I buyer a Milano Moda Uomo e Pitti Uomo

Fendi da sogno, forte Zegna, Sunnei in progress, Prada un'assenza che pesa

Anche se Milano Moda Uomo ha dovuto fare i conti con l'assenza di Prada e con un calendario ristretto, in cui tra l'altro ci sarebbe voluto qualche brand straniero in più, ciò non significa che siano mancati gli spunti validi.

Lo ribadiscono i top buyer internazionali intervistati da fashionmagazine.it, che promuovono gli show di Zegna, in evoluzione continua sotto la direzione creativa di Alessandro Sartori, Fendi con il suo giardiniere chic a Villa Reale, Dolce&Gabbana in pieno Tropical mood e, tra gli emergenti che poi non lo sono più da un pezzo, Sunnei e Palm Angels, ai quali è stato consegnato un premio da Camera Nazionale della Moda Italiana e Camera Buyer durante la serata conclusiva della fashion week.

Sempre ricco di stimoli Pitti Uomo, grazie anche agli eventi più che mai d'impatto, da Givenchy a Salvatore Ferragamo, fino a Msgm. Alcuni compratori lanciano una provocazione: non c'è il rischio che il fuorisalone diventi più appealing del salone? Sullo stile vincente della prossima primavera-estate 2020 tutti d'accordo: l'ondata di streetwear perde vigore a favore del ritorno all'eleganza, ma senza formalismi (nella foto, da sinistra, Fendi, Dolce&Gabbana e Sunnei).


Mario Grauso
Holt Renfrew
President
Toronto
«Anche se indubbiamente questa edizione di Milano Moda Uomo è stata un po' sottotono, non sono mancate le sfilate e le collezioni dal forte impatto, tra queste lo show di Zegna in una fabbrica abbandonata con vestiti realizzati in gran parte con materiali sostenibili, Giorgio Armani che ha messo in mostra un offerta sartoriale convincente. Il setting bucolico di Fendi è stato perfetto per una collezione molto poetica e all'insegna di una sartoria rilassata, con stampe botaniche astratte. Gli gli hilights erano gli attrezzi da giardinaggio logati. A Firenze sono stato conquistato da Givenchy e dalle stampe floreali su abiti maschili ad alcuni parka in carta. La prima collezione di Sterling Ruby, con i mix di stampe così audaci, mi è piaciuta: è assolutamente un marchio da tenere d'occhio. Anche se non ha sfilato a Milano, devo dire che ho trovato la collezione di Prada ricchissima di proposte destinate a diventare i futuri must have di stagione, come le giacche a vento con le tasche oversize in diversi colori, dai colori pastello ai look tono su tono. Anche gli accessori erano strepitosi: combat boots loafer e i sandali e sandali abbinati ai calzini. Anche gli zaini colorati in versione extralarge erano faranno centro. In generale, sia a Firenze che Milano, è stato forte il trend utility applicato all'outdoor. Da segnalare le tasche oversize negli anorak. le giacche foderate abbinati a pantaloni da lavoro con tasche staccabili. E poi si sono visti tanti bermuda. Colori brillanti e temi floreali sono stati il leitmotiv di questa stagione, che specie a Milano è stata dedicata alle location all'aperto»

Harry Wang
Tmall
Merchandising VP of the luxury division
Cina
La fashion week milanese ha ribadito che lo streetwear rappresenta una sfida per le aziende, impegnate a rispondere in modo più strutturato alle richieste di un target più giovane di clientela, facendo riferimento a elementi iconici del workewear come pantaloni cargo e abiti rivisitati. Le griffe hanno proposto un approccio casual alla moda per consumatori desiderosi di vestire con un'attitude rilassata e sportiva, grazie alla scelta di cromie gioiose e a leggeri giochi di stratificazione. Fendi, Marni, Givenchy, Sunnei e Neil Barrett spiccano per il loro neo-tailoring interpretato in modo decontratto, esemplificato da abbinamenti di giacche e pantaloni sartoriali con la maglieria movimentata da fantasie in colori accesi e al tempo stesso chic. Msgm ha intrapreso un percorso più maturo, rivisitando le sue silhouette streetwear iconiche, proponendo molteplici modi per mixare elementi sportivi con capi essenziali del guardaroba quotidiano, come nel caso delle camicie tie-dye dai colori al neon, accostate a short e maglieria, che diventano i pezzi ideali per le vacanze. Per quanto riguarda gli accessori, Fendi ha rinsaldato i suoi codici stilistici, con le tote bag oversize all'insegna della funzionalità e con le maxi Baguette: la fluidità di genere soddisfa le esigenze del pubblico maschile che presumibilmente da tempo attendeva di poter indossare queste proposte. Un modo per aggiungere vivacità al segmento delle borse maschili, che saranno un accessorio must have della prossima estate. Siamo stati molto contenti di vedere un numero significativo di stilisti cinesi a Pitti Uomo, grazie al progetto Guest Nation China. Alcuni di loro, Staffonly per esempio, sono ben posizionati nel mercato cinese e sono in vendita da Tmall. Altre label, come Pronounce, The Flocks e Private Policy sono delle vere promesse. Il menswear, gli accessori e le scarpe maschili sono segmenti in rapida crescita in Cina: abbiamo ottimi riscontri con i designer iconici e con gli emergenti, che i consumatori locali hanno l'audacia di esplorare.



Riccardo Tortato
Tsum Moscow & Dlt Saint Petersburg
Men's fashion director
Tsum
E-commerce fashion director 
Mosca

«Partendo da Firenze, ho trovato questa edizione di Pitti Uomo più interessante del solito e con una maggiore attenzione alle eccellenze italiane rispetto al passato. Gli eventi più d'impatto sono stati, secondo me, la cena di Brunello Cucinelli e il fashion show al maschile di Givenchy. Se dovessi dare un consiglio agli organizzatori, sarebbe ancora una volta quello di enfatizzare di più gli espositori e meno le persone che vanno in giro vestite in maniera ridicola per farsi fotografare. Quello di Milano è stato un lungo weekend, non una settimana della moda. Mi sono piaciuti Fendi, super chic in una stupenda location; Ermenegildo Zegna Couture, l'unico show design visto alla fashion week; e poi Kiton, la massima espressione della manifattura italiana. Aggiungo che una collezione stupenda è quella di Tom Ford, peccato che non sfili nel capoluogo lombardo. Cosa farei se fossi io a organizzare Milano Moda Uomo? Chiederei a tutti i brand italiani di non fare le coed e di sfilare a Milano. Il nostro budget sarà in aumento: il menswear è una parte importantissima del nostro business, l'area che cresce di più».


Fiona Firth
Mr Porter
Buying director
Londra

«Fendi e Brioni sono stati gli highlight della fashion week, introducendo una silhouette più adulta ed elegante e utilizzando i migliori tessuti immaginabili. Bene anche Tom Ford, benché non presente a Milano, e l'abbigliamento casual, morbido e rilassato di Massimo Alba, che ha creato un'incredibile tavolozza di colori. A Pitti Uomo, invece, le mie collezioni preferite sono state quelle di Altea, Drakes e Brunello Cucinelli, perché hanno fatto vedere i pezzi che meglio rispecchiano le esigenze dei nostri clienti. Penso che le giacche morbide e non costruite saranno fondamentali, e molto indossate, la prossima primavera. Anzi, sono convinta che il vero must have della prossima stagione sarà indossare una giacca decostruita, che addosso sembra quasi una maglietta. Le location sono state le protagoniste assolute: Villa Palmieri per lo spettacolo Givenchy a Firenze, mentre a Milano ho apprezzato molto lo spettacolo di Fendi a Villa Reale e l'ambientazione industriale di Ermenegildo Zegna nell'Area Falck, una delle più antiche aziende siderurgiche italiane».


Tyler Franch
Fashion director
Hudson's Bay
Toronto

«Le mie collezioni preferite di queste sfilate milanesi sono state MarniVersaceFendiZegna per il ready-to-wear, mentre gli accessori in versione giardiniere chic di Fendi erano semplicemente fantastici. Ho un grande rispetto per il lavoro svolto da Sunnei: è sempre bello vedere marchi emergenti restare fedeli al loro dna e al tempo stesso evolvere nella loro offerta commerciale. E sono felice che le vostre istituzioni della moda (Cnmi e Camera Buyer) abbiano riconosciuto il lavoro di Loris Messina e Simone Rizzo, assegnando loro un premio durante il closing cocktail della fashion week. In generale, tutti gli show visti a Milano sono stati forti: una chiara presa di posizione degli stilisti sul fatto che lo streetwear è in declino e che una nuova forma di sartoriale sta tornando alla ribalta. Ogni designer ha un suo punto di vista, ma il messaggio è chiaro: è ora che gli uomini si facciano più belli! Mi è piaciuta la collezione di Versace, piena di spunti tra stampe, colori iper-energetici e l'omaggio al frontman dei ProdigyKeith Flint, scomparso a marzo. Lo spettacolo era pieno di idee alla moda, stampe e colori ad alta energia. Sono sicuro che la prossima primavera vedremo molte giacche e pantaloni con lavaggio acido, magliette tye-dye e il tailoring leopardato. Da menzionare anche il lavoro fatto sulle location di Milano, sempre diverse e inaspettate: dallo spettacolo poetico di Fendi nei lussureggianti giardini di Villa Reale alla location underground dello show di Sunnei sotto i piloni della Tangenziale. Ogni ambientazione si è rivelata emozionante».

Hirofumi Kurino
United Arrows Ltd.

Senior advisor-Creative direction
Tokyo

«Pitti Uomo ha fatto centro, grazie all'organizzazione e alla passione per la moda del team organizzativo e al livello alto sia del salone, che degli eventi. Darei un consiglio ad alcuni espositori: di presentarsi in fiera più preparati, perché mi è capitato, per esempio, di non trovare in stand il listino prezzi. Quanto a Milano, ha perso appeal senza Prada: la fashion week deve recuperare forza. Se dovessi scegliere la migliore sfilata di questa stagione, citerei Emporio Armani, che mi ha trasmesso un'impressione molto positiva. Ho trovato i pantaloni di taglio fluido visti sulla passerella di questo brand semplicemente belli. Credo che fra le tendenze vincenti della Spring-Summer 2020 non potranno mancare appunto questi pantaloni e i capi che interpretano un colore ultra-classico, il nero, in modo innovativo».

Ekaterina Moiseeva
Bosco di Ciliegi
Fashion director
Mosca

«Il fatto che un nome come Prada non abbia sfilato a Milano sicuramente è una perdita, così come si sente anche la mancanza di Gucci: ma penso anche che questo sia il riflesso di un mondo che sta cambiando rapidamente, in cui tutti sono collegati attraverso Internet e i social network. A questo punto diventa meno importante il luogo fisico, la città in cui si svolge uno show. In questo momento l'uomo in Russia resta in generale abbastanza conservatore: gli piacciono la qualità, il bel prodotto e le sicurezze, ma sono sempre di più quelli che cominciano a osare qualche colore meno prevedibile del solito blu. Il 100% formale è tramontato. Per questo a Milano mi ha favorevolmente colpito la freschezza di una collezione "democratica" come Etro».


Demir Aslanoğlu
Beymen
Chief buyer-Men Merchandise Group
Istanbul

«Un'edizione piena di idee fresche. Si nota, dopo un paio di stagioni decisamente focalizzate sullo sportswear, un ritorno all'eleganza, nel ready-to-wear come nelle calzature. Nelle collezioni, per esempio, si vedono molti più mocassini invece delle sneaker, numerose giacche, camicie e cravatte. Capi ideali per un uomo di classe. C'è la voglia di tornare a una moda più elegante e raffinata, perché la gente è stanca dei logo, dello sportswear a oltranza e del vintage anni Novanta. Un trend partito già con lo scorso inverno, che ora viene confermato. Mi è piaciuta molto la sfilata di Dolce&Gabbana, con tante belle silhouette di pantaloni e giacche dal twist più classy. Anche Neil Barrett ha centrato il bersaglio, con una proposta rivolta a un pubblico più giovane, che è il focus di molti brand. Valida Zegna, che ha scelto colori invernali ma decisamente eleganti e che ha sfilato in una location fantastica».

Andrea Selvi
LuisaViaRoma
Men's buyer
Firenze

«Quello che emerge con evidenza da questa settimana della moda maschile è che gli equilibri si stanno ridefinendo tra le due città: se si continuerà di questo passo, inizieremo a parlare della fashion week di Firenze. A Pitti Uomo sono stati davvero tanti gli eventi che hanno lasciato il segno, in particolare la sfilata di Givenchy: una collezione semplicemente fantastica, con una cura dei dettagli estrema e un mix perfetto fra tailoring e casual. La location pazzesca ha fatto il resto. A Firenze funziona bene anche lo scouting: in Fortezza da Basso ho trovato alcuni nuovi brand davvero interessanti, che non conoscevo. Penso a Martin Asbjorn, per le silhouette e il mix di tessuti utilizzati, a Pier Sicilia per le forme e le stampe dei suoi costumi da bagno, oltre che per le splendide immagini di lookbook. E poi ad Arys, per l'abbigliamento tecnico bellissimo a un prezzo ragionevole, fatto in Europa. A Pitti ho visto inoltre accessori bellissimi, come le sciarpe e i bandana del marchio turco Rumisu. Per quanto riguarda i trend della prossima primavera-estate, sono pronto a scommettere sul successo delle stampe (di diverso genere) su shirt, bermuda e maglieria. Andranno forte i pantaloni cargo, con tasche non solo laterali, ma anche sulla coscia, ma il vero ritorno di stagione è il nylon, in versione trasparente e iper-leggero, spesso anche riciclato. Il logo resta un leitmotiv anche della prossima stagione, ma in maniera sempre meno evidente: sarà tono su tono o sulle zip. A Milano, nonostante l'assenza di alcune aziende si sia sentita, restano ancora tanti marchi chiave per il mercato. La mia collezione preferita è stata Dsquared2, con look molto freschi e silhouette contemporanee. Tra i nomi del formale penso che Canali stia facendo un ottimo lavoro. Quanto a Zegna, l'offerta è sempre all'altezza delle aspettative, ma lo styling della sfilata ha reso l'analisi della collezione poco immediata. Sunnei resta un progetto interessante, specie per quanto riguarda il prodotto maschile. Spero che il lavoro sulla linea donna non distolga il marchio da ciò che sa fare meglio, l'abbigliamento da uomo. Etro ha messo in evidenza, già dalla sfilata, una gran voglia di cambiamento, che sono certo potrà portare ottimi risultati. Un aspetto che mi piace di Milano è il forte legame con la musica: i marchi che hanno costruito le loro collezioni intorno al mondo musicale sono sempre più numerosi e i risultati sono ottimi. Mi vengono in mente Versace (molto bella), Marni (pezzi decisamente forti), Philipp PleinMsgm anche se stavolta non ha sfilato qui. Quello che manca a Milano, ma è così da sempre, sono i nomi internazionali. Indovinata la scelta della Cnmi di portare Youser, ma ci voleva qualche brand in più. A Parigi, nonostante la presenza delle grandi maison, c'è un'alta percentuale di brand emergenti: i new talent più interessanti, come Jason Bolden e Phipps, sfilano lì».


Takada Kiyohiko
Isetan Mitsukoshi Institute-Division of Isetan Mituskoshi Co. Ltd.
Men's & Sports Dept./Special Projects
Tokyo

«Tra i miei "like" metto le proposte in denim di Emporio Armani. Di Dolce&Gabbana ho apprezzato il fatto che i due stilisti hanno puntato sulla fantasia, più che sull'esibizione del logo. Quanto a Zegna, si evolve con Alessandro Sartori e il suo lavoro di ricerca. In parallelo, deve restare viva l'anima del brand legata al tailoring, da cui tutto è partito. Attualmente gli uomini giapponesi vanno alla ricerca di uno stile sofisticato, con contenuti handmade, insomma di un valore tangibile per quello che acquistano».

Federica Montelli
Rinascente
Head of fashion
Milano

«Di Pitti Uomo ho particolarmente apprezzato la scelta delle sfilate di questa edizione, dall'apertura con Salvatore Ferragamo in piazza della Signoria, a Givenchy sulle colline fiorentine, al bello show di Msgm, che celebrava i 10 anni del marchio, divertente e commerciale. Il tema principale del salone è stato la sostenibilità, ormai claim di tantissimi fashion brand. Un cambiamento epocale di approccio da parte dei creatori e delle aziende produttive. Anche il padiglione della Guest Nation China era ben sviluppato e per noi estremamente interessante, nell'ottica di dare maggiore presenza ai designer orientali nei nostri store. A Milano quasi tutti i designer hanno presentato delle belle collezioni, solide e con un uomo che si avvicina sempre più a un modo di vestire raffinato. Fendi in assoluto, sia per il ready-to-wear che per gli accessori, è stata la collezione più bella. Nomi come MaglianoM1992 e Danilo Paura, che abbiamo già nei nostri store, sono in continua crescita e meritano di essere tenuti d'occhio. La sorpresa della settimana è stata Dolce&Gabbana, che ha presentato una collezione rivolta a un cliente più europeo, fresca ed elegante, in un mood jungle-tropical che è uno dei trend vincenti di stagione. Il safari cittadino, con un leggero tocco rétro, ha letteralmente dominato: dal tropical-esotico di Dolce&Gabbana al rocker stile Star Wars di Etro, fino all'elegante giardiniere di Fendi. In una serie di brand perdurano le reference sportive, come tessuti e shape tecnici, colori fluo, rainbow e tye-dye. Come sarà l'uomo della Spring-Summer 2020? Molto rilassato: una camicia fluida, a maniche corte o lunghe, stampata, in seta o addirittura trasparente, da indossare sovrapposta a una canotta, con un mini-foulard al collo e pantaloni a vita alta morbidi. Sandali in cuoio ai piedi e cappello per ripararsi dal sole».

Lee Goldup
Browns
Menswear Buyer
Londra

«Questa stagione non posso che promuovere Pitti, perché c'era così tanto da vedere! In fiera l'area I Go Out è stata di gran lunga la mia preferita. Tra gli show si sono distinti PronounceSterling Ruby e Givenchy. Specie quest'ultimo brand ha realizzato uno spettacolo che ricorderemo a lungo, anche grazie alla location.  In queste sfilate ho visto molti capi che faranno impazzire i nostri clienti. Le tendenze che hanno attirato la mia attenzione sono i pantaloni cargo, le borse oversize e i tessuti in seta. In termini di colore, verde menta, giallo e marrone sono stati importanti sulle passerelle. I must have della prossima stagione? Punto sul parka di nylon di Prada, l'abito rosa di Bed J.W. Ford e i pantaloni cargo di Sunnei. Che dire di Milano? La collezione che mi è piaciuta di più è quella che non ha sfilato: Prada, che però ha fatto una bellissima presentazione. Positiva anche l'impressione sullo show di Versace: i fiori, l'auto, la sede di via Gesù, l'impatto visivo è stato formidabile. Questa settimana, sul fronte degli accessori, mi sono fatto conquistare dalle valigie di Fpm. Le valigie, dopo la collaborazione tra Rimowa e Supreme, sono tornare tornate a essere commercialmente rilevanti».

Rinaldo di Falco

Bongénie Grieder
Buyer menswear
Ginevra

«Brunello Cucinelli, Caruso, Dsquared, Lardini, Luigi Borrelli, Moncler, Stone Island, Valentino: queste, a mio avviso, sono le collezioni più innovative per la Spring-Summer 2020. Per quanto riguarda gli accessori cito Santoni (un classico, ma il numero uno assoluti in termini di sell out e innovazione), Valentino (ha riposizionato la collezione nel modo migliore), Bally (ha proposto una collezione, con il giusto mix brand/story) e Hogan (da due stagioni la più bella collezione del Gruppo della Valle). Tra gli emergenti Valstar: non è un vero emerging, ma un marchio storico che la nuova proprietà (Fratelli Fila) sta riposizionando, conferendogli una modernità contemporanea. A proposito di trend, penso che continueranno a imporsi gli articoli che mostrano standard produttivi altissimi, fino al “fatto a mano”: i clienti sono stanchi di acquistare marchi industriali di scarso contenuto qualitativo. Una tendenza che si è esaurita, invece è l’over-logo. I must have della prossima estate? Il blazer decostruito e le nuove Sneakers like di Santoni. Il nostro budget sarà in linea con la Spring-Summer 2019, “con riserva” per i colpi di fulmine».


Andrea Galbiati
Folli Follie - Fr Boutique - One-Off - TheDoubleF.com
Men's wear buyer
Milano

«Spiace ammetterlo, ma l'ultima edizione di Pitti Uomo è stata tra le meno stimolante a cui abbia preso parte. Parlo di quello che è successo in Fortezza da Basso, non degli eventi esterni, tutti assolutamente di primo livello: da Givenchy a Msgm Ferragamo. Non vorrei che gli organizzatori si concentrassero troppo sul fuorisalone e le sfilate e rinunciassero un po' a quello che hanno sempre fatto benissimo: la fiera. Oggi tutti dicono che in Fortezza ci si va per fare networking e a mio avviso questo è riduttivo: lo scouting deve sempre restare la prerogativa principale di un salone, anche perché è così che si fidelizzano i buyer. Anche questa stagione ho trovato che il contenitore più riuscito sia stato I go out, con un suo stile e una direzione creativa precisa, caratteristiche che mancano agli altri padiglioni. Anche la fashion week di Milano è stata un po' sottotono, con la città svuotata nel weekend estivo. Le note positive però ci sono state: molte le sfilate interessanti, tra cui la più riuscita forse è stata, tra location e collezione, Fendi, ma non vanno tralasciati i marchi giovani come SunneiUnited Standard e M1992, che continuano a crescere e ormai si stanno affermando commercialmente. Bene Palm Angels e Marcelo Burlon, sempre capaci di creare buzz introno ai loro show, ma ci vuole più internazionalità. Se non si chiamano un po' di brand stranieri a sfilare qui, Milano rischia di diventare una meta di passaggio tra Firenze e Milano. Tra i momenti da ricordare della fashion week l'evento di Stone Island, che non è stato un semplice opening di negozio. C'era il meglio degli addetti ai lavori internazionali, e giovani cool e creativi con tanta voglia di divertirsi. E poi la musica in tutta la galleria San Babila, le luci proiettate sul palazzo. Milano quando vuole sa non essere provinciale».

 

Yoshihiro Shibata
Hankyu Hanshin Department Stores
Men's fashion buyer
Tokyo

«A Pitti Uomo ho visto molte collezioni innovative, a partire da L.B.M. 1911, linea avantgarde di Lubiam, che ha proposto la capsule Travel Sport-Uniform: una collezione realizzata con un tessuto tecnico antigoccia, antipiega e no stiro, ideale per l'uomo che viaggia ma che non vuole rinunciare all'eleganza. Al mercato giapponese piace molto questo tipo di materiali, che guardano sia all'estetica che al comfort. Altro marchio che va in questa direzione è Lardini e, tra quelli più giovani, Traiano Milano, che ha rivisto in chiave high-tech l'abito maschile».


Beppe Angiolini 
Sugar
Titolare
Arezzo

«Personalità, personalità, personalità: questo il mantra della prossima Spring-Summer. Non c'è un vero trend: oggi la moda è libera. Un percorso iniziato già un paio di anni fa, che ora si manifesta in modo eclatante. È tempo di anarchia totale, libertà assoluta, look indipendenti, intelligenti, frutto della personalità di chi sceglie. Un processo in continuo divenire, in cui la costruzione del look di un uomo è data dalle scelte e dei gusti di ciascuno. Per me questo è il momento più bello della moda, in cui cadono i diktat, le regole e i canoni. Non è più l'azienda a decidere, ma il consumatore. Diventa fondamentale il ruolo del negoziante, che ha il compito di selezionare, mixare, mettere insieme e proporre al cliente prodotti e immagini diverse. Emblematiche le passerelle: la sfilata di Versace, per esempio, assume una valenza inedita, perché può essere interpretata secondo la nuova attitudine all'insegna della libertà e non più secondo un mood predefinito. Significativa quella di Dolce&Gabbana, che hanno proposto un trascinante cocktail di floreale, hawaiano, maculato e pois. Interessanti anche le proposte di Zegna, che è stato in grando di reiventarsi con un'immagine un po' diversa. In questo contesto, all'insegna della fluidità, emerge la tendenza verso una moda più formale e raffinata, più elegante, sofisticata. Il blazer la farà da padrone, a patto di essere ben assortito nell'outfit, per un giovane consumatore con un tocco di glamour in più».

 

Erik Danielson
Nitty Gritty
Head of buying
Stockolm

«La presentazione della collezione Margaret Howell nel suo negozio di Firenze è sempre un evento molto bello, a cui mi piace partecipare a ogni stagione. Per quanto riguarda il trend dell'anno prossimo, la camicia a maniche corte è di nuovo un punto fermo nel guardaroba estivo di ogni uomo. Tra i marchi che mi sono piaciuti di più, a Pitti Uomo segnalo Nanamica, un brand giapponese di capospalla davvero interessante. Begg & Co hanno le sciarpe più belle, mentre le cinture di Anderson e Drake's sono le migliori».

Claudio Betti
Spinnaker
Owner
Alassio-Sanremo

Se l'asse Firenze-Milano funziona il merito va soprattutto a Pitti Uomo, la fashion week di Milano ha la necessità di ritrovare slancio, specie a livello di immagine. Commercialmente, infatti, la piazza milanese resta valida. I grandi brand non hanno deluso, nessuno escluso. Ma per una volta voglio spendere parole di incoraggiamento per gli emergenti, in particolare Sunnei e Palm Angels, che poi sono quelli che noi di CBI-Camera Buyer Italia abbiamo voluto premiare. Entrambi hanno un ottimo sellout anche in boutique, in quanto sono in grado di unire una creatività fuori dal coro e un forte potenziale commerciale».

 

Gennady Nesterov
Metro Premium
Buyer
Rostov-On-Don

«A Milano ho trovato sempre convincenti Dean e Dan Caten per Dsquared2, perché hanno presentato una moda smart e fresca, ma senza strafare. La fashion week non è certo ai massimi, senza nomi come Prada e Gucci che sono i fondamenti della moda italiana. Molte idee valide a Pitti, ma ho notato che soprattutto l'ultimo giorno l'affluenza non era al massimo: secondo me è il riflesso di un mercato in cui la mentalità sta cambiando, perché la gente spende di più per viaggi e vacanze e meno per la moda. Lo stile che va di più in questo momento tra i miei clienti è quello classico, firmato Brioni, Kiton e Stefano Ricci, per intenderci. Gucci piace agli under 40, ma i prezzi alti sono un deterrente per molti».

Cesare Tadolini
L'Incontro
Owner
Modena

«Questa di Milano Moda Uomo è stata un'edizione "diradata". Però non sono mancati i momenti forti, come la sfilata di Etro - una presentazione moderna, con un grande senso della moda e il contenuto di una storia importante - oppure Armani, una certezza. Anche Fay mi ha colpito positivamente. Credo nei valori delle nostre famiglie della moda, valori che durano. Tra i giovani, che comunque ci vogliono, mi è piaciuto Danilo Paura e tra i più che emergenti Palm Angels, ormai una grande realtà. Stiamo attraversando una fase di scompiglio: va bene lo street, ma solo se contamina la moda senza diventarne il padrone, come invece è successo nelle ultime stagioni. Il made in Italy è un'altra cosa e già guardando il pubblico di addetti ai lavori alle sfilate ho notato un cambiamento: donne con i tacchi, tanto per dirne una, e non più con le sneaker. Ultimamente si è troppo pensato a un cliente giovane o giovanissimo, che guarda solo al logo, ma questa a mio parere è stata una distrazione dalla vera moda. Stiamo lottando per tornare al capo di qualità, di stile, che duri e che mi pare stia iniziando a piacere anche ai trentenni».

 

 

 




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