I prezzi in Borsa scontano già il rimbalzo del prossimo anno

Lusso: Equita stima crollo degli utili 2020, ma nel 2021 si riparte

Moda e lusso hanno segno positivo nella seduta odierna in Borsa ma, se si calcolano le performance a un mese (il tempo appena trascorso di lockdown nazionale), come pure a sei mesi, tende a prevalere il segno meno.

Aeffe
, per esempio, nel primo pomeriggio sale di oltre il 3% a Piazza Affari, ma registra un -5% su base mensile e un - 6% in sei mesi. Cucinelli cresce del 2,2% e tuttavia incassa un -13% in un mese e quasi un -7% a sei mesi. Moncler oggi realizza un +1,4%, mostrando però una maggiore tenuta su base mensile (-2%) e semestrale (+1,1%).

Alla Borsa di Parigi Lvmh sta salendo dell’1%, pur avendo subito in 13 settimane un -18%, mentre Kering segna un -1,7% rispetto alla chiusura di ieri e un -20% in 13 settimane. A Londra il titolo Burberry è poco mosso (+0,35%), ma in poco più di un mese ha perso il 34% del suo valore.

Eppure, tenendo conto delle quotazioni attuali, secondo Equita il mercato sta già scontando l'ipotesi di un significativo rimbalzo degli utili del lusso nel 2021.

Gli analisti della merchant bank italiana prevedono che, a causa della pandemia, nel 2020 il lusso quotato potrebbe subire mediamente un calo dei profitti del 40% rispetto al 2019, mentre i ricavi dovrebbero scendere del 12%. Il 2021 invece è visto come un anno di ripresa e normalizzazione, pur in un contesto macro in deterioramento.

«Guardando la peggiore crisi passata, quella del 2009 – commenta Paola Carboni, analista di Equita specializzata nel settore lusso – il comparto già nel 2010 era del 5% sopra i livelli pre-crisi sul fronte ricavi. Si è arrivati persino al 12% per i luxury group quotati, che normalmente sovraperformano il settore aggregato».

«Riportando il tutto ai giorni nostri - prosegue - siamo più prudenti, data la portata eccezionale dello shock attuale in termini economici e finanziari, oltre alla scarsa visibilità sulla ripresa dei consumi in Europa e Stati Uniti e sugli impatti in termini di minore turismo. Riguardo ai player che copriamo, per il 2021 ci aspettiamo un fatturato solo dell'1% sopra il 2019 (15% sopra il 2020) e utili inferiori del 7% a quelli 2019».

Le valutazioni correnti del settore però non risultano nel complesso attraenti: il mercato sta già scontando il recupero del prossimo anno. «Il lusso – spiega Carboni - tratta a 25,8 volte il rapporto prezzo/utili stimati per il 2021 e si trova anche leggermente al di sopra dei livelli di gennaio (24-25 volte il rapporto P/E 21)».

Nel 2009 - tornando a fare un parallelo con la crisi di allora - il lusso aveva già riguadagnato il multiplo pre-crisi, in concomitanza con la crescita delle vendite del quarto trimestre, dopo quattro quarter negativi. C'è comunque spazio, nelle stime dell'analista, per un approccio selettivo agli investimenti nel lusso: Moncler (nella foto, lo store aperto in dicembre a Monaco) è preferibile tra le quotate italiane e Kering tra le europee.

«Più in generale - osserva Carboni - i marchi con maggiori chance nella seconda metà dell'anno saranno quelli con un più forte posizionamento di mercato e i più avanti sul fronte digitale, perché nel post emergenza lo shopping fisico potrebbe essere ancora frenato dai timori di contagio e dal distanziamento sociale. Lo stesso dicasi per le attività di marketing e Crm».

Avranno un vantaggio, inoltre, le realtà con minore esposizione al turismo, perché gli acquisti domestici dovrebbero riprendersi più velocemente di quelli all'estero, ipotizzando il protrarsi di limitazioni ai viaggi.

Gioverà anche una minore esposizione alla clientela europea e americana. «Pensiamo - spiega Carboni - che avrà tempi di recupero più lunghi rispetto a quella asiatica e soprattutto cinese, che vanta un'economia più forte, ha affrontato l'epidemia in modo più drastico e rapido, in più attribuisce allo shopping di lusso una priorità maggiore nei propri comportamenti di acquisto».

A proposito di margini, sono dei plus avere un'offerta di prodotti continuativi (anziché stagionali, più esposti a rischio di invenduto, con conseguente pressione sul gross margin) e mostrare una base di costi relativamente stabile, a fronte di progetti di sviluppo che implicano un trascinamento di costi dal 2019.

e.f.
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