da nord a sud, la parola ai dettaglianti

Nei nuovi scenari i negozi di prossimità tornano ad avere valore economico

Per i multimarca italiani lo spirito con cui si apre la Holiday season è quello della rincorsa: far rimontare i bilanci dopo due lockdown in un anno sarà dura, specie per le insegne attive nelle grandi città turistiche o che vendono le griffe più blasonate, penalizzate dalla totale assenza in giro di carte di credito straniere. Lo scenario sembra invece un po' meno drammatico per le realtà abituate a fare affari con lo shopping a chilometro zero e che trattano prodotti più sartoriali, meno di tendenza. 

«La stagione è dura, ma bisogna provarci», è il motto di Marco Inzerillo, titolare della boutique Michele Inzerillo for gentleman a Palermo e presidente di Histores, la neonata associazione di cui fanno parte oltre 30 boutique multimarca (foto) con una forte connotazione territoriale, «che soprattutto - sottolinea il buyer - fanno del business to consumer la prima fonte di fatturato». 

«Nel 2020 - continua Inzerillo - gli italiani hanno riscoperto il piacere non solo di fare la spesa, ma anche lo shopping sotto casa. Così le attività nostre associate, legate a negozi che vivono la città e si rivolgono principalmente al cliente locale, hanno raggiunto un alto indice di soddisfazione da parte del consumatore». 

Non sono state quindi solo le grandi piattaforme online ad avvantaggiarsi della pandemia globale. Anche l'esercizio di vicinato è tornato ad avere un valore economico e sociale. «La gente - evidenzia Inzerillo - ha ancora voglia di entrare nelle boutique, ma forse si sente più sicura nel farlo in quelle vicine a casa, che conosce direttamente. Così il quartiere torna a essere il centro».

La rinascita dell'esercizio di vicinato non è avvenuta in maniera spontanea: le attività di successo sul mercato sono quelle che hanno saputo innovarsi, puntare su qualità e servizi (e non solo sulla forza delle griffe in vendita) e fare delle scelte, superando la crisi. Una trasformazione fatta non a parole ma con i fatti e basta passare in rassegna gli investimenti affrontati dagli associati di Histores per rendersene conto. 

«A seguito dell'emergenza Covid - racconta Marco Cassina, titolare di Peter Ci di Como, punto vendita specializzato nel sartoriale - nell'impossibilità di viaggiare per gli abituali trunk show dedicati ai capi su misura di Londra e New York, abbiamo iniziato a utilizzare i Google Glass: uno strumento utile per ricreare una situazione analoga a quella reale, in cui i clienti visionano i cataloghi e insieme selezioniamo l'outfit completo. Per rendere l’esperienza più coinvolgente aggiungiamo anche una videochiamata via Whatsapp, così da vedere e farci vedere dal cliente. Manca solo la stretta di mano finale (perché da noi gli affari si concludono così), ma torneremo a tutto questo molto presto». 

Visto che con l'esplosione della pandemia la frequenza di acquisto online è cresciuta del 79% (dati Netcomm), anche il negozio di vicinato sta diventando digitale. Per evitare che la rivincita del punto vendita sotto casa sui multimarca del lusso sia solo una vittoria momentanea, gli imprenditori hanno deciso di integrare con i rapporti umani anche l'innovazione. 

La stagione del cambiamento e della tecnologia è partita per diverse insegne associate a Histores come Guarini (Pescara), Farcoz (Courmayeur), Kilto (Brescia), Guarino (Milano, Roma e Costa Smeralda), Porrini Moda e Casa (Besozzo). Tutte attività alle prese con il lancio di un nuovo sito Internet ed e-commerce, sulla base di una formula che garantisce anche un certo contatto umano. Un aspetto che fino a poco tempo fa sembrava non dovesse rientrare tra le prerogative di un e-shop.

Tutte queste iniziative rappresentano la cartina di tornasole di una trasformazione che sta avvenendo su larga scala in tutta Italia: il cliente è alla ricerca di una connessione anche nel canale online.

«Durante il primo lockdown - racconta Didi Corbetta di Valtellini a Rovato (Bs), in Franciacorta - abbiamo dato vita al nostro e-commerce, che è stato un utilissimo supporto per le vendite, avvenute quasi esclusivamente tramite consegna a domicilio in un raggio di 30 chilometri dal nostro punto vendita. Abbiamo ideato un servizio speciale per i clienti, chiamato #valtelliniSOScompleanni, e lo abbiamo comunicato tramite i nostri social network, in modo da supportare le persone nella scelta del regalo perfetto tramite videochiamata con centimetro alla mano, biglietto di auguri personalizzato e consegne a sorpresa». 

Anche per una realtà radicata nel territorio come 
Modamica di Valbrembo, in provincia di Bergamo, il 2020 è stato un anno di cambiamenti, a partire dallo sviluppo dell'e-commerce, all'insegna di nuove modalità di interazione con le persone. «Ci siamo impegnati - racconta il titolare Orfeo Lumina - nel potenziare aspetti come le video-shopping experience e la formazione del team di vendita». 

Ci sono poi insegne, come Pizzolante di Trani, che hanno deciso di creare un e-commerce talmente avanzato, da richiedere tempi tecnici più lunghi per il lancio. «Sarà una piattaforma altamente innovativa e tecnologica - anticipa Giorgio Monterisi - con realtà virtuale aumentata, scanner biometrico e altri plus, il tutto realizzato in collaborazione con i ricercatori di Lum enterprise, una spin-off del polo universitario di Bari/Casamassima. Al momento siamo nella fase di progettazione: il sito sarà pronto nel 2021». 

Lo spostamento verso il digitale non è l'unica chiave di volta per le realtà che si rivolgono a un consumatore che, quando fa shopping, cerca prodotti sartoriali o marchi "solidi" come LardiniFabiana FilippiThe GigiPT, AspesiTagliatoreOrciani Dondup, solo per citarne alcuni nomi.

Anche il punto vendita fisico resta prioritario nelle strategie dei multimarca di vicinato: «Siamo nati analogici, non possiamo rinnegare il nostro dna e non avrebbe commercialmente senso farlo. L'e-commerce, per quanto in ascesa, sarà sempre un servizio complementare all'attività di vendita tradizionale, che resterà il core business», commenta Inzerillo. 

Così, nell'anno segnato dal lockdown, gli investimenti sul punto vendita 
brick and mortar non sono comunque mancati. Felloni dal 1946 di Ferrara, ad esempio, ha vissuto proprio quest'anno un completo rinnovamento: oltre a portare avanti il restyling dello storico punto vendita di abbigliamento, si è cimentato in una sorta di brand extension, lanciando uno nuovo concetto di negozio incentrato su complementi d'arredo, articoli per la tavola e fragranze. 

Valtellini in provincia di Brescia ha restaurato una cantina del 1800 annessa al negozio donna e deciso di dedicare lo spazio alla vendita di oggetti, libri e profumi. 

Ampliamenti anche per 
Andriani a Taranto, Michi D'Amato a Bari e Harrison a Bergamo. «Lo spirito d'iniziativa dei nostri associati - fa notare il presidente di Histores - è notevole, ma ho la sensazione che il fermento intorno alle realtà di prossimità sia generalizzato e vada oltre i confini dell'associazione». 

Il lato positivo di questa pandemia, a volerne trovare uno, sempre quindi essere quello di un apprezzamento crescente verso le piccole-medie attività multimarca e gli sforzi che hanno fatto in questi mesi per non interrompere il dialogo con il consumatore. 

«Dopo questa crisi - conclude Inzerillo - le persone potranno avere più affinità con la propria comunità e questo porterà a rivalutare le imprese legate al territorio, che rappresentano una parte importante di questa stessa comunità». 

an.bi.
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