Le vendite online nel nostro Paese, soprattutto per le nuove generazioni, crescono ogni anno e per questo il nostro budget aumenterà. Per noi Milano è importante, dal momento che la moda italiana ha una valenza particolare per i consumatori cinesi, non solo sul fronte del design, ma anche per gli aspetti legati alla confezione e al made in Italy. Le scarpe fatte a mano in Italia, per esempio, hanno un appeal speciale sui consumatori cinesi. Per quanto riguarda le proposte viste in questi giorni, la scelta migliore per i nostri clienti sarà il mix dei diversi marchi presentati, come Msgm, Nº21, Fendi».

Rodolphe Nantas
Men's buyer and marketing specialist
The Webster
Usa
«Quello di Fendi è stato il mio show preferito: tra l'altro, ho amato moltissimo l'esibizione di Jackson Wang. In generale, la qualità delle sfilate è stata molto alta e anche l'atmosfera che si è respirata davvero fantastica. Abbiamo appena iniziato a lavorare con Alanui e devo dire che la nuova collezione è ancora più sviluppata e si riesce quasi a toccare con mano l'artigianalità di ogni singolo pezzo. Devo però ammettere che il nostro new brand preferito non è a Milano, ma a Parigi: Oamc, sempre sorprendente e completamente fuori dagli schemi. Per quanto riguarda le tendenze, abbiamo visto molte stampe leopardate e tinture tie-dye. Non ho dubbi che ne vedremo di più a Parigi e a New York. In pedana si sono visti parecchi cappelli poco pesanti, forse perché i brand si stanno adattando al global warming».

Lee Goldup
Menswear Buyer
Browns
Regno Unito
«I miei show preferiti di Milano sono stati Prada, Marni, Bed JW Ford e Sunnei. Mi è piaciuta molto anche la sfilata di Versace, ma se proprio devo sceglierne uno dico Prada. Tutto quello che si è visto era epico: la location, la musica, l'art direction e la collezione. È stato bello vedere Bed JW Ford a Milano ed è stato emozionante vedere qualcosa di così unico in calendario. Anche se per noi non si tratta di una novità, visto che acquistiamo il marchio già da tre stagioni, è ancora poco noto e sono sicuro che dopo questa performance in molti buyer avranno drizzato le antenne. Penso davvero che questo brand abbia un enorme potenziale e avrà il suo momento molto presto. Il ritorno del sartoriale è sicuramente una tendenza super presente in molte collezioni. Sarà interessante vedere come reagirà il consumatore, che da tempo si muove in un mercato dominato dallo streetwear. Tendenze come le giacche al ginocchio, le stampe animalier e le scarpe con la suola pesante resteranno in auge, non pensiate che abbiamo finito con loro».


Reece Crisp
Head of buying, creative and styling
LN-CC (London)
Gran Bretagna
«Di Marni mi hanno convinto tutta la parte in maglia e gli abbinamenti, che creano un impatto diverso da tutte le altre collezioni. Certo, non è una collezione "commerciale", la definirei una "fashion show collection", ma proprio per questo si distingue dalle altre. Da citare anche M1992, anche perché ho ritrovato nelle proposte accenni al British heritage e questo, da londinese, mi ha favorevolmente impressionato, insieme al fatto che pur trattandosi di un brand giovane ha introdotto capi classici: il mix a mio parere funziona».

Riccardo Tortato
Men's and e-commerce fashion director
Tsum (Mosca)
Russia
«La tendenza che più ho apprezzato in passerella è riassumibile in uno slogan, più qualità e meno street. I clienti lo capiranno un po' dopo di noi: ci vorrà del tempo, ma intanto per quanto mi riguarda è un capitolo chiuso. Oggi si deve parlare di luxury leisurewear & design. Per questo i marchi che promuovo a questa tornata di Milano Moda Uomo sono tre: Ermenegildo Zegna Couture, Versace e Santoni. Devo invece constatare di non aver trovato nomi emergenti degni di nota. A rendere Zegna Couture la più bella e importante collezione della fashion week è stata anche la location da sogno. Lo show alla Stazione Centrale è a livello di quelli che si vedono a Parigi, così come i procedenti. Il prodotto è un mix tra evoluzione tecnica dei materiali e stile. C'è attenzione alla sostenibilità con i cashmere riciclati: non c'è dubbio, Alessandro Sartori è la nuova eccellenza italiana. La sfilata di Versace è stata un mix tra heritage e new. Divertente la collaborazione con Ford. I cappotti colorati erano molto belli e d'impatto, così come le sovrapposizioni e i boxer da pugile sotto i pantaloni. Colonna sonora super, come sempre. Ottima performance e bellissima la capsule donna. Da Pitti Uomo manco da due stagioni: chi espone presenta prodotti di prestigio, ma alla fine la manifestazione restituisce l'immagine di un uomo che non esiste. Spero che al più presto non permettano più l'ingresso a quel circo di figuranti vestiti in modo improbabile, che tolgono solo attenzione alla qualità del duro lavoro fatto dalle aziende che espongono alla manifestazione».

Giulia Pizzato e Federica Montelli
Buying director e head of fashion
Rinascente
Italia
«Le collezioni più belle tra Milano e Firenze sono state Fendi, Prada e Y-Project, dove la parte donna si è dimostrata molto più forte dell'uomo. Bella anche Marni: chi l'ha vista non può dimenticarla. Una proposta radicale, ma sarà di grande ispirazione. In generale, convince il ritorno dello studio sartoriale, ma reinterpretato in chiave casual e quotidiana, che piacerà anche ai più giovani: in fondo per loro è una novità, vista l'offerta delle scorse stagioni. I dettagli utility rimangono comunque un elemento chiave, specie nell'ottica di una forte ispirazione outdoor e montagna. Per quanto riguarda gli accessori non ci sono dubbi, tutto quello che si è visto sulla passerella di Prada è convincente e di sicuro successo: derby con suole carrarmato, zaini a cartella, cappelli con paraorecchie voluminosi. È stata una settimana positiva anche sul fronte dello scouting, in particolare per quanto riguarda Aldo Maria Camillo a Firenze, Bed J.W. Ford e Danilo Paura a Milano. Non sono nuovissimi, ma molto interessanti per noi, Sease e DoppiAA.

Nikolay Demin
Division Director
Bosco di Ciliegi
Russia
«Quello che ho visto in passerella offre soluzioni in linea con le esigenze dei nuovi consumatori, che desiderano prodotti più casual, più streetwear-oriented, meno classici rispetto al passato. Nel loro guardaroba hanno già tutto. Ora sono alla ricerca di qualcosa di nuovo, di diverso, possibilmente di esclusivo e da indossare non solo per meeting formali e di lavoro, ma anche nel tempo libero. A questa macro-tendenza ha risposto la collezione di Pal Zileri (a proposito, interessanti anche i primi outfit donna), ma anche quella di Ermenegildo Zegna, che sta cercando strade alternative con capi leisurewear presentati in una location d'impatto, una scelta che rispecchia un nuovo modo di comunicare con i clienti finali, la stampa e il trade. Mantenere forte il link con il consumatore è quello che facciamo costantemente anche noi come department store. Adesso ciò che conta sono i pezzi inusuali, che vadano oltre il classico vestito da uomo, nonostante il prezzo. Il nostro acquirente è disposto anche a spendere 500 euro per una T-shirt di Gucci. Questo è molto significativo. Dolce&Gabbana? In Russia il marchio sta andando bene. Credo che lo scandalo cinese non li abbia intaccati più di tanto. Lardini è stata la collezione preferita tra quelle viste a Pitti Uomo, merito del suo essere innovativo e casual sia per quanto riguarda lo stile che le materie prime. Mi è piaciuta anche la collaborazione Paul Shark con Nick Wooster».

Keisuke Ogata
Men's Fashion Chief Coordinator
Takashimaya
Giappone
«Ogni stagione il numero delle collezioni a Milano si riduce: mi domando perché brand come Giorgio Armani o Boglioli non sfilino più. Tra i défilé che ho visto ho trovato azzeccato quello di Prada: una collezione fantastica, che insieme a Fendi ha rappresentato il focus per noi qui a Milano, visto che nei nostri department store in Giappone i marchi dal dna autentico hanno un ruolo di primo piano rispetto alla moda street, di cui mi sono comunque piaciuti molto Msgm e Marcelo Burlon County of Milan. Lo street e il classico interpretano due trend molto diversi, con un filo conduttore per il prossimo inverno rappresentato dal colore. In entrambi i casi la proposta spazia tra monocromatismo, bianco e nero e tocchi di rosso. Dopo Milano andrò a Parigi: lì mi aspetto di trovare più vitalità rispetto a quella che ho trovato qui».

Andrea Selvi
Men's buyer
LuisaViaRoma
Italia
«A Milano la proposta maschile è stata piuttosto sobria, soprattutto a livello di colori. La nota sgargiante l'hanno data le nuove collezioni Versace e Msgm. A Pitti ho trovato interessanti la collezione e l'idea alla base di Sease, focalizzato sulle passioni dell'outdoor, un concetto ibrido fra tessuti tradizionali e innovazioni tecnologiche. Tecnologia ed ecosostenibilità (con la tendenza al re-use nei tessuti, ad esempio per Zegna) sono di sicuro due trend che segneranno l'inverno 2019/2020. La sfilata di Versace, la prima con la nuova proprietà, ha permesso di ringiovanire il marchio, grazie ai colori forti e alle silhouette moderne. Ottima coesione tra la prima linea e quella che era Versus. A giudicare da quello che si è visto a Pitti Uomo, il capo must resta il piumino tecnico. Tra i brand emergenti quelli che mi hanno convinto, oltre a Sease, sono Raglan United, Serac e Aence».

Tiberio Pellegrinelli
Owner
Area Ti
Italia
«Il cambiamento era nell'aria, ma forse è arrivato più deciso di quanto potessimo aspettarci. La collezione emblema di questo ritorno a un uomo chic e sofisticato è quella di Dolce&Gabbana, che ha toccato livelli di eleganza assoluti, ma con un touch divertente e ironico di cui comunque non si può fare a meno. Anche quella proposta da Fendi è stata una sfilata da manuale, sia per i tagli che per i colori. La vera buona notizia è che si riparte a comprare in chiave italiana, nel senso che i nuovi must have di stagione sono i prodotti che noi italiani sappiamo fare al meglio. Tra i capisaldi ci sono i cappotti, in particolare quelli a vestaglia e in color cammello, ma andranno forte anche bomber o giubbini in orsetto. Grande attenzione anche verso i pantaloni, che tornano a essere a vita alta e mantengono volumi comodi o confortevoli. Prosegue il momento della maglieria, in particolare in versione colorata, come si è visto da Prada. Per le scarpe è bello riscoprire modelli con la tomaia inglese e la suola in carrarmato. Nomi nuovi? Non è mai la specialità di Milano, ma ho trovato interessanti United Standard e Danilo Paura».

Federico Giglio
Owner
Giglio
Italia
«Partendo dal presupposto che bisogna trovare una soluzione al dualismo uomo e donna, trovo che la fashion week maschile sia sempre meno forte e interessante. E visti i tempi sempre più stretti, l’idea di unire menswear e womenswear in un’unica presentazione a inizio anno è quanto mai valida. Ciò permetterebbe a noi buyer di vedere prima le collezioni e ai brand di consegnare meglio, con un indubbio vantaggio per tutti. Ritardare le date dell'uomo o lasciare le cose come sono: entrambe le soluzioni non sono al passo con i tempi. Ciononostante, in questi giorni ho visto a Milano collezioni davvero valide. La sfilata di Ermenegildo Zegna è stata bella e suggestiva: oltre alla location d'effetto, il prodotto è mettibile e ideale per l’uomo contemporaneo. Fantastica Versace: grintosa, moderna, sempre nelle corde del brand ma molto nuova, contemporanea, anzi un po’ più avanti. Etro è bella come al solito e di Tod’s ho apprezzato la grande ricerca e la voglia di innovare, sempre nel solco del dna del brand, ma in un'ottica moderna. Per quanto riguarda gli emergenti, di nomi davvero nuovi non ce ne sono: tutti gli stilisti supportati dalla Camera in questo weekend sono bravi, ma alle spalle è importante che ci siano realtà che possano produrre e investire, come si faceva un tempo. Probabilmente Giorgio Armani non sarebbe quello che è diventato, se non ci fosse stato il gruppo Gft e Versace non avrebbe avuto successo senza Girombelli. Oggi mancano i mecenati, che hanno fatto dell'Italia un Paese grande nella moda: aziende che decidano di accompagnare nella crescita stilisti emergenti e di talento».

Vinicio Ravagnani
Owner
Vinicio boutiques
Italia
«Fendi è il simbolo di un forte cambiamento, con le grandi griffe che stanno abbandonando lo street, per dedicarsi al tailoring. In pedana abbiamo visto capi straordinari, con dettagli incredibili: il marchio italiano di casa Lvmh fa da capofila a una nuova tendenza. Dolce&Gabbana mi è piaciuta: direi che il marchio "is back", non è più roba per cinesi ma i capi sono davvero importanti e con prezzi allineati ai contenuti e ai materiali utilizzati. Questo avvantaggia noi retailer, perché vendere una felpa o una T-shirt con un cartellino proibitivo non è una strada praticabile. Forse possiamo tornare a fare il nostro lavoro - vendere cose belle, che valgono - e questo mi gratifica. Il new deal di Versace mi incuriosisce, perché c'è dietro una forte volontà di far riesplodere il marchio: ho puntato molto su questa griffe e quindi mi aspetto altrettanto. Marchi nuovi non ne ho visti, perché la realtà quelli si trovano a Parigi. Milano è rimasta indietro e ne soffro, ma di fatto siamo stati surclassati. Vediamo le sfilate, non abbiamo ancora comprato e partiamo per la capitale francese: questo significa che il nostro buying lo faremo al 99% là e quando torneremo qui avremo già comprato. Per quanto riguarda Pitti Uomo, per noi dettaglianti di alta gamma c'è rimasto poco: a grandi linee a Milano c'è la tendenza e a Firenze il prodotto, ma per chi insegue le cose particolari ed esclusive in Fortezza non ci sono grandi spunti. La mia è in un certo senso una strada obbligata: voglio e mi piace vendere cose belle e queste si trovano nelle showroom di un certo livello oppure arrivano dall'estero, per esempio da Los Angeles. Pitti ha un'offerta che si rivolge un altro tipo di negozio. Proprio al salone fiorentino ho notato questa spaccatura: da un lato i top retailer e dall'altro i retailer».

Junji Tajima
president
Lidea
Giappone
«A Milano ho visto molte collezioni interessanti, a partire da Lardini. Innovativo soprattutto il suo "Liknit", un capospalla nato da un filo di maglieria. Più leggero, più taspirante, più comodo. Sartoriale ma rilassato. Promossi anche la collezione Kiton e il progetto seguito dalla nuova generazione della famiglia, Knt, che dà voce a un menswear di impronta più sportiva. Da segnalare le collezioni di Herno e Stile Latino».

Giorgio Molteni
Owner
Tessabit
Italia
«Il calendario di questa edizione è alla pari di quello della scorsa stagione, con alcune defezioni di marchi che sono andati a sfilare in America oppure a Parigi, dove il programma di appuntamenti è più ricco e dove arrivano più compratori. Noi, per esempio, gli ordini di Off-White e Marcelo Burlon li facciamo nella capitale francese e non più come una volta a Milano, che comunque un ruolo importante lo ha sempre e fornisce spunti validi: Dolce&Gabbana ha proposto capi eleganti, ideali per la sera, come gli smoking. Msgm è sportiva e bella nel suo genere, ideale per chi non mette l’abito classico, Danilo Paura ha presentato un convincente mix di capi per il giovane che assembla dalla T-shirt al cappotto, un po’ street e disincantato. Di Tod’s mi piace l’idea della nuova scarpa che porta i gommini iconici sulla tomaia, mentre la suola è un carrarmato classico. Per quanto riguarda Pitti Uomo, l'offerta è talmente vasta, che è praticamente possibile non trovare cose interessanti».

Olga Mironova
Owner
Boutique XXI secolo
Čeljabinsk-Russia
«Come sempre ho trovato tanti spunti interessanti a Milano Moda Uomo e belle presentazioni, anche dal punto di vista scenografico. A partire da Billionaire: la location - Palazzo Senato - è splendida e ha avuto un forte impatto la scelta di puntare sul gioco del polo con dei cavalli veri. Non è stato da meno il prodotto: i capi erano di ottimo livello, anche dal punto di vista dei tessuti. D'effetto anche la sfilata di Dolce&Gabbana, che ha scelto giustamente di enfatizzare l'aspetto sartoriale con una scenografia ad hoc e capi all'insegna della qualità. Interessante anche John Richmond, che sembra vivere un momento di ripresa e che secondo me è stato anche premiato dalla scelta di presentare uomo e donna insieme. Ho inoltre apprezzato Dsquared2, giovane e dinamica. In generale a Čeljabinsk la clientela maschile ci chiede capi casual, di qualità e confortevoli, visto che in Siberia non ci sono molte occasioni per partecipare ad eventi. Anche nella scelta dei modelli formali, come quelli di Cucinelli e di Loro Piana, si punta a proposte da indossare in più occasioni».

Nesterov Gennady
Metro Boutique
Rostov
Russia
«Sono stato sia a Pitti che a Milano. A Firenze ho visto molti espositori, molta offerta, ma mi è sembrato che l'affluenza fosse inferiore al solito, anche se il ritmo del lavoro negli stand era alto. Milano, pur ridotta nel numero di giorni, ha sempre qualcosa da dare e l'energia non è mancata: basti pensare agli show di Philipp Plein e di Billionaire, marchi che la mia clientela apprezza e che, oltre all'immagine forte, si fanno notare per i materiali e la cura dei dettagli. In Russia l'attenzione per la moda italiana, ma anche francese, in ogni sua forma (fashion, classica, d'impronta street o di lusso) è sempre alta ma alcune incognite macroeconomiche, come le sanzioni Usa contro il nostro Paese, preoccupano le persone e si riflettono sulla propensione all'acquisto».

Sofia Zhang
ceo
Sofinternazionale
Italia e Cina
«La collezione che ho apprezzato di più è Fendi e credo sia stata una mossa intelligente la collaborazione con il rapper di Hong Kong Jackson Wang, che ha un grande seguito sui social. Il marchio si sta orientando a un target più giovane che in passato. Mi sono piaciuti anche Etro, che ha scelto tessuti sostenibili (anche in Cina ora c’è attenzione per la moda green) e Billionaire con le sue proposte azzeccate per i cinesi big spender, il mercato russo e arabo. Tra le presentazioni cito Santoni, che piacerà, come Etro, perché timeless. Ma il trend maggiore sarà di nuovo lo streetwear. I best seller previsti: sneaker, T-shirt e cappotti non formali ma sportivi».

Claudio Barbieri
Owner
Barbieri
Italia
«Più che alle sfilate, sono andato alle presentazioni in showroom: una delle collezioni migliori viste è quella di Dries Van Noten, molto completa. Apprezzo anche quella di Tom Rebl, piccola ma sempre bella. Non vedo l’imporsi di nuovi stili per il prossimo inverno, nell’abbigliamento e ancora meno negli accessori. La maglieria continuerà ad avere un ruolo importante. Uno dei marchi che apprezzo in questo segmento è Isabel Benenato, che acquisto dal suo debutto. Credo che il vero trend sia la qualità e lo sarà sempre di più».


Nella foto le sfilate di Fendi, Prada e Zegna

an.bi., a.b., a.t., c.me. e e.f.
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